Lettera dell’Agenzia delle Entrate per il conto estero: cosa fare?

Una lettera dell’Agenzia delle Entrate arriverà ai contribuenti che, sulla base dei dati derivanti dallo scambio automatico delle informazioni di rilevanza fiscale a livello internazionale, risultano aver commesso delle violazioni fiscali per la mancata indicazione dei patrimoni esteri (es. conto corrente) all’interno del Quadro RW della dichiarazione dei redditi.

1. Lettera dell’Agenzia delle Entrate come effetto dello scambio di informazioni a livello internazionale

Con il Provvedimento Prot. 348195 del 6 novembre 2020, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate ha fornito precise indicazioni alle Direzioni Provinciali in merito all’utilizzo dei dati derivanti dallo scambio di informazioni con gli Stati esteri, al fine di favorire la spontanea regolarizzazione, da parte dei contribuenti, delle violazioni eventualmente commesse.

In particolare, l’Agenzia delle Entrate attualmente ha accesso alle informazioni di rilevanza fiscale relative ai contribuenti fiscalmente residenti in Italia che detengono patrimoni all’estero.

Tali dati vengono acquisiti dall’Agenzia delle Entrate attraverso i seguenti strumenti per lo scambio automatico delle informazioni a livello internazionale:

  • la Direttiva del Consiglio 2011/16/UE (c.d. DAC2), come modificata dalla Direttiva 2014/107/UE; concernente lo scambio automatico obbligatorio di informazioni fiscali nell’ambito dell’Unione europea, recepita nell’ordinamento interno con l’art. 31-bis del D.P.R. n. 600/1973, il quale stabilisce che l’Amministrazione finanziaria provvede allo scambio, con le altre autorità competenti degli Stati membri dell’Unione europea, delle informazioni necessarie per assicurare il corretto accertamento delle imposte;
  • l’Accordo  multilaterale tra i Paesi membri dell’OCSE in materia di scambio automatico di informazioni sui conti finanziari, finalizzato ad implementare il nuovo standard unico globale per lo scambio automatico di informazioni (Common Reporting Standard – CRS), sottoscritto a Berlino il 29 ottobre 2014.

In sostanza, utilizzando i predetti strumenti, l’Agenzia delle Entrate, per effetto del primo scambio di informazioni, ha già acquisito i dati per il periodo a decorrere dal 1° gennaio 2016, quali:

  • identificativo del titolare del conto e, nel caso il titolare sia un ente o una società, anche gli identificativi della persona o delle persone che ne esercitano il controllo;
  • conto finanziario;
  • nome e identificativo dell’istituzione finanziaria tenuta alla comunicazione;
  • saldo o valore del conto;
  • importo di interessi, dividendi e altri redditi generati in relazione alle attività detenute nel conto, in ogni caso pagati o accreditati sul conto, e gli introiti totali lordi derivanti dalla vendita o dal riscatto delle attività finanziarie, pagati o accreditati sul conto.

Lo scambio automatico delle informazioni, già operativo tra tutti i Paesi dell’Unione europea, è destinato ad espandersi ulteriormente a livello internazionale con la progressiva adesione di nuovi Paesi extra-UE allo al Common Reporting Standard elaborato dall’OCSE.

D’altra parte, la stessa Agenzia delle Entrate sta progressivamente  organizzando adeguatamente i sistemi e il personale per la gestione e la selezione di un quantitativo considerevole di dati provenienti dalle Amministrazioni finanziarie estere, al fine di poterli utilizzare per contestare le violazioni fiscali commesse dai contribuenti, ai quali invia in primo luogo una comunicazione.

A fronte della comunicazione ricevuta il contribuente potrà presentare una dichiarazione dei redditi integrativa e beneficiare delle sanzioni in misura ridotta, avvalendosi dell’istituto del ravvedimento operoso.

Con riferimento ai precedenti invii di comunicazioni, l’Agenzia ha richiesto, in data 31 ottobre 2018, il parere del Garante per la protezione dei dati personali, così come previsto dall’articolo 36, comma 4, del Regolamento Europeo (UE) 2016/679 e dall’art. 2-quinquiesdecies del Codice in materia di protezione dei dati personali, come modificato dal decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 101, all’atto della predisposizione del presente provvedimento.

Con provvedimento n. 84 del 4 aprile 2019, il Garante ha autorizzato l’Agenzia ad effettuare il trattamento dei dati personali, ritenendo idonee le misure individuate dall’Agenzia per attenuare i rischi, derivanti dallo stesso, per i diritti e le libertà degli interessati, attraverso la previsione di:

i) apposite misure di sicurezza, anche di carattere organizzativo, volte a minimizzare i rischi di accessi non autorizzati ai dati utilizzati;

ii) l’effettuazione di controlli sulla qualità dei dati utilizzati e sulle elaborazioni logiche effettuate;

iii) l’applicazione di garanzie al trattamento automatizzato dei dati personali per ridurre prudenzialmente i rischi di errore;

iv) la previsione di adeguate modalità di coinvolgimento del contribuente;

v) la conservazione dei dati per i tempi previsti dalle norme sull’accertamento tributario.

2. Lettera dell’Agenzia delle Entrate e l’opportunità della regolarizzazione spontanea

In base al suddetto Provvedimento il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, le Direzioni Provinciali utilizzeranno i dati derivanti dallo scambio di informazioni per selezionare i contribuenti per il quali si rilevi un alto rischio di violazioni fiscali, a causa della mancata compilazione del Quadro RW, ad esempio, in presenza di un conto estero segnalato dalle Autorità fiscali straniere.

Viene previsto che, ai contribuenti così individuati, l’Agenzia delle Entrate invierà una lettera finalizzata a stimolare la regolarizzazione della relativa posizione fiscale e, quindi, per favorire, da un lato, l’emersione dei patrimoni non indicati nel Quadro RW (es. conto corrente estero) e, dall’altro, la dichiarazione dei redditi esteri non tassati in Italia.

In sostanza, attraverso la propria lettera l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione del contribuente i seguenti dati:

  • codice fiscale, cognome e nome del contribuente;
  • numero identificativo della comunicazione e anno d’imposta;
  • codice atto;
  • modalità per regolarizzare la propria posizione, avvalendosi dell’istituto del ravvedimento operoso;
  • modalità per richiedere informazioni o per eventuali precisazioni utili a chiarire l’anomalia segnalata, rivolgendosi alla Direzione Provinciale competente.

Una volta ricevuta la lettera dell’Agenzia delle Entrate, gli interessati possono rivolgersi alle Direzioni Provinciali di competenza per richiedere ulteriori informazioni oppure per fornire i chiarimenti in merito alla propria posizione fiscale.

D’altra parte, qualora sussistano effettivamente delle violazioni fiscali, il contribuente ha la possibilità di regolarizzare la propria posizione attraverso lo strumento del c.d. ravvedimento operoso di cui all’art. 13 del D.Lgs. n. 472/1997, beneficiando delle relative riduzioni delle sanzioni.

Gli interessati che non provvedono a sanare le violazioni fiscali commesse corrono il rischio di ricevere un successivo avviso di accertamento, da parte dell’Agenzia delle Entrate, per il recupero, da un lato, delle sanzioni relative alla mancata compilazione del Quadro RW e, dall’altro, delle imposte nonché delle sanzioni riguardanti i redditi esteri non dichiarati.

Chiaramente, qualora l’Agenzia delle Entrate rilevasse delle violazioni a carico del contribuente, ciò non esclude che l’indagine fiscale possa estendersi anche agli anni precedenti, potendo l’Ufficio richiedere all’Autorità straniera anche le informazioni per i periodi d’imposta pregressi, allargando anche a questi ultimi l’attività di accertamento.

Di fronte alla predetta lettera dell’Agenzia delle Entrate, quindi, il contribuente dovrebbe svolgere un’accurata analisi della propria posizione fiscale per rilevare:

  • se sono state commesse delle violazioni;
  • di quali violazioni di tratta;
  • l’impatto economico che una potenziale attività di accertamento avrebbe per l’anno d’imposta in questione ed, eventualmente, anche rispetto agli anni precedenti ancora accertabili;
  • l’opportunità di procedere alla regolarizzazione delle violazioni fiscali commesse e i relativi effetti.

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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.