Accertamento su transfer pricing: illegittimo il cambio indice

Con una recente sentenza la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia annulla un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate in materia di transfer pricing, ritenendo illegittima la rettifica con una metodologia diversa da quella adoperata in sede di redazione del processo verbale di constatazione.

1. L’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate in tema di transfer pricing

La questione che ha dato vita al contenzioso in commento riguarda l’avviso di accertamento notificato dall’Agenzia delle Entrate ad una società italiana, produttrice e distributrice di prodotti da bricolage, in materia di rettifica dei prezzi di trasferimento da quest’ultima praticati per le vendite infragruppo.

Più in particolare, l’Agenzia delle Entrate contestava alla società italiana, per l’anno d’imposta 2010, di aver applicato nelle transazioni con società facenti parte del medesimo gruppo, residenti in Paesi UE ed Extra-UE, prezzi inferiori rispetto a quelli normalmente praticati nei riguardi di clienti terzi e indipendenti.

La posizione della società accertata risultava ulteriormente aggravata dal fatto di non aver predisposto la documentazione prevista dalla normativa in materia di prezzi di trasferimento per l’anno 2010.

L’Ufficio riteneva, pertanto, di rideterminare i prezzi praticati alla società nelle transazioni infragruppo secondo il c.d. valore normale (“arm’s length price”).

In tal senso, quindi, l’Agenzia delle Entrate, rilevato che nel caso di specie sussistesse una certa commistione tra le attività di produzione e di distribuzione dei prodotti da parte della società contribuente, riteneva di non poter applicare i metodi tradizionali di transfer pricing.

L’Ufficio considerava adeguato al caso di specie un metodo basato sul confronto del profitto della transazione e, più in particolare, il c.d. TNMM (Transactional Net Margin Method), basato sulla comparazione dei margini di utile netto, ma nell’avviso di accertamento considerava un indice (ROA) differente rispetto a quello (ROS) applicato in sede di redazione del processo verbale di constatazione.

Nello specifico, con l’avviso di accertamento, considerato che l’indice ROA (Return on assets) dell’azienda per l’anno di riferimento si assestava al 3,18%, a fronte di un indice medio delle società operanti nel medesimo settore e alle stesse condizioni del 5,45%, l’Amministrazione finanziaria recuperava a tassazione la differenza tra l’utile operativo delle società comparabili e quello dichiarato dalla società contribuente.

2. L’impugnazione dell’avviso di accertamento da parte della società

Contro l’avviso di accertamento notificato dall’Agenzia delle Entrate proponeva ricorso la società contribuente davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Milano, chiedendo di dichiararne la nullità in considerazione dei numerosi vizi che lo riguardavano.

In sostanza il contribuente lamentava che l’avviso di accertamento fosse da considerarsi illegittimo sul rilievo che:

  • in sede di accertamento l’Ufficio avesse preso in considerazione un indicatore di redditività (ROA) differente da quello menzionato nel precedente processo verbale di constatazione (ROS ovvero il risultato operativo medio per unità di ricavo), senza darne notizia alla società e, quindi, senza permetterle di prendere posizione sulla relativa adeguatezza;
  • il campione di n. 25 prodotti ritenuti caratteristici dell’attività della società, in realtà, corrispondessero solo ad una piccola parte delle vendite di quest’ultima che, quindi, non potessero essere considerati rappresentativi del transfer pricing praticato dalla stessa;
  • la differenza di prezzi praticati dalla società, da un lato, nei riguardi delle imprese del gruppo e, dall’altro, nei riguardi delle società terze, trovavano giustificazione nel diverso grado di commercializzazione delle transazioni prese in considerazione;
  • le imprese campione considerate per la determinazione del valore normale delle transazioni in questione avessero un volume d’affari (massimo euro 10 milioni) nettamente inferiore a quello della società contribuente (pari a circa euro 30 milioni), il che avrebbe chiaramente giustificato i prezzi inferiori che quest’ultima potesse praticare a differenza delle imprese più piccole;
  • infine, la redditività della società oggetto di accertamento avesse subito un grave calo a seguito del deterioramento delle condizioni contrattuali infragruppo derivanti da nuove strategie d’investimento del gruppo di appartenenza.

La Commissione Tributaria Provinciale di Milano accoglieva il ricorso della società con sentenza che veniva appellata da parte dell’Agenzia delle Entrate davanti alla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, dinanzi al quale la società contribuente si costituiva per difendere la propria posizione.

3. La CTR: l’avviso di accertamento è illegittimo

Pronunciandosi sulla questione, la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, con la sentenza del 7 giugno 2018, n. 2629, ha rigettato l’appello presentato dall’Agenzia delle Entrate, accogliendo nel contempo integralmente le difese svolte dalla società contribuente.

Nello specifico la Commissione Tributaria Regionale ha argomentato che:

  • nel modificare l’indice per l’applicazione del metodo di transfer pricing l’Agenzia delle Entrate è venuta meno all’obbligo di lealtà, violando il principio del contraddittorio anticipato con il contribuente, occasione che sarebbe stata utile per consentire alla società di produrre la documentazione necessaria a prendere posizione sulle nuove contestazioni;
  • il metodo di trasfer pricing prescelto dall’Agenzia delle Entrate è stato applicato in maniera del tutto inattendibile, in quanto l’Ufficio ha preso in considerazione un campione di transazioni operate dalla società troppo ridotto per rappresentarne la realtà economica e ha ritenuto comparabili alla contribuente delle società con un livello di fatturato troppo differente;
  • non poteva non tenersi conto della eccezionale flessione della redditività della società contribuente nell’anno oggetto di accertamento, anomalia che l’aveva distinta rispetto alle imprese del medesimo settore.

Su queste basi, quindi, la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, confermando la statuizione di primo grado, ha ritenuto illegittimo l’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate.

Al rigetto dell’appello erariale è seguita la condanna dell’Agenzia delle Entrate al pagamento, nei confronti della società, delle spese di giudizio di euro 10.000,00.

La pronuncia assume un valore particolare, soprattutto per l’importanza che la Commissione Tributaria Regionale attribuisce al confronto tra l’Agenzia delle Entrate e il contribuente in materia di trasfer pricing.

Il contraddittorio, infatti, in questi casi costituisce una fondamentale occasione per l’Amministrazione finanziaria di acquisire precise informazioni sulla realtà aziendale oggetto di verifica direttamente dal contribuente, al fine di svolgere un’analisi di transfer pricing quanto più fedele alle reali condizioni di mercato in cui opera la società e non giungere a conclusioni completamente decontestualizzate dagli indicatori economici di riferimento.

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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), Partner dello Studio ITAXA specializzato in Consulenza Fiscale Internazionale, da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.