Indagini fiscali all’estero: gli strumenti del Fisco

In un’epoca di trasparenza fiscale internazionale come quella attuale, l’Amministrazione finanziaria dispone di diversi strumenti per individuare redditi prodotti e patrimoni detenuti all’estero da parte di contribuenti fiscalmente residenti in Italia. La cooperazione fiscale internazionale tra le Amministrazioni finanziarie dei diversi Paesi della comunità internazionale si sviluppa in due modi:
  • attraverso lo scambio di informazioni di rilevanza fiscale;
  • con il coordinamento delle operazioni di verifica da svolgersi sul territorio dei singoli Stati.

1. Lo scambio di informazioni di rilevanza fiscale a livello internazionale

Tra i principali strumenti utilizzati dalle Autorità fiscali italiane per individuare i redditi e le attività estere detenute all’estero dai soggetti fiscalmente residenti in Italia troviamo quelli che riguardano lo scambio di informazioni con le Autorità fiscali estere. Questo modello di cooperazione si declina in maniera leggermente differente a seconda che i Paesi esteri coinvolti facciano o meno parte dell’Unione europea.

1.1 Lo scambio di informazioni nell’Unione europea

Nell’ambito dell’Unione europea lo scambio di informazioni è disciplinato dalla Direttiva 2011/16/UE, con riferimento al settore delle imposte dirette, e dal Regolamento UE n. 904/2010, per quanto concerne la cooperazione amministrativa e la lotta alla frode fiscale in materia IVA. Sulla base di tale normativa, lo scambio d’informazioni nell’ambito dell’Unione europea può essere di diversi tipi, quali:
  • scambio di informazioni su richiesta;
  • scambio di informazioni spontaneo.
Si sottolinea, ancora, che con la Direttiva 2014/107/UE del 9 dicembre 2014, sono state apportate nuove modifiche alla direttiva 2011/16/UE, cosicché da introdurre nel sistema dell’Unione europea la tipologia di scambio di informazioni automatico, come effetto del recepimento del nuovo standard globale previsto dall’OCSE, c.d. Common Reporting Standard (CRS). Sulla base di quest’ultima previsione, l’Autorità competente di ciascuno Stato membro ogni anno è obbligato a comunicare alle Autorità competenti degli altri Stati membri le informazioni di rilevanza fiscale concernenti i soggetti fiscalmente residenti in questi ultimi Paesi.

1.2. Lo scambio di informazioni con gli altri Paesi

Nei rapporti con i Paesi non facenti parte dell’Unione europea, l’Italia non può ricorrere ai predetti strumenti di scambio di informazioni, ma può avvalersi di altri meccanismi idonei a realizzare i medesimi obiettivi di trasparenza fiscale. Quindi, in primo luogo, l’Italia può scambiare le informazioni con gli Stati esteri sulla base delle Convenzioni  contro le doppie imposizioni stipulate con questi ultimi. Tali accordi sono solitamente stipulati sulla base del Modello OCSE di Convenzione contro le doppie imposizioni, il cui art. 26 regolamenta la materia dello scambio di informazioni tra i Paesi coinvolti. Talvolta, tuttavia, può accadere che gli Stati non abbiano interessi commerciali a stipulare una Convenzione contro le doppie imposizioni, quindi possono optare per disciplinare solo lo scambio di informazioni nei reciproci rapporti. A tal fine, in seno all’OCSE, il Global Forum Working Group on Effective Exchange of Information ha elaborato il c.d. Modello di Tax Information Exchange Agreement (TIEA), per rendere possible lo scambio di informazioni tra Paesi che non hanno stipulato una Convenzione contro le doppie imposizioni, ma vogliono comunque obbligarsi a scambiarsi reciprocamente le informazioni fiscalmente rilevanti. Ulteriore strumento per lo scambio di informazioni a disposizione dell’Amministrazione finanziaria italiana, esperibile anche nei riguardi di Paesi non facenti parte dell’Unione europea, è la Convenzione sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale, c.d. MAAT (Mutual Administrative Assistence in Tax matters), stipulata a Strasburgo il 25 gennaio 1988 tra Consiglio d’Europa e OCSE. Oltre allo scambio di informazioni, questa Convenzione prevede anche l’assistenza alla riscossione e la non opponibilità del segreto bancario. Inoltre, qualora nel corso delle indagini emergessero dei fatti di rilevanza penale, l’assistenza deve essere garantita dagli Stati aderenti per un periodo che si estende fino a 3 anni prima dell’entrata in vigore della Convenzione. Al fianco di quelli descritti v’è lo strumento più innovativo ed efficace per la trasparenza fiscale internazionale, costituito dallo standard globale frutto dell’Accordo multilaterale raggiunto dai Paesi OCSE in materia di scambio automatico delle informazioni sui conti finanziari, sottoscritto a Berlino il 29 ottobre 2014, che prende il nome di Common Reporting Standard (CRS). Tale modello è molto simile al FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act), implementato dagli Stati Uniti per lo scambio di informazioni con gli altri Paesi. In pratica, per effetto del CRS, gli intermediari finanziari, quali banche, veicoli d’investimento collettivo e le assicurazioni dei Paesi aderenti sono tenuti ad identificare i propri clienti per verificare se risultano fiscalmente residenti in uno Stato estero. Le informazioni che vengono acquisite sono le seguenti:
  • codice fiscale (Tax identification number);
  • nome;
  • cognome;
  • indirizzo;
  • data di nascita.
L’acquisizione dei dati riguarda non solo le persone fisiche, ma anche le persone giuridiche (es. società). Inoltre, particolare rilevanza riveste il fatto che, con riferimento alle società, gli intermediari finanziari hanno il preciso compito di individuare il beneficiario effettivo delle stesse (c.d. Beneficial owner). Ciò significa che, ad esempio, se un contribuente fiscalmente residente in Italia ha chiuso un conto corrente che deteneva in un ex paradiso fiscale (che adesso ha aderito al Common Reporting Standard) e ha trasferito le proprie disponibilità ad una società costituita nello stesso Paese e da lui sostanzialmente controllata (fungendo la società da mero “schermo”), la banca non potrà fare a meno di identificarlo come il beneficiario effettivo dei redditi e del patrimonio della società, trasmettendo i relativi dati dall’Amministrazione finanziaria del proprio Paese che, a sua volta, le trasmetterà all’Agenzia delle Entrate. In Italia le informazioni provenienti dall’estero per effetto dello scambio di informazioni vengono lavorate dall’Agenzia delle Entrate, Direzione Centrale Accertamento – Settore Internazionale – Ufficio Scambio di Informazioni, che costituisce l’Ufficio Centrale di collegamento (C.L.O. – Central Liaison Office) competente per lo scambio di informazioni.

2. La cooperazione sul territorio

Talvolta gli strumenti relativi allo scambio di informazioni non sono sufficienti per le investigazioni da compiersi. Ciò avviene soprattutto quando i fatti per i quali si indaga assumono rilevanza penale, in special modo se trattasi di frodi fiscali internazionali. In questi casi, l’Amministrazione finanziaria ha la disponibilità di altri strumenti per la lotta all’evasione fiscale internazionale, che fanno leva sulla cooperazione con le Autorità fiscali estere che agiscono sul territorio di riferimento, quali:
  • squadre investigative comuni: che operano sul territorio di uno o più Paesi che le hanno costituite;
  • controlli multilateriali: svolti dalle Autorità fiscali dei rispettivi Stati sui propri territori, all’esito delle cui indagini i risultati vengono condivisi con le Amministrazioni fiscali estere;
  • verifiche simultanee: eseguite dalle Amministrazione finanziarie sui propri territori con riferimento a delle attività la cui tassazione può incidere sul potere impositivo di diversi Paesi.
I descritti strumenti consentono al Fisco di monitorare con apprezzabile precisione il movimento dei capitali esteri dei contribuenti fiscalmente residenti in Italia e di individuare i fenomeni di evasione ed elusione fiscale internazionale.

3. Consulenza fiscale internazionale per il caso concreto

Le informazioni sopra indicate hanno carattere meramente generale, perché all’atto pratico la normativa fiscale internazionale è costellata di eccezioni e deroghe da applicarsi a seconda dei dettagli del preciso caso concreto in esame e che, quindi, non possono essere sottovalutate. La fiscalità internazionale è la materia dei dettagli. Spesso accade che, anche un singolo dettaglio del caso concreto, apparentemente irrilevante, richieda una soluzione della problematica completamente diversa da quella ritenuta adeguata a un primo sguardo della situazione. Inoltre, l’approfondimento della situazione concreta spesso esclude delle irregolarità che il contribuente pensava di aver commesso e, invece, mette in luce delle problematiche che il contribuente nemmeno pensava di avere. Questo può capitare se il contribuente esamina la propria posizione dal punto di vista di una sola norma ritenuta “a priori” applicabile, quando, invece, il caso deve essere inquadrato, attraverso la necessaria analisi condotta alla luce dell’intero ordinamento tributario, sotto il profilo di una diversa norma. Quindi, l’analisi fiscale internazionale è necessaria per inquadrare tutti i dettagli sostanziali del caso in esame ed evitare errori di valutazione da cui possano scaturire violazioni fiscali che darebbero luogo al recupero delle imposte evase e all’applicazione delle sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate, tali da erodere il reddito prodotto dal contribuente e causargli un grave danno economico. D’altra parte, la difesa da un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate non può mai essere efficace quanto la prevenzione delle violazioni fiscali attuata con una strategia di analisi preventiva. Quindi la verifica da parte di un professionista specializzato in fiscalità internazionale circa le problematiche del preciso caso concreto costituisce un passaggio essenziale. Lo Studio ITAXA ha maturato una lunga esperienza nell’analisi delle questioni di fiscalità internazionale. Se desideri richiedere una consulenza fiscale internazionale allo Studio ITAXA per il tuo preciso caso concreto, scrivici all’indirizzo info@itaxa.it oppure compila il Modulo di contatto. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), Partner dello Studio ITAXA specializzato in Consulenza Fiscale Internazionale, da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.