Caso Donald Trump: elusione fiscale o legittimo risparmio d’imposta?

Il “The New York Times” ha pubblicato tre pagine della dichiarazione dei redditi per l’anno 1995 di Donald Trump, candidato alla presidenza degli Stati Uniti per il Partito Repubblicano, dalla quale emerge che egli avrebbe utilizzato perdite fiscali per circa 916 milioni di dollari per abbattere il proprio reddito.

Tali perdite gli avrebbero consentito di non pagare le imposte federali sul reddito per 18 anni, compensando i redditi di Donald Trump per i tre anni d’imposta precedenti e per i 15 anni successivi.

L’anomalia della dichiarazione fiscale

In primo luogo si nota come la cifra delle perdite indicata nella dichiarazione, di 915.729.293 dollari, appare compilata in due momenti diversi, come testimonia il diverso carattere di scrittura dei primi numeri “91” rispetto alle successive cifre “5.729.293”.

Questa anomalia è stata motivata dal commercialista di Donald Trump dell’epoca, Mr. Mitnick, sul rilievo che il programma di compilazione delle dichiarazioni utilizzato a quei tempi non consentiva l’inserimento di una perdita a 9 cifre, ma solo fino ad un importo di 7 cifre, per cui i restanti numeri venivano solitamente aggiunti con la macchina da scrivere.

Il meccanismo della deduzione delle perdite

Atteso che la perdita inserita in dichiarazione fosse effettiva, resta da chiarire se il relativo utilizzo da parte di Donald Trump fosse conforme alla legge, integrando un legittimo risparmio d’imposta, oppure se costituisse una pratica di elusione fiscale mai contestata dalla Autorità fiscale americana (IRS – Internal Revenue Service).

A ben guardare, la legislazione fiscale federale negli Stati Uniti riconosce numerosi benefici ai ricchi possidenti, tra i quali compare il regime delle perdite operative nette (NOLnet operating loss) che prevede la possibilità di dedurre dal reddito personale componenti negativi derivanti dalle perdite riportate da alcune tipologie di società di persone o di capitali partecipate.

Nel settore immobiliare, ad esempio, le società sono solite acquistare gli immobili attraverso finanziamento, deducendo dai propri ricavi la quota di ammortamento relativa al costo di acquisto dell’immobile e gli interessi passivi del finanziamento, oltre ai costi di gestione della struttura.

Dal momento che il denaro impiegato nell’investimento è preso in prestito, le società nello stesso anno, da un lato, possono riscontrare delle perdite fiscali e, dall’altro, possono beneficiare di flussi di cassa positivi e dell’incremento di valore dei propri immobili, che potrà essere tassato solo al momento della relativa vendita.

Le perdite riportate dalla società sono quindi dedotte dal socio rispetto alle diverse categorie di redditi personali e contribuiscono all’abbattimento della materia imponibile.

Donald Trump tra elusione fiscale e legittimo risparmio d’imposta

Nel caso di Donald Trump le deduzioni indicate in dichiarazione deriverebbero dalle perdite operative nette riportate dalle proprie aziende agli inizi degli anni 1990 per gli investimenti relativi a tre casinò, due hotel, una compagnia aerea e uno yacht.

In definitiva, non sembrerebbe essersi verificata alcuna violazione della legislazione fiscale, quanto invece un legittimo utilizzo delle possibilità di risparmio d’imposta previste dalla normativa federale.

Viene da pensare che le numerose accuse rivolte a Donald Trump dal Partito Democratico relativamente al risparmio d’imposta conseguito non avrebbero trovato molto spazio se il candidato avesse chiarito sin da subito di aver fatto un normale utilizzo delle previsioni di legge, piuttosto che fare sfoggio delle sue capacità di manipolare a suo favore la normativa fiscale.

Infatti, per non integrare una pratica di elusione fiscale, oltre ad essere previsto dalla normativa fiscale l’azione di risparmio fiscale deve anche risultare conforme allo spirito della legge; per cui tale coerenza può facilmente vacillare se lo stesso contribuente ammette che lo scopo delle proprie scelte è quello di non pagare le imposte piuttosto che riguardare ragioni economiche sostanziali.

Ebbene, con il suo atteggiamento Donald Trump ha permesso di concentrare su di sé le critiche che, in realtà, andavano indirizzate al sistema fiscale nel suo complesso, il quale continua ad essere sfruttato da altri ricchi possidenti che, mantenendo un basso profilo, operano nella piena legalità.

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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), Partner dello Studio ITAXA specializzato in Consulenza Fiscale Internazionale, da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.