Lavoro all’estero senza dichiarazione dei redditi in Italia: nullo l’avviso di accertamento

Con un’interessate sentenza la Corte di Cassazione si è pronunciata in merito alla tassazione in Italia dei redditi di lavoro dipendente prodotti all’estero da un giornalista italiano, stabilendo la nullità dell’avviso di accertamento, che li recuperava a tassazione, sulla base della non imponibilità in Italia di tali redditi per effetto dell’applicazione della Convenzione contro le doppie imposizioni tra l’Italia e il Regno Unito.

1. L’accertamento dei redditi esteri non dichiarati in Italia

Il caso in esame riguarda la posizione di un contribuente italiano che aveva svolto un’attività di lavoro dipendente, più precisamente come giornalista, a Londra per un noto quotidiano italiano, i cui redditi non erano stati dichiarati al Fisco italiano ai fini della loro tassazione.

Su tale presupposto l’Agenzia delle Entrate emetteva nei riguardi del giornalista un avviso di accertamento, con il quale recuperava a tassazione i redditi esteri ai fini IRPEF, comminando le conseguenziali sanzioni per l’omessa presentazione della dichiarazione fiscale in Italia.

L’interessato impugnava l’avviso di accertamento dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale, la quale accoglieva il ricorso con sentenza che, però, veniva impugnata dall’Agenzia delle Entrate davanti alla Commissione Tributaria Regionale.

Quest’ultima Corte, ribaltando la decisione di primo grado, si determinava all’accoglimento dell’atto di appello dell’Amministrazione finanziaria, asserendo che, alla luce dei diversi elementi fattuali acquisiti agli atti del giudizio, doveva ritenersi che il contribuente, nonostante fosse stato fiscalmente residente all’estero, avrebbe comunque dovuto dichiarare in Italia i redditi percepiti per il lavoro prestato nel suo Stato di residenza. Aggiungeva la Corte che, pur dovendo tassare in Italia i redditi percepiti nel Regno Unito, il contribuente avrebbe, in ogni caso, avuto diritto al credito per le imposte versate all’estero.

Non contento dell’esito del giudizio d’appello, il giornalista impugnava la decisione di secondo grado davanti alla Corte di Cassazione, chiedendone la riforma, con il conseguenziale annullamento dell’avviso di accertamento ritenuto illegittimo. L’Agenzia delle Entrate si costituiva in giudizio con proprie controdeduzioni, difendendo il proprio operato.

2. La Corte di Cassazione: accertamento illegittimo

La Corte di Cassazione, con sentenza 13 ottobre 2017, n. 24112, si è pronunciata sul ricorso del contribuente, stabilendo la nullità della sentenza d’appello e, nel merito, l’illegittimità dello stesso avviso di accertamento.

Nello specifico, la Corte di legittimità ha ritenuto che, facendo una corretta applicazione dell’art. 15 della Convenzione contro le doppie imposizioni, stipulata tra l’Italia e il Regno Unito il 21 ottobre 1988, in materia di tassazione dei redditi da lavoro subordinato, i redditi del contribuente siano da ritenersi imponibili solo nel Regno Unito, ove lo stesso era residente.

Altresì, dal momento che detta Convenzione prevale sulla normativa domestica italiana con essa contrastante, quest’ultima non poteva essere adoperata dall’Agenzia delle Entrate per rivendicare la fondatezza dell’avviso di accertamento.

Questo perché le convenzioni bilaterali in materia di doppia imposizione hanno la funzione di dettare norme internazionali di conflitto al fine di eliminare la sovrapposizione dei sistemi fiscali nazionali. Tale situazione si verifica allorché una stessa situazione di fatto economicamente rilevante determina la nascita in capo al medesimo soggetto di due obbligazioni tributarie in relazione a imposte dello stesso tipo previste dalla legislazione di due Paesi diversi, con conseguente ostacolo all’attività economica e di investimento internazionale.

L’eliminazione della doppia imposizione viene perseguito o mediante l’attribuzione del potere d’imposizione fiscale ad uno Stato contraente e, corrispondentemente, con la rinuncia all’esercizio di tale potere da parte dell’altro Stato, oppure viene prevista una potestà impositiva concorrente dei due Stati, con il ricorso allo strumento del credito d’imposta per evitare la doppia imposizione.

La Suprema Corte, in definitiva, ha ritenuto che:

Ciò posto, la norma sopra riportata è chiara nel prevedere che le somme percepite da un soggetto residente nel Regno Unito a titolo di retribuzione di un’attività di lavoro dipendente ivi svolta sono assoggettate a tassazione esclusivamente in tale Stato.

Per l’effetto la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, dichiarando la nullità della sentenza di secondo grado, da cui n’è derivata l’illegittimità dell’avviso di accertamento.

L’Agenzia delle Entrate è stata, invece, condannata al pagamento, nei confronti del contribuente, di euro 4.000,00 per compensi professionali anticipati, oltre spese e accessori di legge.

3. Consulenza fiscale internazionale per il caso concreto

Le informazioni sopra indicate hanno carattere meramente generale, perché all’atto pratico la normativa fiscale internazionale è costellata di eccezioni e deroghe da applicarsi a seconda dei dettagli del preciso caso concreto in esame e che, quindi, non possono essere sottovalutate.

La fiscalità internazionale è la materia dei dettagli. Spesso accade che, anche un singolo dettaglio del caso concreto, apparentemente irrilevante, richieda una soluzione della problematica completamente diversa da quella ritenuta adeguata a un primo sguardo della situazione.

Inoltre, l’approfondimento della situazione concreta spesso esclude delle irregolarità che il contribuente pensava di aver commesso e, invece, mette in luce delle problematiche che il contribuente nemmeno pensava di avere.

Questo può capitare se il contribuente esamina la propria posizione dal punto di vista di una sola norma ritenuta “a priori” applicabile, quando, invece, il caso deve essere inquadrato, attraverso la necessaria analisi condotta alla luce dell’intero ordinamento tributario, sotto il profilo di una diversa norma.

Quindi, l’analisi fiscale internazionale è necessaria per inquadrare tutti i dettagli sostanziali del caso in esame ed evitare errori di valutazione da cui possano scaturire violazioni fiscali che darebbero luogo al recupero delle imposte evase e all’applicazione delle sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate, tali da erodere il reddito prodotto dal contribuente e causargli un grave danno economico.

D’altra parte, la difesa da un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate non può mai essere efficace quanto la prevenzione delle violazioni fiscali attuata con una strategia di analisi preventiva.

Quindi la verifica da parte di un professionista specializzato in fiscalità internazionale circa le problematiche del preciso caso concreto costituisce un passaggio essenziale.

Lo Studio ITAXA ha maturato una lunga esperienza nell’analisi delle questioni di fiscalità internazionale.

Se desideri richiedere una consulenza fiscale internazionale allo Studio ITAXA per il tuo preciso caso concretoscrivici all’indirizzo info@itaxa.it oppure compila il Modulo di contatto.

4. La difesa tributaria di uno Studio Legale Tributario

Nel caso in cui il contribuente abbia ricevuto un avviso di accertamento da parte dell’Amministrazione finanziaria, alla luce del fatto che il contenzioso tributario diventa sempre più “aleatorio” e le conseguenze della soccombenza particolarmente gravose per il contribuente, bisogna rivalutare il dialogo e il confronto con il Fisco e, in primo luogo, con l’Agenzia delle Entrate.

Soprattutto nelle questioni di fiscalità internazionali, particolarmente complesse e ricche di apprezzamenti valutativi, stabilire un rapporto dialettico con l’Agenzia delle Entrate – specialmente in sede di contraddittorio preventivo rispetto all’azione di accertamento – può evitare il protrarsi delle contestazioni in sede contenziosa, dove le Commissioni Tributarie potrebbero non avere la stessa “sensibilità” di un brillante funzionario del Fisco su materie come “transfer pricing”Controlled Foreign Companies”, “stabile organizzazione  e “crediti per imposte estere”.

Ebbene, in questi casi è meglio lasciare il contenzioso tributario come “ultima spiaggia”, ammesso che ve ne siano i presuppostipena la “scure” della condanna al pagamento delle spese di giudizio.

In queste scelte costituisce un passaggio fondamentale quello di rivolgersi ad uno Studio Legale Tributario, al fine di valutare con la massima cura:

  • la strategia più adatta per difendersi dall’avviso di accertamento;
  • la presenza di vizi che possano giustificare la presentazione di un ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale;
  • le possibilità che il ricorso possa essere accolto in Commissione Tributaria Provinciale.

Trattasi, quindi, di una valutazione estremamente tecnica e meticolosa, che non può essere svolta dallo stesso contribuente che non abbia adeguata competenza ed esperienza nel contenzioso tributario.

In assenza delle predette valutazioni, da operarsi con l’assistenza di uno Studio Legale Tributario, il contribuente potrebbe correre il concreto pericolo:

  • o di sottovalutare degli strumenti per la definizione in “transazione” dell’avviso di accertamento e di avviare un contenzioso perso in partenza che lo vedrà costretto a pagare, oltre alle imposte e alle sanzioni dovute, anche le spese di giudizio in favore dell’Agenzia delle Entrate (magari anche per diversi gradi di giudizio);
  • oppure, di pagare le somme richieste con l’avviso di accertamento, nonostante questo sia affetto da un grave vizio che, se denunciato con ricorso, avrebbe indotto la Commissione Tributaria Provinciale ad annullare l’intero atto impositivo, con nessuna imposta e sanzione dovuta dal contribuente.

Lo Studio ITAXA ha maturato una lunga esperienza in materia di contenzioso tributario, assistendo persone fisiche e società nelle valutazioni degli strumenti più adatti al preciso caso concreto per la migliore difesa degli interessi del contribuente, le quali vengono svolte in 3 fasi:

  • analisi preliminare circa la sussistenza di vizi dell’avviso di accertamento e dello strumento più adeguato per farli valere;
  • valutazioni circa l’opportunità di avviare un contenzioso tributario;
  • eventuale assistenza del contribuente nella presentazione del ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale.

Per richiedere la difesa tributaria o una consulenza fiscale internazionale  scrivici all’indirizzo info@itaxa.it oppure compila il Modulo di contatto.

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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), Partner dello Studio ITAXA specializzato in Consulenza Fiscale Internazionale, da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.