Internazionalizzazione delle imprese: il rischio fiscale

Le operazioni di internazionalizzazione delle imprese necessitano di un’analisi del rischio fiscale che deriva dallo svolgimento dell’attività in diverse giurisdizioni, anche alla luce delle nuove regole dettate a livello internazionale contro le pratiche di elusione fiscale.

La produzione del reddito a livello internazionale

La internazionalizzazione delle imprese comporta lo svolgimento dei processi aziendali in diversi Stati, ponendo la questione della ripartizione del reddito complessivamente prodotto tra le differenti giurisdizioni fiscali.

Prima ancora di procedere all’applicazione della normativa fiscale dei Paesi coinvolti è necessario analizzare, sotto il profilo economico-aziendale, il processo produttivo dell’impresa per individuarne la “catena del valore”.

La “catena del valore” di un’impresa ricomprende le diverse unità organizzate che concorrono a produrne il reddito.

Quando tali unità organizzate sono distribuite in più Paesi, è importante comprendere quanto del valore finale prodotto dall’impresa è imputabile alla singola unità organizzativa, in relazione all’utilità che essa apporta al procedimento produttivo complessivo e alla misura dei rischi aziendali assunti rispetto a quelli che caratterizzano l’impresa a livello globale.

Una volta individuato il valore prodotto in ogni singolo Paese, bisogna procedere all’applicazione dalle regole vigenti nei diversi ordinamenti giuridici di volta in volta considerati e alla gestione dei rapporti con le rispettive Autorità fiscali.

Particolari regole, inoltre, sono previste dalle Convenzioni contro le doppie imposizioni per ripartire il potere impositivo degli Stati contraenti in rapporto a singole tipologie reddituali, per evitare che si verifichino fenomeni di doppia imposizione sui redditi prodotti a livello internazionale.

Internazionalizzazione delle imprese e valutazione del rischio fiscale

Quanto più l’attività di un’impresa si sviluppa a livello internazionale tanto più importante diventa l’analisi della “catena del valore” e, quindi, la corretta ripartizione del reddito prodotto tra le diverse giurisdizioni, da svolgersi attraverso una attenta pianificazione fiscale internazionale che permetta di gestire il rischio fiscale e di minimizzare il carico impositivo da sostenere a livello globale.

L’assenza di una pianificazione fiscale dell’operazione espone l’impresa a gravi rischi fiscali, con possibili contestazioni da parte delle Autorità fiscali e fenomeni di doppia imposizione fiscale.

In particolare, una corretta pianificazione fiscale internazionale dovrebbe avere ad oggetto i rischi fiscali relativi alle seguenti aree.

  • Rischi specifici:
  1. Rischio sugli adempimenti contabili: concernente la corretta contabilizzazione dei dati aziendali;
  2. Rischio sugli adempimenti fiscali: legato principalmente agli obblighi dichiarativi dell’impresa;
  3. Rischio sulle operazioni: relativo alle singole operazioni compiute e derivante dalla corretta applicazione della normativa fiscale, della giurisprudenza e della prassi amministrativa;
  4. Rischio sulle transazioni: riguardanti specifiche e complesse transazioni;
  • Rischi generici (che riguardano la gestione dei rischi specifici):
  1. Rischio aggregato: riguardante la gestione dei quattro rischi specifici;
  2. Rischio di reputazione: che misura l’impatto delle scelte fiscali dell’impresa nell’opinione pubblica e i relativi risvolti sugli utili aziendali.

La pianificazione fiscale internazionale preventiva

In realtà, ogni operazione di internazionalizzazione delle imprese dovrebbe formare oggetto di una pianificazione fiscale internazionale preventiva, perché è difficile modificare le caratteristiche di un’impresa già strutturata senza affrontare ingenti costi e realizzare gli stessi obiettivi di legittimo risparmio fiscale che sarebbero stati individuati in uno studio preventivo.

Per ridurre al minimo i rischi fiscali è necessario, in via preliminare, valutare il progetto di impresa internazionale da sviluppare, alla luce delle seguenti analisi fiscali:

Per compiere tale analisi occorre fare riferimento alla disciplina normativa e alla relativa interpretazione, riconducibili alle seguenti fonti:

  • trattati internazionali e convenzioni contro le doppie imposizioni;
  • normativa dell’Unione europea e pronunce della Corte di Giustizia dell’Unione europea;
  • normativa interna dei singoli Paesi coinvolti;
  • giurisprudenza e prassi amministrativa dei diversi Stati interessati.

Inoltre, una buona analisi dei profili fiscali dell’operazione non può trascurare le 15 Azioni sviluppate dall’OCSE, con il Pacchetto BEPS del 5 ottobre 2015 (Base Erosion and Profit Shifting), per la lotta ai fenomeni di erosione della base imponibile e di traslazione dei profitti a livello internazionale, che a breve verranno recepite dagli ordinamenti interni degli Stati sottoscrittori.

Tali misure sono state già recepite dall’Unione europea con la Direttiva del 21 giungo 2016, n. 2016/0011, che detta agli Stati membri le regole da introdurre nei relativi ordinamenti contro le pratiche di elusione fiscale che incidono direttamente sul funzionamento del mercato interno dell’Unione europea.

Lo studio fiscale dell’operazione, quindi, non può assolutamente prescindere, da un lato, dal corretto inquadramento del modello di business da sviluppare nella specifica ipotesi, e dall’altro lato, dalla considerazione di tutte le predette fonti, perché solo dalla loro valutazione complessiva è possibile individuare la specifica disciplina applicabile al preciso caso concreto.

Un’analisi che muova da una fattispecie concreta individuata in maniera imprecisa e che prenda in considerazione solo alcune delle fonti indicate è da ritenersi fallimentare.

Al contrario, un’adeguata pianificazione fiscale internazionale delle operazioni di internazionalizzazione delle imprese permette di realizzare i seguenti obiettivi:

  • ridurre al minimo i rischi fiscali mediante la corretta allocazione dei redditi prodotti dall’impresa a livello internazionale;
  • eliminare i fenomeni di doppia imposizione fiscale sui redditi dell’impresa;
  • evitare le controversie con le Amministrazioni fiscali dei Paesi coinvolti;
  • ottimizzare il carico fiscale conseguendo un legittimo risparmio d’imposta.

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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.