Avviso di accertamento illegittimo per mancata allegazione dei documenti

L’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate è da ritenersi illegittimo qualora non vengano allegati i documenti necessari affinché il contribuente prenda conoscenza dei presupposti di diritto e di fatto che stanno alla base del recupero delle maggiori imposte dovute.

Questa è la conclusione a cui è giunta la Corte di Cassazione con una recente sentenza con la quale è intervenuta ad accogliere il ricorso del contribuente dichiarando nel contempo la nullità dell’avviso di accertamento impugnato.

1. Il caso: l’avviso di accertamento senza allegati

La questione approdata in Corte di Cassazione riguarda il caso di una società destinataria di un avviso di accertamento relativo al recupero delle maggiori imposte dovute sulla vendita di un complesso immobiliare acquistato alcuni anni prima.

La società impugnava l’avviso di accertamento davanti alla Commissione Tributaria Provinciale chiedendone l’annullamento con ricorso che veniva accolto in primo grado.

Proponeva appello l’Agenzia delle Entrate davanti alla Commissione Tributaria Regionale la quale, alla luce della nuova documentazione allegata in giudizio dall’Ufficio e non allegata all’avviso di accertamento al momento della sua notifica, stabiliva che l’atto impositivo doveva ritenersi fondato e, quindi, accoglieva l’impugnazione della sentenza di primo grado.

Vistasi perdente nel secondo grado di giudizio la società contribuente ricorreva in cassazione per far valere la nullità della sentenza del giudice d’appello.

2. La Cassazione: l’accertamento è nullo senza gli allegati

Con ricorso per cassazione la società chiedeva l’annullamento della sentenza di secondo grado sul rilievo che il giudice d’appello avesse ritenuto fondato l’impugnato avviso di accertamento sulla base di alcune nuove prove che erano state prodotte per la prima volta in giudizio dall’Ufficio.

In particolare, la società lamentava che l’Amministrazione finanziaria non potesse esibire per la prima volta in appello le prove poste a fondamento dell’avviso di accertamento, perché avrebbe dovuto provvedervi al momento della notifica dell’atto impositivo, allegandole allo stesso avviso di accertamento sin dall’origine.

Per tutta riposta, l’Agenzia delle Entrate sosteneva che le difese della società non avevano alcun pregio, dal momento che l’allegazione della nuova documentazione in appello era specificamente consentita dall’art. 58, comma 2, del D.P.R. n. 546/1992.

Aggiungeva l’Ufficio che, trovandosi in un procedimento tributario e non civile, non poteva trovare applicazione l’art. 345, comma 3, c.p.c., vigente nel processo civile, secondo cui nel giudizio di appello non sono ammessi nuovi mezzi di prova e non possono essere prodotti nuovi documenti, salvo che la parte dimostri di non aver potuto proporli o produrli nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile.

Tuttavia, l’eccezione dell’Agenzia delle Entrate non ha convinto la Corte di Cassazione la quale ha invece sostenuto che la possibilità per l’Ufficio di produrre della documentazione in appello, prevista nell’ambito del processo tributario, non può essere utilizzata come giustificazione per sopperire alla mancata allegazione della documentazione all’avviso di accertamento al momento della sua emissione.

La Suprema Corte con sentenza 2 aprile 2020, n. 7649, ha stabilito che qualora la motivazione dell’avviso di accertamento, contenente i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che lo giustifichino, faccia riferimento ad un atto non conosciuto dal contribuente, detto atto deve essere allegato al provvedimento impositivo al momento della sua notifica.

Da ciò deriva che il vizio della mancata allegazione all’avviso di accertamento della documentazione in esso richiamata ad integrazione della sua motivazione non può essere rimediato durante il giudizio né tanto meno nella fase d’appello del giudizio.

In altri termini, la Corte di Cassazione ha ritenuta illegittima una pratica difensiva molto utilizzata dall’Agenzia delle Entrate, vale a dire quella di non fornire al contribuente la prova della relativa evasione fiscale al momento dell’emissione dell’avviso di accertamento, per poi esibirla in giudizio, costringendo quindi il contribuente ad avviare un processo per conoscere fino in fondo i presupposti di fatto posti a base degli addebiti contestati.

Sebbene l’eccezione della mancata allegazione della documentazione posta alla base dell’avviso di accertamento costituisce una buona strategia per l’impugnazione di un atto impositivo, il contribuente non dovrebbe sottovalutare l’attenta analisi del contenuto dell’atto impositivo.

Infatti, detta verifica è fondamentale per identificare la rilevanza e l’importanza della documentazione non allegata rispetto al provvedimento, per stabilire se l’Agenzia delle Entrate possa o meno allegare per la prima volta in giudizio la documentazione e, quindi, per comprendere le reali possibilità di accoglimento del ricorso in Commissione Tributaria.

3. La difesa tributaria di uno Studio Legale Tributario

Nonostante la predetta vicenda abbia avuto esito favorevole per il contribuente, bisogna sempre verificare con attenzione se alla medesima conclusione è possibile giungere per ipotesi simili ma non identiche.

Alla luce del fatto che il contenzioso tributario diventa sempre più “aleatorio” e le conseguenze della soccombenza particolarmente gravose per il contribuente, bisogna rivalutare il dialogo e il confronto con il Fisco e, in primo luogo, con l’Agenzia delle Entrate.

Soprattutto nelle questioni di fiscalità internazionali, particolarmente complesse e ricche di apprezzamenti valutativi, stabilire un rapporto dialettico con l’Agenzia delle Entrate – specialmente in sede di contraddittorio preventivo rispetto all’azione di accertamento – può evitare il protrarsi delle contestazioni in sede contenziosa, dove le Commissioni Tributarie potrebbero non avere la stessa “sensibilità” di un brillante funzionario del Fisco su materie come “transfer pricing”Controlled Foreign Companies”, “stabile organizzazione  e “crediti per imposte estere”.

Ebbene, in questi casi è meglio lasciare il contenzioso tributario come “ultima spiaggia”, ammesso che ve ne siano i presuppostipena la “scure” della condanna al pagamento delle spese di giudizio.

In queste scelte costituisce un passaggio fondamentale quello di rivolgersi ad uno Studio Legale Tributario, al fine di valutare con la massima cura:

  • la strategia più adatta per difendersi dall’avviso di accertamento;
  • la presenza di vizi che possano giustificare la presentazione di un ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale;
  • le possibilità che il ricorso possa essere accolto in Commissione Tributaria Provinciale.

Trattasi, quindi, di una valutazione estremamente tecnica e meticolosa, che non può essere svolta dallo stesso contribuente che non abbia adeguata competenza ed esperienza nel contenzioso tributario.

In assenza delle predette valutazioni, da operarsi con l’assistenza di uno Studio Legale Tributario, il contribuente potrebbe correre il concreto pericolo:

  • o di sottovalutare degli strumenti per la definizione in “transazione” dell’avviso di accertamento e di avviare un contenzioso perso in partenza che lo vedrà costretto a pagare, oltre alle imposte e alle sanzioni dovute, anche le spese di giudizio in favore dell’Agenzia delle Entrate (magari anche per diversi gradi di giudizio);
  • oppure, di pagare le somme richieste con l’avviso di accertamento, nonostante questo sia affetto da un grave vizio che, se denunciato con ricorso, avrebbe indotto la Commissione Tributaria Provinciale ad annullare l’intero atto impositivo, con nessuna imposta e sanzione dovuta dal contribuente.

Lo Studio ITAXA ha maturato una lunga esperienza in materia di contenzioso tributario, assistendo persone fisiche e società nelle valutazioni degli strumenti più adatti al preciso caso concreto per la migliore difesa degli interessi del contribuente, le quali vengono svolte in 3 fasi:

  • analisi preliminare circa la sussistenza di vizi dell’avviso di accertamento e dello strumento più adeguato per farli valere;
  • valutazioni circa l’opportunità di avviare un contenzioso tributario;
  • eventuale assistenza del contribuente nella presentazione del ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale.

Per richiedere la difesa tributaria o una consulenza fiscale internazionale scrivici all’indirizzo info@itaxa.it oppure compila il Modulo di contatto.

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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), Partner dello Studio ITAXA specializzato in Consulenza Fiscale Internazionale, da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.