Conto estero e Quadro RW: sanzioni e accertamento

Gli obblighi di monitoraggio fiscale degli investimenti e delle disponibilità (es. conto estero) detenuti all’estero (Quadro RW) diventano sempre più rilevanti alla luce dell’implementazione dello scambio di informazioni fiscali a livello internazionale.

Infatti, la trasparenza fiscale raggiunta nei rapporti tra i diversi Stati della comunità internazionale – fino a raggiungere l’attuale stato dello scambio automatico delle informazioni finanziarie – rende sempre più semplice per l’Agenzia delle Entrate reperire le informazioni dei contribuenti residenti in Italia che, pur detenendo un conto corrente all’estero, non lo abbiano inserito nel Quadro RW della dichiarazione fiscale ai fini del rispetto degli obblighi di monitoraggio degli investimenti detenuti all’estero.

Obblighi di dichiarazione del conto estero (Quadro RW)

Le persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici (e assimilati) fiscalmente residenti in Italia sono tenuti a compilare un prospetto della dichiarazione del redditi, il Quadro RW, nel quale devono essere indicati gli investimenti esteri e le attività estere di natura finanziaria suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia.

L’obbligo di compilare il Quadro RW scatta anche in caso di detenzione di un conto estero. L’adempimento è, però escluso, per i depositi e conti correnti bancari il cui valore massimo complessivo, raggiunto nel periodo d’imposta, non sia superiore a euro 15.000.

L’indicazione del conto estero nel Quadro RW non è rivolto solo a coloro che ne siano i possessori diretti (formali intestatari), ma anche ai soggetti che abbiano la disponibilità o che su di esso possono eseguire le relative movimentazioni, così come affermato più volte dalla Corte di Cassazione (sentenze nn. 9320 del 2003, 17051 e 17052 del 2010 e 16404 del 2015).

Quindi la compilazione del Quadro RW è obbligatoria anche per il contribuente che abbia l’effettiva disponibilità del conto estero, sebbene non direttamente ma tramite interposta persona che funga da semplice schermo formale.

Per cui, in pratica, quando il conto estero è solo formalmente intestato ad un trust, una fiduciaria o una fondazione e le somme in esso depositate sono nella piena disponibilità del contribuente residente in Italia.

La logica di obbligare alla dichiarazione del conto estero, non solo i possessori formali delle relative somme, ma anche coloro che ne possono disporre o nel cui interesse vengono gestite, è alla base dell’estensione dell’adempimento in questione al contribuente qualificabile come “titolare effettivo” del conto estero, intesi come beneficiari ultimi delle relative somme, nonostante il conto estero risulti formalmente intestato a società o soggetti diversi dalle società (es. fondazioni o trust).

Conto estero non dichiarato e scambio di informazioni tra gli Stati

Il Fisco italiano ha la possibilità di individuare un conto estero non dichiarato e di ricondurre le relative somme al suo titolare attraverso l’utilizzo degli strumenti per lo scambio di informazioni fiscali con lo Stato estero di riferimento.

Nel nuovo scenario globale gli Stati sono impegnati a incrementare il livello di trasparenza fiscale internazionale, attraverso il reciproco scambio di informazioni finalizzato alla lotta all’evasione fiscale internazionale.

Nei rapporti con gli altri Stati dell’Unione europea opera lo scambio automatico delle informazioni fiscali, previsto dalla Direttiva 2011/16/UE, che ha sostituito la Direttiva 2003/48/CE, da ultimo integrata dalla Direttiva 2014/107/UE.

Particolare attenzione desta la questione della compatibilità tra il segreto bancario, ancora presente in alcuni Paesi, e la normativa dell’Unione europea. A tal riguardo la normativa dell’Unione europea, pur non imponendo agli Stati di modificare le proprie disposizioni interne, prevede che questi non possono opporsi allo scambio di informazioni fiscali con gli altri Stati eccependo il segreto bancario interno.

Ne deriva che gli Stati esteri UE devono trasmettere al nostro Paese anche le informazioni fiscali necessarie ad identificare i contribuenti italiani che detengono conti esteri non dichiarati al Fisco italiano, che potranno essere utilizzate da quest’ultimo, nei confronti dei propri contribuenti, per accertare le eventuali imposte evase e comminare le sanzioni per violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale dei capitali detenuti all’estero.

Lo scambio automatico di informazioni non è limitato all’Unione europea, ma opera anche tra l’Italia e gli Stati Uniti, per effetto dell’accordo FACTA (Foreign Account Tax Compliance Act), in base al quale l’Italia riceve dagli Stati Uniti, e viceversa, le informazioni di rilevanza fiscale riguardanti le movimentazioni eseguite dai propri contribuenti negli Stati Uniti, tra le quali rientrano quelle relative ai conti esteri non dichiarati al Fisco italiano.

Nei rapporti con gli altri Stati l’Italia scambia le informazioni fiscali sulla base di accordi bilaterali che, negli ultimi anni, hanno interessato anche Paesi precedentemente riluttanti alla collaborazione, caratterizzati dal segreto bancario e, per questo, considerati come paradisi fiscali, come Svizzera, Principato di Monaco, San Marino e Liechtenstein.

Infine, il sistema di scambio di informazioni ha assunto portata globale per effetto dell’entrata in vigore della Convenzione multilaterale MCAA (Common Reporting Standard Multilateral Competent Authority Agreement on Automatic Exchange of Financial Account Information) elaborata dall’OCSE, secondo la quale già a partire dall’anno 2017 gli Stati firmatari si scambiano automaticamente le informazioni necessarie per contrastare l’evasione e l’elusione fiscale internazionale.

Il compiuto sviluppo di quest’ultimo strumento di scambio internazionale di informazioni darà piena attuazione al processo di trasparenza fiscale internazionale e, pertanto, presto si dovrà dire addio ai paradisi fiscali, con l’effetto che il Fisco italiano avrà piena contezza delle movimentazioni fiscali estere che interessano i propri contribuenti, compresa la titolarità di un conto estero non dichiarato al Fisco italiano.

Le sanzioni per il conto estero non dichiarato nel Quadro RW

Anche nei casi di esonero dalla presentazione della dichiarazione fiscale, la mancata o l’infedele segnalazione del conto estero nel Quadro RW è punita con la sanzione dal 3% al 15% dell’ammontare non dichiarato.

Qualora il conto estero non dichiarato sia detenuto in un Paese black list, la sanzione è raddoppiata, variando dal 6% al 30%.

Inoltre, in quest’ultimo caso, ai fini fiscali, opera anche la presunzione, salvo prova contraria, che le somme detenute nel conto estero non dichiarato nel Quadro RW siano state costituite con redditi non assoggettati a tassazione in Italia, quindi, oltre alle predette sanzioni, il Fisco può recuperare anche le imposte che si presumono evase (art. 12 del D.L. 78/2009).

Valutazione dei rischi

Proprio in ragione delle pesanti sanzioni previste per la mancata indicazione del conto estero nel Quadro RW, il contribuente che detenga un conto estero non dichiarato è tenuto a i poteri d’indagine di cui il Fisco italiano dispone per “rintracciarne” le relative somme.

Per cui, devono essere adeguatamente ponderate le conseguenze di un eventuale accertamento delle violazioni da parte del Fisco sia in termini sanzionatori sia, in caso di conto estero acceso in un Paese black list, in termini di recupero delle imposte presuntivamente evase e valutare l’opportunità di regolarizzare la propria posizione fiscale.

Per richiedere ulteriori informazioni o una consulenza fiscale internazionale in materia di conto estero non dichiarato scrivici all’indirizzo info@itaxa.it oppure compila il Modulo di contatto.

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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.