I dividendi da Paesi Black List

1. Cosa si intende per Paesi Black List ai fini della tassazione dei dividendi esteri?

Il Decreto “Crescita e internazionalizzazione delle imprese” (D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 147) ha introdotto importanti novità sul tema del trattamento fiscale dei dividendi provenienti dai Paesi Black List, tali da non penalizzare i relativi percettori nelle ipotesi in cui non vi siano fiscalità elusive.

In primo luogo, bisogna notare che il citato decreto, abrogando l’art. 168 bis del TUIR – che prevedeva la formazione di elenchi di Paesi White List rispetto ai quali, per differenza, sarebbe stato possibile ricavare quelli Black List –, ha attribuito, con l’art. 167, comma 4, del TUIR in materia di CFC (Controlled Foreign Companies), al Ministero delle Finanze il potere di stilare un nuovo elenco di Paesi Black List (applicandosi nel frattempo  l’elenco di cui D.M. 21 novembre 2001), pertanto è a tale lista occorrerà fare riferimento per il futuro.

2. Il superamento della penalizzazione dei dividendi provenienti da insediamenti effettivi

Prima delle modifiche introdotte dal citato decreto si verificava il paradosso per cui un soggetto il quale riusciva a dimostrare che, ai sensi dell’art. 167, comma 5, lett. a), del TUIR (prima esimente CFC Black List), la società estera distributrice dei dividendi svolgesse effettivamente un’attività economica, pur sottraendosi alla penalizzante imputazione per trasparenza (quindi per competenza e non per cassa) dei redditi della società estera prevista dalla normativa in tema di CFC, veniva tassato sull’importo integrale dei dividendi distribuiti, senza aver nemmeno diritto al credito per le imposte pagate all’estero che, al contrario, spettava ai destinatari del regime CFC Black List.

Attualmente, invece, con la modifica degli artt. 47, comma 4, del TUIR (per i dividendi non percepiti in regime d’impresa) e art. 89, comma 3, del TUIR (per i dividendi percepiti in regime d’impresa), è riconosciuto un credito per le imposte pagate all’estero dalla società controllata.

Anche la mancata proposizione dell’istanza di interpello per ottenere l’applicazione dell’esimente di cui innanzi o, ancora, in caso di risposta negativa, non precludono l’applicazione del descritto regime, con il solo obbligo di indicare la percezione degli utili provenienti da Paesi Black List nella dichiarazione dei redditi, pena l’applicazione di una sanzione fiscale, ai sensi del neo introdotto art. 8, comma 3 ter, del D.Lgs. n. 471/1997, da 1.000 a 50.000 euro.

3. La nuova tutela per coloro che detengono partecipazioni in società Black List per il tramite di società White List non controllate

Prima della menzionata riforma accadeva che un soggetto che detenesse delle partecipazioni in una società localizzata in un Paese Black List per il tramite di una società non controllata con sede in un Paese White List scontasse sui dividendi percepiti un’imposizione totale.

In effetti tale disciplina creava un’ingiustificata penalizzazione per coloro che, non avendo il controllo, né di diritto né di fatto, della società White List, non avevano nemmeno accesso alle informazioni circa la detenzione, da parte di quest’ultima società, di partecipazioni Black List, con l’effetto che, in caso di verifica fiscale, si ritrovavano ad essere destinatari di sanzioni pur ignorando i fatti posti a base della contestazione.

Adesso, al contrario, ai sensi dei riformati artt. 47, comma 4, e 89, comma 3, del TUIR, la tassazione integrale dei dividendi provenienti da Paesi Black List opera solo in caso di:

1) possesso diretto di partecipazioni in società Black List;

2) possesso di partecipazioni di controllo, anche di fatto, diretto o indiretto in società White List che conseguono utili dalla partecipazione in società Black List.

Per le partecipazioni quotate non qualificate e non detenute in regime d’impresa, inoltre, l’art. 27, comma 4, del D.P.R. 600/1973 dispone la ritenuta a titolo d’imposta del 26% a prescindere dalla sede della società partecipata.

4. La disapplicazione del regime Black List (esimenti)

La suddetta normativa prevede delle ipotesi in cui è possibile ottenere la disapplicazione del regime di tassazione integrale dei dividendi provenienti da Paesi Black List, le quali si sostanziano nelle seguenti esimenti:

1) i dividendi sono già stati assoggettati a tassazione in quanto gli utili della società controllata sono stati imputati per trasparenza al socio per effetto dell’applicazione della disciplina CFC (ai sensi dell’art. 167 del TUIR)

2) attraverso la partecipazione il socio non consegue l’effetto di localizzare i redditi negli Stati Black List, il che si verifica, ad esempio, se la società Black List a sua volta detiene partecipazioni in Stati White List (ai sensi dell’art. 87, comma 1, lett. c), del TUIR).

5. Consulenza fiscale internazionale per il caso concreto

Le informazioni sopra indicate hanno carattere meramente generale, perché all’atto pratico la normativa fiscale internazionale è costellata di eccezioni e deroghe da applicarsi a seconda dei dettagli del preciso caso concreto in esame e che, quindi, non possono essere sottovalutate. La fiscalità internazionale è la materia dei dettagli. Spesso accade che, anche un singolo dettaglio del caso concreto, apparentemente irrilevante, richieda una soluzione della problematica completamente diversa da quella ritenuta adeguata a un primo sguardo della situazione. Inoltre, l’approfondimento della situazione concreta spesso esclude delle irregolarità che il contribuente pensava di aver commesso e, invece, mette in luce delle problematiche che il contribuente nemmeno pensava di avere. Questo può capitare se il contribuente esamina la propria posizione dal punto di vista di una sola norma ritenuta “a priori” applicabile, quando, invece, il caso deve essere inquadrato, attraverso la necessaria analisi condotta alla luce dell’intero ordinamento tributario, sotto il profilo di una diversa norma. Quindi, l’analisi fiscale internazionale è necessaria per inquadrare tutti i dettagli sostanziali del caso in esame ed evitare errori di valutazione da cui possano scaturire violazioni fiscali che darebbero luogo al recupero delle imposte evase e all’applicazione delle sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate, tali da erodere il reddito prodotto dal contribuente e causargli un grave danno economico. D’altra parte, la difesa da un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate non può mai essere efficace quanto la prevenzione delle violazioni fiscali attuata con una strategia di analisi preventiva. Quindi la verifica da parte di un professionista specializzato in fiscalità internazionale circa le problematiche del preciso caso concreto costituisce un passaggio essenziale. Lo Studio ITAXA ha maturato una lunga esperienza nell’analisi delle questioni di fiscalità internazionale. Se desideri richiedere una consulenza fiscale internazionale allo Studio ITAXA per il tuo preciso caso concreto, scrivici all’indirizzo info@itaxa.it oppure compila il Modulo di contatto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), Partner dello Studio ITAXA specializzato in Consulenza Fiscale Internazionale, da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.