Fare e-commerce da Dubai: aspetti fiscali da tenere in considerazione

1. E-commerce da Dubai: i vantaggi competitivi

La scelta di delocalizzare un’attività economica di e-commerce a Dubai presenta una serie di vantaggi che meritano un’analisi dettagliata, rigorosa e ampliata. In questa sede, si procederà a una disamina dei principali aspetti favorevoli.

1.1. Posizione strategica

  • Dubai si trova in una posizione geograficamente strategica, fungendo da crocevia tra Europa, Asia e Africa. Tale peculiarità si traduce in un accesso agevolato a un bacino di utenza vastissimo e in costante crescita, stimato a circa 2,5 miliardi di persone entro il 2025.
  • La città si configura come un hub naturale per il commercio internazionale, con collegamenti diretti con le principali capitali del mondo.

Esempio:

Un sito e-commerce di Dubai permette alle persone che lo gestiscono di raggiungere i luoghi d’interesse in Europa, Asia e Africa, sfruttando i numerosi voli diretti che partono dall’aeroporto internazionale di Dubai.

1.2. Hub logistico

  • La città vanta un ruolo di primaria importanza come hub logistico, offrendo infrastrutture moderne ed efficienti che favoriscono la spedizione rapida e conveniente dei prodotti in tutto il mondo. A titolo esemplificativo, il Dubai International Airport è il primo aeroporto al mondo per traffico cargo internazionale.
  • La presenza di operatori logistici di livello mondiale e di efficienti sistemi di sdoganamento velocizzano le consegne e riducono i costi.

Esempio:

Un e-commerce di Dubai può avvalersi di operatori logistici come DHL o FedEx per spedire i propri prodotti in tutto il mondo in tempi rapidi e a costi competitivi.

1.3. Sistema fiscale competitivo

  • Il governo di Dubai ha adottato un sistema fiscale vantaggioso per le imprese, caratterizzato da aliquote fiscali contenute e da una serie di agevolazioni fiscali. Le agevolazioni ai fini dell’imposte sul valore aggiunto e delle imposte sui redditi rappresentano un ulteriore vantaggio per le aziende di e-commerce.
  • La presenza di diverse zone franche offre alle aziende di e-commerce ulteriori incentivi, come l’esenzione da dazi doganali e imposte sul reddito, la possibilità di assumere personale straniero e il rimpatrio del 100% dei capitali investiti. La Dubai Airport Free Zone è una delle zone franche più grandi del mondo, con oltre 1.700 aziende multinazionali insediate. Le zone franche offrono un ambiente sicuro e regolato per le imprese, con infrastrutture di alta qualità e servizi di supporto dedicati.

Esempio:

Una società di e-commerce con sede a Dubai può beneficiare dell’esenzione da imposte sul reddito per i primi 15 anni, se opera in una zona franca.

1.4. Procedure di avvio attività semplici e snelle

  • Le procedure per l’avvio di un’attività economica a Dubai sono semplici e rapide, riducendo i tempi e i costi burocratici. In media, è possibile completare l’iter di avvio attività in 5 giorni lavorativi.
  • Il governo di Dubai ha adottato un sistema di e-government che facilita l’espletamento delle pratiche burocratiche.

Esempio:

Un imprenditore italiano può avviare un’attività di e-commerce a Dubai in pochi giorni, grazie alle procedure semplici e snelle.

1.5. Burocrazia efficiente

  • La burocrazia di Dubai è generalmente efficiente e trasparente, facilitando l’operatività delle imprese. Il sistema di e-government permette di svolgere numerose pratiche online, riducendo i tempi di attesa e i costi.
  • Il governo di Dubai ha fatto della digitalizzazione la missione primaria e la burocrazia di Dubai è efficiente e trasparente, con un sistema di e-government che facilita l’espletamento delle pratiche online.

1.6. Ecosistema digitale avanzato

  • Infrastruttura digitale all’avanguardia: Dubai vanta un’infrastruttura digitale altamente sviluppata, con un’alta penetrazione di internet e smartphone.
  • Popolazione giovane e tech-savvy: La città ha una popolazione giovane e tecnologicamente avanzata, rappresentando un bacino di utenza ricettivo all’e-commerce.
  • Hub per l’innovazione e l’e-commerce: Dubai si configura come un hub per l’innovazione e l’e-commerce, con numerose iniziative governative volte a supportare la crescita del settore.

1.7. Costi operativi competitivi

  • Costo del lavoro: Il costo del lavoro a Dubai è generalmente inferiore rispetto ad altri paesi sviluppati.
  • Costo degli affitti: I costi degli affitti per spazi commerciali e uffici sono competitivi rispetto ad altri centri nevralgici dell’e-commerce.
  • Opzioni di co-working e spazi condivisi: La diffusione di co-working e spazi condivisi offre soluzioni flessibili e convenienti per le aziende di e-commerce.

1.8. Altri vantaggi

  • Lingua inglese diffusa: L’inglese è ampiamente diffuso a Dubai, facilitando la comunicazione e la conduzione degli affari.
  • Stabilità politica e sociale: Dubai offre un ambiente stabile e sicuro per le imprese.
  • Cultura imprenditoriale: La cultura di Dubai è favorevole all’imprenditorialità e al business.

In aggiunta ai vantaggi sopra elencati, è importante sottolineare che:

  • Il governo di Dubai è leader nel supportare le aziende di e-commerce, offrendo diversi incentivi e programmi di sviluppo.
  • La città è sede di una fiorente comunità di e-commerce, con numerose opportunità di networking e collaborazione.

In conclusione, Dubai rappresenta un luogo interessante per le aziende di e-commerce che desiderano:

  • Espandere il proprio business a livello internazionale;
  • Accedere a un bacino di utenza vastissimo;
  • Beneficiare di un ambiente favorevole alle imprese;
  • Ridurre i costi operativi.

Tuttavia, è importante valutare attentamente le proprie esigenze specifiche e gli eventuali svantaggi prima di prendere la decisione di delocalizzare la propria attività a Dubai.

2. E-commerce da Dubai: attenzione ai profili fiscali

Lo svolgimento di un’attività economica a Dubai, attravero l’apertura in tale Paese di una società e della relativa piattaforma e-commerce, non desta particolari problemi sotto il profilo della normativa italiana:

  • se l’imprenditore recide ogni significativo legame con l’Italia;
  • se non vengono poste in essere operazioni nel territorio italiano;
  • se la piattaforma di e-commerce non si rivolge principalmente al mercato italiano, vale a dire se i relativi prodotti non vengono venduti principalmente a clienti residenti o che si trovino in Italia.

Al contrario, particolari cautele devono essere prese quando:

  • l’imprenditore mantenga dei legami con l’Italia, tali da poter mettere in discussione che la sua reale residenza fiscale sia effettivamente a Dubai;
  • l’e-commerce con base a Dubai si avvalga in Italia di strutture, strumentazioni o persone per svolgere attività o adempimenti in Italia oppure in Paesi esteri;
  • la piattaforma in questione si rivolga principalmente al mercato italiano, svolgendo campagne di marketing online verso utenti italiani e, in ogni caso, qualora venda i propri prodotti fisici oppure digitali a clienti residenti o che si trovino in Italia.

In particolare, la circostanza che l’e-commerce estero non abbia personale oppure strutture fisiche in Italia non sempre esclude l’imponibilità in Italia dei relativi redditi prodotti.

Per ridurre al minimo i rischi fiscali è necessario, in via preliminare, valutare il funzionamento dell’e-commerce e dell’eventuale struttura societaria, alla luce dei seguenti profili fiscali di parte italiana:

  • corretta identificazione del Paese della residenza fiscale dell’imprenditore persona fisica, onde evitare fenomeni di “esterovestizione”, anche considerato che gli individui che trasferiscono la residenza fiscale a Dubai si presumono per legge, salvo prova contraria, come rimasti fiscalmente residenti in Italia;
  • individuazione del Paese della residenza fiscale della eventuale società estera che gestisce la piattaforma di e-commerce e prevenzione dei fenomeni di esterovestizione;
  • rilevazione della possibile presenza di stabili organizzazioni in Italia nonché misurazione dei redditi da attribuirvi e da tassare in Italia;
  • verifica dell’applicabilità della disciplina antielusiva prevista per le società estere controllate (c.d. Controlled Foreign Companies);
  • valutazione delle operazioni infragruppo con consociate estere in relazione alle regole in materia di prezzi di tasferimento (transfer pricing);
  • profili degli adempimenti IVA relativi alle vendite effettuate in Italia;
  • studio degli effetti dello scambio delle informazioni fiscali a livello internazionale.

Per compiere tale analisi occorre fare riferimento alla disciplina normativa e alla relativa interpretazione, riconducibili alle seguenti fonti:

  • trattati internazionali e convenzioni contro le doppie imposizioni;
  • normativa dell’Unione europea e pronunce della Corte di Giustizia dell’Unione europea;
  • normativa interna dei singoli Paesi coinvolti;
  • giurisprudenza e prassi amministrativa dei diversi Stati interessati.

Inoltre, una buona analisi dei profili fiscali dell’operazione non può trascurare le 15 Azioni sviluppate dall’OCSE, con il Pacchetto BEPS del 5 ottobre 2015 (Base Erosion and Profit Shifting), per la lotta ai fenomeni di erosione della base imponibile e di traslazione dei profitti a livello internazionale, recepite dagli ordinamenti interni degli Stati sottoscrittori.

Tali misure sono state recepite dall’Unione europea con la Direttiva Europea n. 2016 n. 1164, c.d. Direttiva ATAD I  (successivamente modificata ed integrata dalla Direttiva Europea  del 2017 n. 952 del Consiglio, c.d. ATAD II), che detta agli Stati membri le regole da introdurre nei relativi ordinamenti contro le pratiche di elusione fiscale che incidono direttamente sul funzionamento del mercato interno dell’Unione europea.

La violazione della normativa italiana e dell’Unione europea in materia dei suddetti profili può comportare, oltre il recupero delle imposte eventualmente evase in Italia, l’applicazione di sanzioni e interessi conseguenziali da parte dell’Agenzia delle Entrate, fino alla segnalazione della violazione alla Procura della Repubblica finalizzata al perseguimento dei relativi reati fiscali al superamento delle soglie di legge.

Lo studio fiscale dell’operazione, quindi, non può assolutamente prescindere, da un lato, dal corretto inquadramento del modello di business da sviluppare nella specifica ipotesi, e dall’altro lato, dalla considerazione di tutte le predette fonti, perché solo dalla loro valutazione complessiva è possibile individuare la specifica disciplina applicabile al preciso caso concreto.

Un’analisi che muova da una fattispecie concreta individuata in maniera imprecisa e che prenda in considerazione solo alcune delle fonti indicate è da ritenersi fallimentare.

Al contrario, un adeguato studio dei suddetti profili delle operazioni di internazionalizzazione delle imprese permette di realizzare i seguenti obiettivi:

  • ridurre al minimo i rischi fiscali mediante la corretta allocazione dei redditi prodotti dall’impresa a livello internazionale;
  • eliminare i fenomeni di doppia imposizione fiscale sui redditi dell’impresa;
  • evitare le controversie con le Amministrazioni fiscali dei Paesi coinvolti;
  • ottimizzare il carico fiscale conseguendo un legittimo risparmio d’imposta.

Leggi ancheFiscalità internazionale: errori da evitare per tutelarsi.

3. Consulenza fiscale internazionale per il caso concreto

Le informazioni sopra indicate hanno carattere meramente generale, perché all’atto pratico la normativa fiscale internazionale è costellata di eccezioni e deroghe da applicarsi a seconda dei dettagli del preciso caso concreto in esame e che, quindi, non possono essere sottovalutate.

La fiscalità internazionale è la materia dei dettagli. Spesso accade che, anche un singolo dettaglio del caso concreto, apparentemente irrilevante, richieda una soluzione della problematica completamente diversa da quella ritenuta adeguata a un primo sguardo della situazione.

Inoltre, l’approfondimento della situazione concreta spesso esclude delle irregolarità che il contribuente pensava di aver commesso e, invece, mette in luce delle problematiche che il contribuente nemmeno pensava di avere.

Questo può capitare se il contribuente esamina la propria posizione dal punto di vista di una sola norma ritenuta “a priori” applicabile, quando, invece, il caso deve essere inquadrato, attraverso la necessaria analisi condotta alla luce dell’intero ordinamento tributario, sotto il profilo di una diversa norma.

Quindi, l’analisi fiscale internazionale è necessaria per inquadrare tutti i dettagli sostanziali del caso in esame ed evitare errori di valutazione da cui possano scaturire violazioni fiscali che darebbero luogo al recupero delle imposte evase e all’applicazione delle sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate, tali da erodere il reddito prodotto dal contribuente e causargli un grave danno economico.

D’altra parte, la difesa da un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate non può mai essere efficace quanto la prevenzione delle violazioni fiscali attuata con una strategia di analisi preventiva.

Quindi la verifica da parte di un professionista specializzato in fiscalità internazionale circa le problematiche del preciso caso concreto costituisce un passaggio essenziale.

Lo Studio ITAXA ha maturato una lunga esperienza nell’analisi delle questioni di fiscalità internazionale.

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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), Partner dello Studio ITAXA specializzato in Consulenza Fiscale Internazionale, da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.