Professionista residente all’estero e operante in Italia: viene tassato in Italia?

Con Risposta ad Interpello l’Agenzia delle Entrate fornisce alcuni chiarimenti in merito alla imponibilità dei redditi prodotti in Italia da parte di una contribuente fiscalmente residente in Germania che, però, svolgeva la propria attività di docente a contratto per una Università italiana.

Il caso: la docente tedesca operante in Italia

Con istanza di Interpello una docente di cittadinanza tedesca e non avente residenza fiscale italiana, richiedeva all’Agenzia delle Entrate se i redditi da lavoro autonomo prodotti in Italia fossero ivi da assoggettarsi a tassazione, in considerazione sia della normativa interna sia di quella convenzionale contenuta nella Convenzione contro le doppie imposizioni tra l’Italia e la Germania.

Più in particolare, la contribuente riferiva che l’attività che aveva svolto in Italia consisteva nello svolgimento dell’incarico di docente per una Università italiana, avente la qualifica di lavoro autonomo indipendente, in virtù di un contratto che non prevedeva nessuna base fissa a suo favore per l’espletamento delle attività in questione. In altri termini, per il periodo di svolgimento dell’incarico, l’interessata non aveva avuto a disposizione in Italia nessun Ufficio a cui fare stabilmente riferimento.

L’istante lamentava che, nonostante per gli anni di attività in Italia non avesse avuto la residenza fiscale italiana né avesse avuto qui a disposizione una base fissa d’affari, l’Università nel corrispondere i suoi compensi aveva comunque provveduto ad operare le ritenute fiscali alla fonte, versandole al Fisco italiano.

Ebbene, secondo la contribuente, non essendo ella tassabile in Italia, per mancanza degli anzidetti presupposti, dette ritenute fiscali sui compensi, non potevano essere operate, risultando per l’effetto indebite.

Ed, infatti, l’istante, facendo leva sulle certificazioni rilasciate dall’Amministrazione finanziaria tedesca, attestante la sua residenza fiscale in Germania, prospettava all’Agenzia delle Entrate l’applicazione della Convenzione contro le doppie imposizioni Italia-Germania, in ragione della quale i propri redditi avrebbero dovuto essere tassati esclusivamente in Germania, come già aveva provveduto con la propria dichiarazione fiscale tedesca.

La Risposta dell’Agenzia delle Entrate: redditi non imponibili in Italia

L’Agenzia delle Entrate ha affrontato la questione per gradi, partendo dall’aspetto della residenza fiscale della contribuente, per poi procedere a verificare l’imponibilità dei relativi redditi in Italia.

Sotto il profilo della residenza fiscale l’Amministrazione finanziaria, come già operato in precedenza, non ha mancato di ricordare che tale questione non può essere risolta in sede di interpello, necessitando di verifiche in punto di fatto relative a quanto dichiarato dalla contribuente, che trovano la loro naturale sede nelle operazioni di verifiche fiscali e accertamento a carico dei contribuenti.

Ciò nonostante, forma restando l’alea della residenza fiscale, l’Ufficio ha proseguito nell’analisi dell’interpello, affrontando il tema della imponibilità dei redditi da lavoro autonomo derivanti dall’attività di docenza svolta in Italia.

Con riferimento alla normativa domestica italiana, viene evidenziato che, ai sensi dell’art. 53 del TUIR (D.P.R. n. 917/1986), i redditi di lavoro autonomo come quelli prodotti dalla docente, restano tassabili in Italia perché devono essere considerati come qui prodotti. La predetta norma, infatti, definisce i redditi di lavoro autonomo come quelli derivanti dall’esercizio di arti e professioni, ovvero l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro in maniera automa diversa da quelle che determinano la produzione di redditi d’impresa.

L’attività di docenza dell’interessata è stata, quindi, inquadrata tra quelle di lavoro autonomo e ritenuta per questo motivo imponibile in Italia sulla base dell’applicazione della normativa domestica italiana.

D’altra parte, come suggerito dalla stessa contribuente, l’Agenzia delle Entrate evidenzia la presenza nei rapporti tra l’Italia e la Germania di una Convenzione contro le doppie imposizioni – firmata a Bonn il 18 ottobre 1989, ratificata con Legge n. 459/1992 e in vigore dal 26 dicembre 1992 – che ove applicabile al caso di specie, prevale sulla normativa domestica italiana.

Nello specifico, l’art. 14, comma 1, della predetta Convenzione, dispone che: “I redditi che un residente di uno Stato contraente ritrae dall’esercizio di una libera professione o da altre attività di carattere indipendente sono imponibili soltanto in detto Stato, a meno che detto residente non disponga abitualmente nell’altro Stato contraente di una base fissa per l’esercizio delle sue attività. Se egli dispone di tale base fissa, i redditi sono imponibili nell’altro Stato, ma soltanto nella misura in cui sono imputabili a detta base fissa”.

L’Ufficio desume, quindi, in applicazione della Convenzione Italia-Germania, i redditi della docente potrebbero essere tassati esclusivamente in Germania, Paese della sua residenza fiscale, solo qualora ella non disponesse in Italia di una base fissa di affari funzionale all’espletamento delle attività professionali oggetto del contratto con l’Università italiana.

Calando la disposizione convenzionale nel caso concreto, quindi, l’Agenzia delle Entrate rileva come, se dal contratto stipulato tra la docente e l’Università non emerge che quest’ultima abbia messo a disposizione della contribuente un ufficio in maniera stabile, non escluderebbe che la docente potrebbe avere reperito in maniera autonoma una base fissa di affari in Italia tale da permettere di svolgere le proprie funzioni per l’Università.

Detto questo, con Risposta n.  352/2019 l’Ufficio conclude ritenendo che i redditi di lavoro autonomo prodotti in Italia dalla docente fiscalmente residente in Germania devono ritenersi non imponibili in Italia, a condizione che:

  • l’interessata non risulti fiscalmente residente in Italia, sulla base di prove che non potrebbero essere valutate in sede di presentazione di interpello, ma da esaminare eventualmente in fase di verifica fiscale;
  • l’Università non metta a disposizione della docente alcuna base fissa d’affari;
  • una base fissa d’affari non sia stata neppure reperita autonomamente dalla contribuente per essere utilizzata in maniera funzionale all’espletamento dell’incarico attribuitale dall’Università.

Soddisfatti tali requisiti, la contribuente ha, pertanto, diritto ad ottenere il rimborso delle ritenute indebitamente operate dall’Università, presentando apposita richiesta, nel termine di 48 mesi (art. 37 del D.P.R: n. 602/1973), al Centro Operativo di Pescara.

La Risposta dell’Agenzia delle Entrate appare interessate per avere manifestamente dichiarato che, in assenza di una base fissa di affari in Italia, in applicazione di una Convenzione contro le doppie imposizioni, il lavoratore autonomo non fiscalmente residente in Italia non è tenuto qui a pagare alcuna imposta, nonostante tale obbligo sia previsto dalla normativa italiana.

L’unica incognita che rimane a carico del contribuente è quella di dimostrare che effettivamente egli non abbia in Italia né la propria residenza fiscale né una base fissa d’affari, circostanze che diventano tanto più difficili da provare quanto più prolungata e ripetuta sia l’attività di lavoro autonomo da svolgersi in Italia.

Per richiedere una consulenza dello studio tributario internazionale scrivici all’indirizzo info@itaxa.it oppure compila il Modulo di contatto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Avatar

Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.