Interposizione fittizia di società, trust e fiduciarie: i pericoli di evasione fiscale

La interposizione fittizia costituisce un fenomeno di evasione fiscale quando attraverso la frapposizione formale di “prestanomi”, società, trust o fiduciarie nella titolarità di beni o attività economiche il contribuente ottiene l’abbattimento del carico fiscale complessivo sui redditi conseguiti.

Interposizione fittizia: tra evasione fiscale e abuso del diritto

Si parla di interposizione fittizia quando un soggetto trasferisce solo apparentemente la titolarità di beni o attività a “prestanomi”, società, trust o fiduciarie, pur restandone il titolare effettivo.

In tale modo l’interessato può realizzare diverse tipologie di vantaggi economici consistenti principalmente, da un lato, nella protezione del proprio patrimonio dalle azioni dei creditori e, dall’altro, nell’indebito risparmio d’imposta che deriva dal regime fiscale di maggiore favore applicabile al soggetto interposto, soprattutto quando quest’ultimo è localizzato all’estero in un “paradiso fiscale”.

La normativa tributaria contrasta esplicitamente il fenomeno della interposizione fittizia prevedendo, all’art. 37, comma 3, del D.P.R. n. 600/1973, che in sede di controllo della relativa posizione fiscale l’Amministrazione finanziaria possa imputare al contribuente i redditi di cui solo apparentemente sono titolari altri soggetti e dei quali, invece, egli risulta l’effettivo possessore sulla base di presunzioni dotate dei caratteri di gravità, precisione e concordanza.

In pratica la norma trova applicazione quando il Fisco riesce a dimostrare l’esistenza di un soggetto interposto fittizio, utilizzato come “veicolo” o “schermo”, il quale simuli la titolarità di alcuni beni o attività fonti di reddito che, nella realtà concreta, appartengono ad un altro soggetto, detto interponente, identificabile come il vero titolare e il beneficiario effettivo dei redditi che ne derivano.

Qualora l’Erario non riesca a fornire tale prova, ma risulti chiaro che dalla operazione il contribuente abbia conseguito un immeritato vantaggio fiscale, ha comunque la possibilità di contestare la interposizione fittizia in base all’istituto dell’abuso del diritto (o elusione fiscale), previsto dall’art. 10-bis  della legge n. 212/2000 (cd. Statuto del contribuente) che configura come abuso del diritto una o più operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti.

In questi casi l’Amministrazione finanziaria recupera le imposte dovute dal soggetto interponente in quanto, essendo questi il reale possessore dei beni e delle attività, lo stesso è da considerarsi il soggetto passivo d’imposta ovvero colui che manifesta la capacità contributiva a cui ricollegare la tassazione dei redditi prodotti.

I poteri di controllo del Fisco contro l’interposizione fittizia

L’Amministrazione finanziaria dispone di numerosi strumenti d’indagine, previsti dagli artt. 31 e seguenti del D.P.R. n. 600/1973, per scovare le strutture “fittizie” create al fine di occultare il beneficiario effettivo dei redditi e, quindi, per recuperare a tassazione le imposte evase attraverso lo schema della interposizione fittizia.

Più precisamente, oltre alla possibilità di compiere accessi, ispezioni e verifiche presso i contribuenti al fine di reperire dati e notizie che dimostrino l’esistenza della interposizione fittizia, il Fisco può fare uso dello strumento delle indagini bancarie, richiedendo agli intermediari finanziari il rilascio delle risultanze relative a qualsiasi rapporto da loro intrattenuto od operazioni effettuate con i rispettivi clienti, alle garanzie prestate da loro o da terzi e all’identità dei soggetti per i quali abbiano effettuate queste operazioni o abbiano intrattenuto rapporti finanziari.

Inoltre, sotto il profilo internazionale l’Amministrazione finanziaria può reperire i dati e le notizie fiscali estere attraverso lo strumento dello scambio internazionale delle informazioni fiscali, nelle forme dello scambio “automatico”, “spontaneo” o “su richiesta”.

Con le indagini finanziarie e gli altri dati e notizie reperite il Fisco ha la possibilità di provare la riconducibilità al contribuente interponente di determinati rapporti finanziari dei quali apparentemente risulta intestatario il soggetto interposto arrivando, quindi, a “forzare” il dato della loro formale titolarità.

A tale fine risultano spesso determinanti anche le informazioni relative agli eventuali rapporti d’affari o familiari tra l’interposto e il beneficiario-interponente, da cui è possibile desumere la “sudditanza” dell’uno alle decisioni amministrative e contabili dell’altro.

La contestazione da parte del Fisco dell’ipotesi di interposizione fittizia dà luogo, oltre al recupero delle imposte evase, anche all’applicazione delle conseguenziali sanzioni che, nel caso in cui l’evasione sia stata perpetrata attraverso operazioni con l’estero, includeranno anche quelle relative alle violazioni degli obblighi di monitoraggio fiscale degli investimenti e delle attività detenute all’estero (Quadro RW).

Attualmente dette violazioni, commesse sia in Italia sia all’estero, possono essere regolarizzate attraverso la procedura di cd. voluntary disclosure, conseguendo importanti vantaggi in termini di abbattimento delle sanzioni e riduzione dei termini di accertamento a disposizione dell’Agenzia delle Entrate.

Ma più in generale i pericoli di interposizione fittizia non possono essere sottovalutati nella pianificazione patrimoniale e fiscale delle operazioni, soprattutto se queste ultime coinvolgono trust, società e fiduciarie esteri, per non incorrere nelle pesanti sanzioni fiscali, e talvolta anche penali, derivanti dalle attività di accertamento del Fisco.

Per ulteriori informazioni e assistenza in materia di interposizione fittizia scrivici all’indirizzo info@itaxa.it oppure compila il Modulo di contatto.

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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.