Reati tributari: non punibilità per tenuità del fatto

La Corte di Cassazione si pronuncia sull’applicabilità ai reati tributari della causa di non punibilità prevista dall’art. 131-bis del Codice Penale, stabilendone la relativa operatività con riferimento al caso di specie, inerente l’omesso versamento dell’IVA dovuta, in violazione dell’art. 10-ter del D.Lgs. n. 74/2000.

La vicenda: il reato tributario di omesso versamento dell’IVA

Il caso approdato dinanzi alla Corte di Cassazione traeva origine dalla condanna inferta dalla Corte di Appello di Brescia, a conferma di quella già pronunciata dal Tribunale di Mantova, in merito al reato commesso da un contribuente in materia di omesso versamento dell’IVA dovuta in base alla dichiarazione annuale, oltre la soglia di punibilità di euro 250.000,00, così come previsto dall’art. 10-ter del D.Lgs. n. 74/2000.

L’imputato proponeva ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, chiedendo giustizia sul rilievo che nel caso di specie dovesse operare la causa di non punibilità, ai sensi dall’art. 131-bis del Codice Penale, per la particolare tenuità del fatto.

Infatti, lo stesso argomentava che l’omesso versamento fosse stato realizzato solo per un lieve ammontare, atteso che l’importo dell’IVA non versata, pari ad euro 252.092,00, eccedesse la soglia di punibilità di legge solo di euro 2.092,00, nonché per il fatto che questi avesse ottenuto la rateizzazione del debito tributario pendente, riducendone l’importo fino ad euro 237.047,00, per quanto gli ulteriori versamenti non fossero intervenuti essendo intervenuta la procedura di concordato preventivo.

La difesa, quindi, riteneva infondata la sentenza con la quale la Corte di Appello aveva ritenuto non applicabile detta causa di non punibilità in considerazione della sentenza della Corte di Cassazione n. 51020/2015, che avrebbe affermato la non applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ad un importo di poco superiore alla soglia di non punibilità, non avendo a tale fine rilevanza lo scostamento dalla soglia di punibilità di legge.

Al contrario, l’imputato affermava che nel caso di specie bisognasse aderire ad un altro filone giurisprudenziale, affermatosi con sentenza n. 9936/2016, con la quale la Corte di Cassazione ha stabilito che detta non punibilità opererebbe qualora l’omesso versamento IVA riguardi un ammontare vicinissimo alla soglia di punibilità.

La Corte di Cassazione: causa di non punibilità applicabile ai reati tributari

Con sentenza 5 aprile 2019, n. 15020, la Corte di Cassazione è giunta all’accoglimento del ricorso dell’imputato, sulla base di una puntuale decisione.

In particolare, la Corte muove dal presupposto che caratteristica dei reati tributari è quella per cui le soglie di punibilità e, quindi, di gravità del fatto, sono stabilite già dal legislatore, atteso che al di sotto di tali soglie il fatto non ha rilevanza penale.

Se per un verso, in assenza di una precisa norma che autorizzi la non punibilità di una condotta, non può essere dato peso alla misura dello scostamento nel caso di specie rispetto alla soglia di punibilità, detto elemento non può essere, al contrario, tralasciato in presenza di un norma, come appunto l’art. 131-bis del Codice Penale, che consenta di andare oltre la valutazione contenuta nella norma, per rilevare anche la non gravità del fatto in relazione alla condotta nella sua interezza, alla luce di tutti gli elementi del caso.

Ciò viene fatto derivare dalla circostanza che, come stabilito dalla stessa Corte di Cassazione con la sentenza a Sezioni Unite 6 aprile 2016, n. 13682, la presenza di soglie di punibilità non deve portare a ritenere la fattispecie di reato in questione incompatibile con la causa di non punibilità di cui all’art. 131-bis del Codice Penale e con il relativo giudizio di particolare tenuità del fatto, per quanto ciò non possa operare quanto più ci si allontana dalla soglia di punibilità.

Per cui, sulla base di quanto stabilito dalla Suprema Corte con le precedenti sentenze 20 novembre 2015, n. 13218, e 5 maggio 2015, n. 40774, in presenza di una fattispecie di reato di omesso versamento IVA, di cui all’art. 10-ter del D.Lgs. n. 74/2000, l’art. 131-bis del Codice Penale è destinato ad operare qualora l’ammontare dell’imposta non versata sia di pochissimo superiore alla soglia di punibilità prevista dalla legge.

In tale ipotesi è la soglia di punibilità prevista dalla legge a dover essere presa in considerazione per valutare il punto di partenza della offensività della condotta, cosicché il lieve scostamento da questa soglia potrà essere interpretato come particolare tenuità del fatto commesso ai fini dell’art. 131-bis del Codice Penale.

In altri termini, se i due indicatori della esiguità del danno e/o del pericolo, anche in base ai parametri della gravita del fatto dettati dall’art. 133, comma 1, del Codice Penale, sono da individuarsi nella tenuità dell’offesa e nella non abitualità del comportamento, nell’ambito dei reati tributari particolare attenzione deve essere data all’entità dell’imposta involta, oltre la quale il fatto diventa punibile, per cui il mero lieve superamento della soglia di punibilità prevista per legge deve essere ritenuto l’indicatore di minima offensività.

Dal momento del il Giudice d’appello aveva errato nell’applicazione di detto principio di non punibilità del reato di omesso versamento IVA per particolare tenuità del fatto, la Corte di Cassazione si è determinata ad annullare la sentenza di secondo grado, con rinvio della questione alla Corte di Appello affinché applichi il corretto principio statuito.

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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.