Difesa tributaria e tutela della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

Negli ultimi tempi particolare interesse sta suscitando la tematica della difesa dei diritti del contribuente nell’ambito della giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).

Abbiamo già avuto modo di vedere come, da ultimo, la Corte di Strasburgo, con sentenza 27 settembre 2018, n. 57278/11, c.d. caso Brazzi c. Italia, ha accolto il ricorso proposto da un contribuente contro l’Italia per essere stato sottoposto a verifica fiscale e perquisizione, da parte della polizia tributaria italiana, senza avere avuto la possibilità di sottoporre detta misura al vaglio di legittimità dell’Autorità giudiziaria.

L’importanza della giurisprudenza della CEDU, quale strumento per la tutela dei diritti del contribuente, è stata riconosicuta da numerosi eminenti studiosi a livello intenazionale.

Da un recente incontro tenuto con Philip Baker QC (Queen’s Counsel, Regno Unito) – riconosicuto a livello globale quale uno dei migliori esperti di fiscalità internazionale, con un particolare interesse per la CEDU e la tutela dei diritti del contribuente –  è emerso che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo tenderebbe negli ultimi anni a dare una tendenziale maggiore importanza alla tematica della tutela dei diritti governati dalla Convenzione in ambito tributario.

Philip Baker QC è stato uno dei pionieri nello studio di tale particolare aspetto della relazione tra la CEDU e il diritto tributario, avendo svolto una serie di attente ricerche per l’identificazione della casistica delle pronunce emesse sulla tematica e individuando la posizione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

In particolare, quando, nel 1950, i 47 Paesi del Consiglio d’Europa firmarono la Convezione Europea dei Diritti dell’Uomo, l’idea era quella di salvaguardare l’essere umano dai più gravi attacchi alla sua integrità fisica e morale, quali la tortura, il genocidio ecc.

Col passare del tempo ci si è interrogati sulla possibilità di applicare anche alla materia tributaria le disposizione della CEDU per meglio tutelare i diritti del contribuente, sotto i diversi profili del diritto ad un equo processo (art. 6), il divieto di doppio giudizio per il medesimo fatto (“ne bis in idem”, art. 4 del VII Protocollo), la protezione della proprietà (art. 1 del I Protocollo), il divieto di discriminazione (art. 14) e il diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8).

Una delle setenze considerate da Philip Baker QC tra le più rilevanti per stabilire l’approccio assunto dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nell’ambito tributario è stata quella emessa, in Grande Camera, con riferimento al caso Ferrazzini c. Italia (sentenza del 12 luglio 2001, n. 44759/98).

Con tale sentenza la Corte riteneva che il diritto ad un equo processo, previsto dall’art. 6.1 della CEDU, debba trovare applicazione, secondo una interpretazione letterale della norma, al di là dei procedimenti di natura penale, limitatamente ai diritti e agli obblighi di natura civile. Da ciò veniva fatto derivare che la materia tributaria, inerendo al rapporto tra il contribuente e il Fisco (e quindi la collettività), non possa rientrare nell’ambito dei diritti e degli obblighi civili, continuando a dover essere rimesso al potere d’imperio dello Stato. In definitiva, la natura pubblicistica dei diritti involti spingevano la Corte a negare al diritto tributario l’accesso alla tutela prevista per l’equo processo.

Philip Baker QC ritiene così importante questa decisione perché, a suo parere, con essa la Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha perso un’ottima occasione per affrontare compiutamente la tematica della rilevanza della materia tributaria alla luce delle tutele contenute nella CEDU.

Lo stesso non manca, d’altra parte, di rilevare come, molto probabilmente, le ragioni della sbrigatività con la quale la Grande Camera della Corte di Strasburgo ha deciso questa causa, con 13 Giudici contro e 8 a favore dell’accoglimento del ricorso, sta nel fatto che la tesi difensiva fosse focalizzata prevalentemente sull’ammontare della pretesa tributaria, il quale rilievo si è subito sposato con l’eccezione della Corte circa la non riconducibilità dei tributi ai diritti e agli obblighi civili.

In verità, la spiegazione dell’epigolo della vicenda sembrerebbe da imputarsi anche al fatto che nella predetta causa il contribuente fosse costituito da solo in giudizio, senza il patrocinio di un avvocato. Probabilmente, se la questione fosse stata argomentata diversamente, essa avrebbe potuto avere tutt’altro epilogo per il futuro del diritto tributario dei Paesi europei.

Successivamente a questa pronuncia la Corte di Strasburgo sembra aver corretto il tiro nella causa Jussila c. Finlandia (sentenza 23.11.2006, n. 73053/01) e N.K.M. c. Ungheria (sentenza 2 luglio 2013, n. 66529/11), dalle quali emerge che anche la pretesa tributaria, quando assume consistenza tale da identificarsi come un trattamento sanzionatorio, possa trovare la copertura della CEDU e, quindi, essere meritevole della tutela accordata dal relativo art. 6.1.

Per quanto riconosca maggiori garanzie al contribuente rispetto al precedente, detto approccio viene criticato da Phillip Baker QC, il quale ritiene che, in realtà, anche queste decisioni sarebbero non corrette, dal momento che le sanzioni tributarie sarebbero già coperte del diritto ad un equo processo, a prescindere dal loro ammontare, e che la difesa del contribuente avverso la illegittima pretesa tributaria meriterebbe, di per sé, la tutela della CEDU.

In definitiva Philip Baker QC individua come problematiche attuali della tutela dei diritti del contribuente, da un lato, la c.d. “Al Capone Syndrome”, per avere il Fisco sempre più poteri di prevaricare i diritti del contribuente (sull’esempio degli USA,  laddove all’IRS sembrano riconosciuti più poteri rispetto all’FBI) e. dall’altro, l’eterno problema della mancanza di specializzazione dei giudici della Corte di Strasburgo (ma non solo!).

Volgendo lo sguardo alle future problematiche della tutela dei diritti del contribuente nell’ambito del diritto tributario, sempre più attuali diventeranno le tematiche del diritto alla privacy, in relazione allo scambio delle informazioni fiscali a livello internazionale, e del diritto alla non-autoincriminazione, con riferimento alle attività di verifica fiscale, per le quali, nonostante non si registri ancora un gran entusiasmo da parte della Corte di Strasburgo e della Corte di Giustizia UE, non mancano pronunce favorevoli al contribuente.

 

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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.