Agevolazione docenti e ricercatori: rimpatrio con imponibile al 10% o esenzione fiscale

Il Decreto Crescita 2019 amplia l’agevolazione fiscale prevista per il rientro di docenti e ricercatori in Italia dopo che questi abbiano lavorato all’estero.

Le agevolazioni fiscali si aggiungono a delle ipotesi di esenzione fiscale previste da alcune Convenzioni contro le doppie imposizioni stipulate dall’Italia con alcuni Paesi esteri per docenti e ricercatori che vengono in Italia per svolgere la propria attività di insegnamento o ricerca.

1. Agevolazione docenti e ricercatori: requisiti

L’art. 5 del Decreto Crescita 2019, relativo al “rientro dei cervelli”, ha previsto un ampliamento delle agevolazioni per il rientro dei docenti e dei ricercatori in Italia, di cui all’art. 44 del D.L. n. 78/2010.

In particolare, viene stabilito che possono accedere all’agevolazione fiscale i contribuenti che:

  • sono in possesso di un titolo di studio universitario o equiparato;
  • siano stati non occasionalmente residenti all’estero;
  • abbiano svolto documentata attività di ricerca o docenza all’estero presso centri di ricerca pubblici o privati o università per almeno 2 anni continuativi;
  • svolgano l’attività di docenza e ricerca in Italia;
  • acquisiscano conseguentemente la residenza fiscale nel territorio dello Stato italiano.

L’agevolazione fiscale per i docenti e i ricercatori rientrati in Italia riguarda i redditi di lavoro dipendente o autonomo da questi prodotti in Italia al loro rientro.

Inoltre, per quanto riguarda l’attività di lavoro autonomo, gli emolumenti percepiti non concorrono alla formazione del valore della produzione netta ai fini IRAP.

2. Agevolazione docenti e ricercatori: durata del beneficio e riduzione delle imposte al 10%

Il beneficio fiscale per docenti e ricercatori è da considerarsi il più conveniente, dal momento che comporta un abbattimento della tassazione ben del 90%, cosicché le imposte rimangono dovute solo sulla residua parte del 10% dei redditi percepiti.

La durata ordinaria dell’agevolazione per i docenti e i ricercatori rimpatriati è di 6 anni, a condizione che il contribuente rimanga residente in Italia.

Invece, l’agevolazione sale a 8 anni nel caso in cui i cui i docenti o ricercatori abbiano un figlio minorenne o a carico, anche in affido preadottivo.

Sempre a 8 anni viene estesa l’agevolazione per i docenti e i ricercatori per il caso in cui questi diventino proprietari di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al trasferimento in Italia della residenza (ai sensi dell’articolo 2 del D.P.R. n. 917/1986) o nei dodici mesi precedenti al trasferimento, a patto che rimanga residente in Italia. L’unità immobiliare può essere acquistata direttamente dal docente e ricercatore oppure dal coniuge, dal convivente o dai figli, anche in comproprietà.

Ancora, l’agevolazione sale a ben 13 anni per i docenti e ricercatori che abbiano almeno due figli minorenni o a carico, anche in affido preadottivo, successivamente al trasferimento della residenza in Italia (ai sensi dell’articolo 2 del D.P.R. n. 917/1986), a condizione permanga la residenza fiscale in Italia.

3. Agevolazione docenti e ricercatori: iscrizione AIRE non necessaria

Lo stesso Decreto Crescita ha stabilito, contrariamente a quanto previsto dalla precedente normativa, che l’iscrizione all’AIRE non sia più condizione necessaria per accedere all’agevolazione per i docenti e i ricercatori, essendo sufficiente a tal proposito che il precedente trasferimento all’estero della residenza fiscale sia avvenuto in base alla Convenzione contro le doppie imposizioni stipulata dall’Italia con il Paese estero di riferimento.

Bisogna notare come tale modifica ha effetto retroattivo, coprendo anche i docenti e i ricercatori che già avevano usufruito dell’agevolazione fiscale, sebbene mai iscritti all’AIRE, inclusi i casi in cui coloro che hanno ricevuto un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate per il recupero dell’agevolazione fiscale precedentemente ritenuta indebita.

Anche in questo caso l’agevolazione rimane applicabile sempre a condizione che i lavoratori abbiano avuto la residenza fiscale all’estero per il passato in applicazione della Convenzione contro le doppie imposizioni stipulata dall’Italia con il Paese estero in questione.

Solo nell’ipotesi in cui il contribuente, sebbene avente diritto all’agevolazione sulla base di tale regola retroattiva, abbia già provveduto al pagamento delle imposte per intero, non avrà diritto al relativo rimborso.

A tal proposito  non si può fare a meno di notare che, se il requisito formale dell’iscrizione all’AIRE, previsto in precedenza, era facilmente dimostrabile attraverso il relativo certificato, la riconducibilità all’estero della residenza fiscale ai sensi della normativa convenzionale andrà dimostrata prendendo in considerazione elementi di natura sostanziale, quali, in primo luogo, il luogo dell’abitazione permanente del contribuente e il relativo centro degli interessi personali ed economici.

Tale valutazione deve essere svolta in maniera molto accurata, tenendo in considerazione tutti i legami dell’interessato sia con l’Italia sia con il Paese estero, onde evitare che, a seguito di un controllo dell’Agenzia delle Entrate, questi non sia in grado di fornire la prova della regolarità della fruizione delle agevolazioni per i docenti e i ricercatori.

4. Agevolazione docenti e ricercatori: la posizione dell’Agenzia delle Entrate

Intervenendo a chiarire i requisiti relativi all’applicazione degli incentivi fiscali per docenti e ricercatori, con la Risposta ad Interpello n.  307 del 3 settembre 2020 l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto che, come già da essa stabilito con la Circolare n. 17/E del 23 maggio 2017, circa i requisiti soggettivi (ai sensi dall’art. 44 del D.L. n. 78 del 2010), i docenti e ricercatori possono beneficiare dellatassazione agevolata, al verificarsi delle seguenti condizioni:

  1. essere in possesso di un titolo di studio universitario o equiparato;
  2. essere stati non occasionalmente residenti all’estero;
  3. aver svolto all’estero documentata attività di ricerca o docenza per almeno due anni continuativi, presso centri di ricerca pubblici o privati o università;
  4. svolgere l’attività di docenza e ricerca in Italia;
  5. acquisire la residenza fiscale nel territorio dello Stato.

Viene, quindi, sottolineata la logica della norma, data dall’esigenza di porre rimedio al c.d. fenomeno della”fuga dei cervelli” e di favorire lo sviluppo tecnologico e scientifico del Paese.

Condizione necessaria per l’applicazione dell’agevolazione in commento, tra le altre, è che il ricercatore acquisisca e mantenga la residenza in Italia.

Con riferimento, invece, al requisito della residenza fiscale nel territorio dello Stato, lanorma precisa che la stessa si applica ai soggetti che trasferiscono la residenza inItalia, ai sensi dell’articolo 2 del TUIR, il quale considera residenti in Italia le personefisiche che, per la maggior parte del periodo d’imposta (183 giorni o 184 giorni in casodi anno bisestile), sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato la residenza o il domicilio ai sensi del codice civile.

Le condizioni appena indicate sono tra loro alternative; pertanto, la sussistenza anche di una sola di esse è sufficiente a far ritenere che un soggetto sia qualificato, aifini fiscali, residente in Italia.

La disposizione non si rivolge soltanto ai cittadini italiani che intendono rientrarein Italia, ma interessa in linea generale tutti i ricercatori residenti all’estero, chetrasferendosi nel territorio nazionale possono favorire lo sviluppo della ricerca in Italiain virtù delle loro particolari conoscenze scientifiche.

Sempre nella citata Circolare n. 17/E del 2017, è stato chiarito che per integrare il requisito della attività all’estero, la norma richiede che essa sia stata svolta presso una università o un centro di ricerca, pubblico o privato, per quanto riguarda l’attività da svolgere in Italia non dispone nulla in merito ai requisiti dei datori di lavoro e dei committenti dei docenti e ricercatori.

Si deve, pertanto, ritenere che non assuma rilievo la natura del datore di lavoro o del soggetto committente, che, per l’attività di ricerca, può essere una università, pubblica o privata, o un centro di ricerca pubblico o privato o una impresa o un ente che, in ragione della peculiarità del settore economico in cui opera, disponga di strutture organizzative finalizzate alla ricerca.

Con riferimento al caso esaminato con la propria risposta ad Interpello, l’Amministrazione finanziaria ha ritenuto che, nel presupposto che l’Istante abbia trasferito la residenza in Italia nel periodo d’imposta 2020 per svolgere l’attività di ricercatore presso un’università italiana, si ritiene che lo stesso, laddove risultino soddisfatti gli altri requisiti sopra elencati, possa beneficiare dell’agevolazione fiscale di cui all’articolo 44 del d.l. n. 78 del 2010 – come modificato dall’articolo 5 del D.L. n.34 del 2019, convertito dalla legge 28 giugno 2019, n. 58, e successive modificazioni eintegrazioni – per i redditi prodotti in Italia a decorrere dall’anno d’imposta 2020 e per i cinque periodi d’imposta successivi, sempre che permanga la residenza fiscale in Italia.

5. Esenzione fiscale convenzionale per docenti e ricercatori che rientrano in Italia

Oltre agli incentivi fiscali per il rientro dei docenti e ricercatori in Italia sopra descritti, un altro strumento di ottimizzazione fiscale a beneficio di questi soggetti è il ricorso a determinate disposizioni contenute in alcune Convenzioni contro le doppie imposizioni tra l’Italia e numerosi Stati esteri (ad esempio, Paesi Bassi e Regno Unito), le quali prevedono un regime di esenzione fiscale per la durata (per la maggior parte) di 2 anni dal momento del trasferimento in Italia del docente o ricercatore che qui svolga la propria attività di insegnamento o ricerca.

Ed, infatti, se prendiamo, ad esempio, la Convenzione contro le doppie imposizioni tra l’Italia e i Paesi Bassi, all’art. 20 (Rubricato “Professori e Ricercatori”) questa dispone che:
1. Le remunerazioni che un professore, un altro membro del corpo insegnante o un ricercatore che
è, o che era immediatamente prima di recarsi in uno degli Stati, un residente dell’altro Stato e che
soggiorna nel primo Stato al solo fine di insegnarvi o di svolgervi ricerche, riceve in corrispettivo di
queste attività non sono imponibili in questo Stato per un periodo non superiore a due anni.
2. Le disposizioni del paragrafo 1 non si applicano alle remunerazioni ricevute in corrispettivo di
lavori di ricerca intrapresi non nell’interesse pubblico ma principalmente in vista della realizzazione
di un particolare vantaggio a favore di una o più persone determinate”.

La citata norma convenzionale, sebbene non rispecchi un’analoga previsione contenuta nel Modello OCSE, è diretta ad agevolare e incentivare l’interscambio culturale, scientifico e professionale a livello internazionale.

In sostanza, le Convenzioni contro le doppie imposizioni stipulate dall’Italia (con Paesi esteri) contenenti la medesima disposizione sopra riportata stabiliscono che le remunerazioni provenienti da uno Stato contraente e corrisposte a professori, membri del corpo insegnante e ricercatori che soggiornino in tale Stato a soli fini di insegnamento o ricerca, siano riconosciute di esclusiva pertinenza impositiva dello Stato contraente di residenza (Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 472/2020).

Il Paese della fonte, quindi, rinuncia al suo potere di tassazione, seppure con un limite temporale che il Trattato stabilisce in 2 anni.

6. Conclusioni.

Se quelle esposte sono in generale le misure di incentivo fiscale previste a livello sia di legislazione domestica italiana (agevolazione fiscale) a sia di normativa convenzionale (esenzione fiscale)  a favore di docenti e ricercatori che si trasfericono in Italia per svolgere la propria attività, la loro applicazione deve essere sempre preceduta da un’attenta valutazione sul riscontro dei requisiti di legge per il singolo caso in esame.

Tale analisi asssume una importanza fondamentale, onde evitare che, a distanza di anni, in un ipotetico controllo fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate, tali incentivi fiscali vengano negati per irregolarità, magari meramente formali, con il conseguente recupero a tassazione dei redditi precedentemente ritenuti non imponibili da parte del contribuente.

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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), Partner dello Studio ITAXA specializzato in Consulenza Fiscale Internazionale, da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.