Calcio: esenzione fiscale sui contratti di compartecipazione

I giudici della Commissione Tributaria regionale della Liguria, con la sentenza in commento hanno affermato il principio della esenzione fiscale, ai fini IRAP, sui diritti di compartecipazione delle società calcistiche sui proventi connessi alle performance dei calciatori professionisti.

1. Il caso: contratti di compartecipazione

La vicenda in questione riguardava un avviso di accertamento IRAP relativo all’esercizio compreso tra il 1° luglio 2006 e il 30 giugno 2007 con cui l’Agenzia delle Entrate contestava alla società contribuente l’omessa dichiarazione di plusvalenze, derivante dall’esecuzione degli accordi di compartecipazione del diritto alle prestazioni sportive dei calciatori.

In primo grado, la CTP di Genova aveva parzialmente accolto il ricorso proposto dal legale rappresentante della società, annullando l’avviso di accertamento limitatamente alle sanzioni inflitte.

Cosicché, con due atti separati proponevano appello dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale per la Liguria l’Amministrazione tributaria, da una parte, e la società di calcio, dall’altra.

La prima chiedeva la riforma della sentenza di primo grado in ordine all’annullamento dell’avviso di accertamento, la seconda denunciava la nullità/illegittimità della medesima sentenza per palese violazione delle disposizioni contenute, rispettivamente negli artt. 2 della l. 4/1929, e 10 della L. 212/2000, nonché per carenza e illogicità della motivazione laddove i giudici della CTP avevano omesso di dichiarare l’illegittimità dell’atto impositivo in quanto adottato in violazione dei principi di collaborazione e buona fede tra amministrazione e contribuente, oltre che del principio contenuto nell’art. 12 comma 7 della citata legge che sancisce che “Dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, il contribuente può comunicare entro sessanta giorni osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori. L’avviso di accertamento non può essere emanato prima della scadenza del predetto termine, salvo casi di particolare e motivata urgenza”.

Ebbene, nel caso in esame, le riprese non erano ancora state contestate con processo verbale o altro analogo verbale di chiusura del procedimento accertativo.

Le questioni fondamentali che emergono dalla vicenda in esame sono due:

  •  Stabilire la natura (“finanziaria” o meno) dei diritti di partecipazione che le società sportive si riservano sui proventi derivanti dalla performance dei calciatori;
  • L’imponibilità ai fini IRAP delle plusvalenze collegate alla performace sportiva del calciatore ceduto ad altro team.

La pronuncia in commento si inserisce nell’ambito di una disputa relativa alla divergente regolamentazione agli effetti fiscali, relativa per un verso all’acquisizione, da parte della società di calcio, del diritto alle prestazioni sportive dei calciatori e, per altro verso, al diritto alla compartecipazione sui proventi connessi alle performance di questi ultimi.

Ebbene, soltanto il primo momento, ossia l’acquisto del diritto alle prestazioni sportive, incidendo per l’intero periodo di svolgimento dell’attività sportiva produce conseguentemente l’obbligo di iscrizione di una posta a carattere pluriennale e pertanto può essere assoggettata a tassazione ai fini IRAP; diverso è, invece, l’accordo stipulato ai sensi dell’art. 102 NOIF ossia il diritto di compartecipazione ai proventi delle performance, che rappresenta un’attività finanziaria e dunque, deve essere esclusa da imposizione IRAP.

Non era d’accordo l’Agenzia delle Entrate, secondo cui al momento della cessione, da parte di una società sportiva, dei calciatori e del successivo accordo per la negoziazione dei diritti di partecipazione, emergerebbero valori fiscalmente rilevanti ai fini della determinazione della base imponibile IRAP, posto che tali operazioni rientrano nel normale svolgimento dell’attività d’impresa di tali società.

Inoltre sempre secondo l’Amministrazione finanziaria, l’accordo di compartecipazione non rientrerebbe tra i contratti cosiddetti aleatori, dal momento che il rischio ad esso connesso rientra nella normale alea contrattuale. Detto in altri termini, si tratta di un rischio comune oltre che prevedibile, tipico di ogni affare concluso da qualsiasi soggetto di normale diligenza.

2. La questione dell’imponibilità ai fini IRAP

Il riferimento normativo è l’art. 102 delle Norme Organizzative interne alla FIGC (NOIF) ove si legge espressamente che “Tra le società associate alle Leghe Professionistiche è ammessa, in pendenza di rapporto, la cessione del contratto stipulato con calciatore professionista a condizione che questi vi consenta per iscritto” e che “Negli accordi di cessione definitiva di contratto possono essere inserite clausole che prevedano un “premio di rendimento” a favore della società cedente, determinato con criteri specificatamente definiti, da erogare, salve diverse disposizioni annualmente emanate dal Consiglio federale, attraverso la Lega competente nella stagione successiva a quella in cui si verificano le condizioni previste”.

Come sciogliere, dunque, il nodo della questione?

Secondo i giudici tributari liguri non ci sono dubbi per affermare che i diritti di partecipazione di una società calcistica sui proventi derivanti dalle performance sportive del calciatore ceduto ad altro team, hanno natura finanziaria perché sono il frutto di una mera “scommessa” e pertanto, non sono suscettibili di essere tassati ai fini IRAP.

A tal proposito, si segnala anche la raccomandazione n. 3 emanata dalla Federazione Calcio, relativa al citato diritto di compartecipazione di cui all’art. 102 NOIF (nella versione vigente nel 2006) nella quale ha suggerito alcune specifiche “raccomandazioni contabili”. Nella specie, si legge che “il diritto di partecipazione ha anch’esso, per la società cessionaria del diritto di partecipazione… natura patrimoniale, ma rappresenta un’attività finanziaria da includere nello Stato Patrimoniale, attivo categoria B.III.1.c denominazione del conto “Compartecipazioni ex art. 102/bis N.O.I.F.”. Per la Società cedente, la cessione comporta l’iscrizione di una passività finanziaria da collocarsi nello Stato Patrimoniale passivo categoria D.14 denominazione del conto “Debiti per compartecipazioni ex art. 102/bis N.O.I.F.”

Non soltanto, perché la decisione dei giudici della Commissione Tributaria Regionale trova conforto anche in altra giurisprudenza di merito.

A titolo esemplificativo, si richiama la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio (sentenza n. 92/28/2012), confermata anche da altre pronunce giurisprudenziali, ove si legge che “la plusvalenza ottenuta dalla cessione del diritto di credito non può essere considerata proveniente da beni strumentali, in quanto il mezzo per consentire l’attività della società (prestazione del giocatore) nasce da un diverso negozio giuridico, successivo a quello della cessione. Ne discende che, acquisendo la società cessionaria solo il diritto a concludere un nuovo contratto con il giocatore, e non costituendo questo alcuna autonoma funzione produttiva, l’accordo tra le due società senza il successivo accordo con il giocatore non consente di affermare la realizzazione di una plusvalenza in capo alla società cedente, non derivando questa dalla cessione di un bene strumentale, con conseguente assoggettamento all’IRAP

Certo, non sono mancati arresti giurisprudenziali di senso contrario che hanno accentuano la situazione di incertezza giuridica in materia.

Ma la soluzione, almeno in relazione al caso in esame, è offerta dalla stessa Amministrazione Finanziaria, come di seguito mostrato.

La decisione: esenzione IRAP

Ed invero, la Commissione Tributaria adita, con sentenza n. 441 del 19 aprile 2018, ha richiamato una nota emanata dalla Agenzia delle Entrate (n. 21274 del 09.02.2012) nella quale si legge espressamente che l’imponibilità ai fini IVA dei proventi di compartecipazione de quibus, avendo la natura di contratti aleatori con reciprocità di rischio e determinandosi, dalla costituzione degli stessi possibili cessioni di denaro, devono qualificarsi come frutto di mera attività finanziaria. “Resta così escluso qualsivoglia assoggettamento ad IRAP dei proventi di compartecipazione ex art. 102 bis NOIF. L’annullamento di tale imponibilità IRAP esclude automaticamente l’irrogazione di sanzioni”.

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