Donazione a figlio residente all’estero: quale tassazione?

Con una recente risposta ad Interpello l’Amministrazione finanziaria ha affrontato la tematica della tassazione delle donazioni di immobili presenti nel territorio italiano, disposte a favore di un soggetto beneficiario residente all’estero, evidenziando i presupposti e i limiti dell’applicazione dell’imposta sulle donazioni.

Il caso: la donazione di immobile con beneficiario residente in Danimarca

Un contribuente residente in Danimarca proponeva all’Agenzia delle Entrate istanza di Interpello per conoscere il trattamento tributario da riservarsi ad una donazione ricevuta da parte dei suoi genitori, entrambi residenti in Italia, avente ad oggetto un immobile ubicato nel territorio italiano.

L’interessato nutriva alcuni dubbi di carattere fiscale, sotto il profilo dell’applicazione della normativa domestica e di quella convenzionale, con riferimento sia alle imposte di successione nonché ipotecaria e catastale sia a quelle sui redditi.

In questa sede ci concentreremo sugli aspetti di maggiore rilevanza, concernenti l’imponibilità dell’operazione dal punto di vista dell’applicazione dell’imposta sulle donazioni.

A giudizio dell’istante, facendosi applicazione della Convenzione contro le doppie imposizioni in vigore tra l’Italia e la Danimarca sulle successioni – stipulata 10 marzo 1966 e ratificata con Legge n. 649/1968 –, i criteri di ripartizione del potere impositivo tra gli Stati devono essere, in via principale, quello della tassazione esclusiva nel Paese in cui è localizzato l’immobile (art. 3) e, in via residuale, quello del domicilio del defunto (art. 5).

Da ciò discenderebbe che nel caso di specie la donazione del bene immobile presente in Italia andava tassata esclusivamente in Italia, non potendo la Danimarca applicare nessuna imposta.

A parere del contribuente l’Italia ha la possibilità di tassare la donazione sulla base delle disposizioni contenute nel Testo Unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni (D. Lgs. 31 ottobre 1990 n. 346), il quale dispone che se il valore complessivo dei beni non supera la soglia di euro 1.000.000,00, gli atti di donazione non scontano l’imposta di donazione, ma soltanto la eventuale imposta di registro fissa e quelle ipotecarie e catastali pari, rispettivamente, al 2% e all’1% del valore dell’immobile oppure nella misura di euro 200 se trattasi di donazione di “prima casa”.

La risposta dell’Agenzia delle Entrate: ipotesi di esenzione da imposte di donazione nonché imposte ipotecaria e catastale in misura fissa

L’Agenzia delle Entrate con Risposta n. 464/2019 affronta il citato quesito fornendo un inquadramento dei presupposti soggettivi ed oggettivi che incidono sull’applicazione dell’imposta sulle donazioni qualora queste ultime interessino rapporti di natura internazionale.

Viene quindi precisato il presupposto della territorialità dell’imposta sulle donazioni, così come previsto dall’art. 2 del D.Lgs. n. 346/1990 il quale al comma 1 stabilisce che: “L’imposta è dovuta in relazione a tutti i beni e diritti trasferiti, ancorché esistenti all’estero” e prosegue al comma 2 disponendo che: “Se alla data della donazione il donante non era residente nello Stato, l’imposta è dovuta limitatamente ai beni e ai diritti ivi esistenti“.

Per effetto della enunciata disposizione, l’Ufficio giunge alla conclusione che, qualora, come nel caso in esame, i donanti siano residenti in Italia, l’imposta sulle donazioni deve essere qui applicata. A maggior ragione l’imposta trova applicazione nel caso di specie per il fatto che l’immobile oggetto di donazione sia localizzato nel territorio italiano. Per l’effetto, nessun rilievo assume il fatto che il beneficiario della donazione fosse residente all’estero.

L’applicazione dell’imposta sulle donazioni segue le regole previste dall’art. 55 del suddetto testo Unico, con la particolarità che le aliquote vanno applicate (ai sensi dell’articolo 2, comma 49, del D.L. n. 262/2006) in base al grado di parentela che lega il beneficiario al donante, anche considerate le rispettive franchigie. Altresì, l’atto di donazione è soggetto a registrazione secondo le regole previste dal D.P.R. n. 313/1986.

Da ciò viene fatto derivare che l’imposta per le donazioni non risulta dovuta nel caso in cui il valore dei beni si mantenga al di sotto della franchigia di legge, che nel caso di specie viene individuata in euro 1.000.000, trattandosi di rapporto genitori-figlio.

Per quanto l’atto di donazione sconti normalmente le imposte ipotecaria e catastale, rispettivamente nella misura del 2% e dell’1% del valore dell’immobile, dette imposte sono dovute nella sola misura fissa di euro 200 (ciascuna) qualora la donazione riguardi immobili per il quale il beneficiario abbia i requisiti per fruire delle agevolazioni “prima casa”

Detto trattamento agevolato non può essere escluso per il solo fatto che il beneficiario della donazione sia fiscalmente residente all’estero. Infatti, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che le agevolazioni prima casa risultano fruibili anche dai cittadini italiani residenti all’estero se il beneficiario (donatario) sia stato trasferito all’estero per ragioni di lavoro e l’immobile è ubicato nel territorio del Comune in cui ha sede o esercita l’attività il soggetto da cui dipende oppure, nel caso in cui il donatario sia cittadino italiano emigrato all’estero (iscritto quindi all’Aire) e l’immobile ricevuto in donazione sia la “prima casa” posseduta dal donatario sul territorio italiano. Altresì, in questi casi non è neppure necessario spostare la residenza entro 18 mesi nel comune in cui è situato l’immobile (circolare 19/E del 2001).

Completato l’esame della normativa domestica italiana, l’Amministrazione finanziaria non si occupa di fornire il proprio punto di vista in merito all’applicazione al caso di specie della normativa convenzionale, in materia di imposte sulle successioni, in vigore nei rapporti tra l’Italia e la Danimarca, a cui aveva fatto cenno il contribuente, limitandosi nelle conclusioni a fare riferimento alla diversa Convenzione contro le doppie imposizioni, relativa alle imposte sui redditi, a cui l’istante non aveva fatto cenno.

In definitiva l’Agenzia delle Entrate, per quanto non abbia affrontato l’aspetto convenzionale della questione, ha almeno delineato le ipotesi in cui l’imposta di donazione non risulta dovuta e quelle in cui le imposte ipotecarie e catastali si applicano solo nella misura fissa di euro 200.

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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.