CFC Black List: il ritorno dei paradisi fiscali

La Legge di Stabilità per il 2016 ha rimodulato la definizione di “paradiso fiscale” ai fini dell’applicazione della disciplina CFC Black List, che in alcuni casi potrebbe ricomprendere, ancora una volta, Svizzera, San Marino e Principato di Monaco, a dispetto degli accordi per lo scambio di informazioni fiscali da ultimo siglati tra l’Italia e tali Paesi.

La nuova definizione di “paradiso fiscale” per le CFC Black List

Se nel diritto tributario esiste una normativa “ballerina”, è sicuramente quella che disciplina le società estere controllate (CFCControlled Foreign Companies).

Poche settimane sono trascorse, infatti, da quando avevamo affrontato le novità apportate alle CFC rules dall’art. 8 del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 147 (Decreto “Crescita e internazionalizzazione delle imprese”) e oggi ritorniamo sul punto con quelle introdotte dalla Legge di Stabilità 2016.

Venendo al dunque, a decorrere dal 1° gennaio 2016 per “paradisi fiscali” devono intendersi, ai sensi del novellato art. 167, commi 1 e 4, del TUIR (D.P.R. 917/1986), quegli Stati non appartenenti all’Unione europea e nemmeno allo Spazio economico europeo, nei quali la società estera controllata benefici di un livello di tassazione normale inferiore al 50% di quello applicabile in Italia.

Il ritorno di Svizzera, San Marino e Principato di Monaco

I recenti accordi stipulati tra Italia, da un lato, e Svizzera, San Marino e Principato di Monaco, dall’altro, sembravano aver portato ad escludere, nella sostanza, tali ultimi Paesi dalla Black List dei “paradisi fiscali”, invece a quanto pare essi, usciti dalla porta, vi sono rientrati dalla finestra, questa volta identificati con parole diverse.

In pratica, se un soggetto italiano, persona fisica o società, detiene direttamente o indirettamente (anche attraverso una fiduciaria o un’altra persona), il controllo di una società con sede in Svizzera, San Marino o Principato di Monaco (Paesi non appartenenti né all’Unione europea né allo Spazio economico europeo) che beneficia di un livello di tassazione (ad esempio in forza di normative di vantaggio) inferiore al 50% di quello che sarebbe stato applicato se avesse sede in Italia, è come se detenesse delle partecipazioni in una società offshore.

La notizia potrebbe non suonare piacevole per coloro che hanno fatto emergere le proprie partecipazioni societarie estere con la cd. voluntary disclosure, regolarizzando la propria posizione con il Fisco, ed ora scoprono di poter essere annoverati tra quelli che detengono partecipazioni Black List, tenuti a preoccuparsi del fatto che la società controllata straniera svolga la propria attività industriale o commerciale principalmente nel mercato estero di riferimento oppure che l’investimento all’estero non persegue il mero fine di localizzare i redditi in un paradiso fiscale, onde evitare che i redditi conseguiti dalla società estera vengano tassati in Italia a prescindere dalla loro distribuzione sotto forma di dividendi.

Per richiedere una consulenza fiscale internazionale scrivici all’indirizzo info@itaxa.it oppure compila il Modulo di contatto.

 © RIPRODUZIONE RISERVATA

Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), Partner dello Studio ITAXA specializzato in Consulenza Fiscale Internazionale, da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.