Esenzione da ritenuta per Interessi e Royalties: il requisito del beneficiario effettivo

Con una recente sentenza la Corte di Cassazione ha colto l’occasione per recepire nella giurisprudenza italiana le conclusioni a cui è giunta la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, attraverso i c.d. Danish cases, in merito alla negazione della “esenzione” della ritenuta alla fonte sui redditi corrisposti all’estero a titolo di interessi, royalties e dividendi, in particolar modo quando il destinatario del pagamento si configuri come un soggetto meramente interposto o, comunque, non ne sia il “beneficiario effettivo”.

Per quanto il caso in questione verta più specificamente su pagamenti effettuati a titolo di interessi da parte di una società italiana verso una società estera, la Suprema Corte ha ripercorso la disciplina relativa alla “esenzione” da ritenuta alla fonte anche rispetto alle ipotesi che involgono il pagamento di royalties e dividendi.

Il caso: il disconoscimento della “esenzione” da ritenuta in uscita sugli interessi  

La vicenda che ha occupato la Corte di Cassazione parte dall’accertamento formalizzato dall’Agenzia delle Entrate a carico di una società italiana relativamente, tra gli altri addebiti contestati, alla mancata applicazione della ritenuta in uscita sugli interessi da quest’ultima corrisposti alla propria società controllante estera avente sede in Lussemburgo.

In sostanza, secondo l’Ufficio la società lussemburghese percipiente gli interessi non sarebbe stata la “beneficiaria effettiva” degli stessi quanto, invece, una mera società intermediaria o interposta, essendo obbligata a trasferire detto flusso finanziario verso altre società, in virtù di una serie di contratti di finanziamento a catena.

La società accertata proponeva ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale che veniva accolto sul punto in questione, con sentenza avverso la quale veniva proposto appello da parte dell’Agenzia delle Entrate davanti alla Commissione Tributaria Regionale che confermava la tesi della società contribuente.

L’Agenzia delle Entrate proponeva quindi ricorso per cassazione contro la sentenza della Commissione Tributaria Regionale.

La Corte di Cassazione: le condizioni per l’esenzione da ritenuta

Dopo aver ripercorso gli elementi essenziali della vicenda e dei motivi di impugnazione sottesi al ricorso per cassazione, la Suprema Corte ha delineato i precisi criteri che devono essere rispettati nelle operazioni infragruppo al fine di godere del regime di esenzione da ritenuta sugli “interessi”, con argomentazioni che si estendono anche al regime di “esenzione” da ritenuta per royalties.

Elemento essenziale su cui la Corte sofferma la propria attenzione è quello della condizione di “beneficiario effettivo” del percipiente degli interessi e royalties, stabilendo l’art. 26 quater, comma 4, lettera c), del D.P.R. n. 600/1973 che l’esenzione in questione si applica se le società non residenti che ricevono gli interessi sono “beneficiarie effettive” di tali redditi, nel senso che le stesse non ricevano i relativi pagamenti come intermediarie, quale agenti, delegate o fiduciarie.

Il concetto di “beneficiario effettivo” viene fatto derivare dalla prassi di diritto tributario internazionale laddove è estato elaborato per contrastare le pratiche di abuso delle autolimitazione della potestà impositiva statale, prevedendosi, in ambito OCSE, il concetto di “beneficiario effettivo” per la prima volta nel modello di convenzione del 1977, negli articoli 10 e 11 (dividendi e interessi), per poi essere recepito dai Paesi della comunità internazionale all’interno delle rispettive Convenzioni contro le doppie imposizioni ispirate al Modello OCSE 

La clausola generale del “beneficiario effettivo” ha il preciso scopo di impedire che gli operatori economici possano abusare delle convenzioni fiscali ponendo in essere pratiche di “treaty shopping”, per ottenere i benefici convenzionali in ipotesi che naturalmente avrebbero dovuto subire un trattamento fiscale più sfavorevole.

Tali pratiche di “abuso del diritto” vengono poste in essere sfruttando le Convenzioni fiscali in vigore tra gli Stati attraverso la interposizione di soggetti, solo formalmente residenti in determinati Paesi (es. conduit companies), destinati a ricevere il flusso reddituale dallo Stato della fonte per smistarlo verso quello del “beneficiario effettivo”, sfruttando il più vantaggioso network di convenzioni contro le doppie imposizioni dello Stato in cui si collocano. 

Per evitare dette tipologie di abuso, i benefici convenzionali vengono normalmente riconosciuti solo al “beneficiario effettivo”, quale unico soggetto sottoposto alla giurisdizione dell’altro stato contraente che abbia l’effettiva disponibilità giuridica ed economica del reddito percepito, realizzandosi diversamente un utilizzo indebito dei benefici convenzionali, che spesso si tramuta in non imposizione.

E’ proprio questo il caso degli agenti, dei “nominees” e delle “conduit companies”, che operano quali fiduciari e non percepiscono i redditi come “beneficiari effettivi”, non avendo il diritto di disporre delle relative somme quanto, invece, l’obbligo di trasferirle ad un altro soggetto.

La “conduit” è intesa come società che si interpone nelle relazioni tra erogante e beneficiario finale, come soggetto percipiente solo formalmente, la cui costituzione non è sostanziata da motivazioni economiche che vanno al di là del mero risparmio fiscale, fungendo da “canale di transito” dei redditi finalizzato all’ottenimento dei vantaggi fiscali convenzionali.

Diversamente, “beneficiario effettivo” è colui che ha sia la titolarità sia la disponibilità del reddito percepito e non è tenuto ad alcun trasferimento dello stesso a terzi.

Nel Commentario al Modello OCSE 2014 si precisa che per l’individuazione del “beneficiario effettivo” rileva, non già il diritto esclusivo ad usare e godere dei flussi reddituali, ma la circostanza che il diritto del beneficiario dei flussi non sia vincolato da specifici obblighi legali o contrattuali di ritrasferimento. Proprio per tale motivo, agenti, nominees, conduit companies, fiduciari o amministratori non sono qualificabili come “beneficiario effettivo”, non avendo il pieno diritto di godere e disporre dei flussi reddituali, essendo in tal senso vincolati da obblighi contrattuali.

Con riferimento alla tematica dei dividendi, la Corte ha affermato di aver già chiarito che una subholdingpura” può essere considerata “beneficiario effettivo” dei redditi, ove gli stessi siano regolarmente appostati in bilancio e siano quindi aggredibili dai creditori e liberamente utilizzabili, atteso che la mera detenzione di partecipazioni di controllo nella controllata distributrice dei dividendi non comprovano, di per sé, l’artificiosità ovvero la strumentalità della società controllante.

D’altra parte, l’eventuale artificiosità della partecipazione e, quindi, l’esclusione della qualità di “beneficiario effettivo” del percettore dei redditi può essere desunta da alcuni indicatori, quali:

  • padronanza ed autonomia della società-madre percipiente;
  • adozione delle decisioni di governo ed indirizzo delle partecipazioni detenute;
  • trattenimento ed impiego dei “dividendi” percepiti;
  • eventuale tassazione dei redditi relativamente alla capogruppo sita in un Paese terzo.

Altresì, la Corte di Cassazione osserva come non possono ritenersi “beneficiari effettivi” le “società relais” (società interposte) che, sebbene formalmente titolari di redditi, dispongono nella pratica soltanto di poteri molto limitati, risultando essere semplici fiduciarie o semplici amministratori agenti per conto delle parti interessate.

Sono queste le tipologie di società di cui ha avuto modo di occuparsi la Corte di Giustizia con le decisioni pronunciate nell’ambito dei recenti c.d. Danish cases (Corte Giustizia UE, 26 febbraio 2019, Causa C-115/16 N. Luxemburg; C-118/16, X Denmark; C-119/16, C Danmark; C-299/16, z. Denmark).

Con queste decisioni la Corte di Giustizia UE in materia di individuazione del “beneficiario effettivo” per i pagamenti di “interessi” e di “canoni” fra società consociate di Stati membri diversi, ha sostenuto che la prova di una pratica abusiva richiede:

  • un insieme di circostanze oggettive dalle quali risulti che, nonostante il rispetto formale delle condizioni previste dalla normativa dell’Unione Europea, l’obiettivo perseguito da tale normativa non sia stato conseguito;
  • un elemento soggettivo consistente nella volontà di ottenere un vantaggio derivante dalla normativa dell’Unione per mezzo della creazione artificiosa delle condizioni necessarie per il suo ottenimento

La natura artificiosa di una costruzione può risultare dal fatto che il gruppo di società sia strutturato in modo tale che la società percettrice degli interessi versati dalla società debitrice debba essere la stessa a ritrasferire gli interessi medesimi ad un terza società, non rispondente ai requisiti d’applicazione della direttiva 2003/49 (regime fiscale comune applicabile ai pagamenti di interessi e di canoni), con la conseguenza che essa realizza unicamente un utile imponibile insignificante, agendo da società interposta al fine di consentire il flusso finanziario dalla società debitrice verso l’entità effettiva beneficiaria delle somme versare.

L’interposizione sarebbe data proprio dal fatto che l’unica attività della società “filtro” sia costituita dal percepimento degli interessi e dal loro successivo trasferimento al beneficiario effettivo.

La decisione: esenzione da ritenuta accordata in presenza del beneficiario effettivo

Ricostruito il quadro normativo che regola la vicenda in esame, con sentenza 10 luglio 2020, n. 14756, la Corte di Cassazione è giunta a decidere la questione, ritenendo che il giudice di appello si fosse attenuto ai principi di diritto e di giurisprudenza enunciati stabilendo che la società lussemburghese percettrice degli interessi fosse la “beneficiaria effettiva” degli stessi e che non lo fosse, invece, la “capogruppo”.

Sono state quindi ritenute corrette le motivazioni addotte dal Giudice d’appello a favore della esenzione da ritenuta delle somme corrisposte dalla società contribuente alla controllante lusseburghese, svolgendo quest’ultima società il ruolo di una vera e propria holding di partecipazione, come centrale finanziaria internazionale dell’intero gruppo, per gestire tutte le esigenze di tesoreria e finanziamento relative, tra l’altro, ad operazioni strategiche di leveraged buyout, nonché avendo la “disponibilità” e la “titolarità” del reddito percepito e tassato in Lussemburgo.

Conclusioni

La decisione della Corte di Cassazione in relazione alle condizioni per usufruire della esenzione da ritenuta alla fonte, sui flussi reddituali in uscita nell’ambito di operazioni infragruppo, porta all’attenzione l’importanza del requisito della qualifica di “beneficiario effettivo” del soggetto percettore estero dei redditi.

Se in passato l’Amministrazione finanziaria non dava eccessivo rilievo a tale aspetto, a seguito dell’implementazione delle misure del Progetto BEPS nonché per effetto delle decisioni della Corte di Giustizia UE in relazione ai c.d. Danish cases la tematica del “beneficiario effettivo” assume un’importanza preponderante nell’ambito delle verifiche operate dalle Autorità fiscali sulla regolarità fiscali dei pagamenti infragruppo di dividendi, interessi e royalties in regime di esenzione da ritenuta.

Di fronte a questa realtà, i gruppi internazionali hanno l’onere di predisporre dei sistemi di controllo delle operazioni internazionali che intercorrano tra le società del gruppo, al fine di verificare in anticipo che siano rispettate tutte le condizioni di legge per l’applicazione dei regimi di esenzione da ritenuta sui dividendi, interessi e royalties anche alla luce delle nuove precise direttive giurisprudenziali nazionali ed eurounitarie in materia di “beneficiario effettivo”.

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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.