Residenza fiscale all’estero: come ottenerla? basta iscrizione AIRE?

La residenza fiscale di una persona fisica in uno Stato comporta il diritto di questo di tassarne tutti i redditi percepiti, ovunque siano stati prodotti (principio della tassazione su base mondiale). Con il venir meno della residenza fiscale, invece, lo Stato può tassare solo i redditi nello stesso prodotti (principio della tassazione dello Stato della fonte).

1. I 3 requisiti per perdere la residenza fiscale italiana

Assodato che la residenza fiscale costituisce il criterio in base al quale lo Stato tassa i redditi dei contribuenti a prescindere da dove provengano, vediamo adesso quali sono i requisiti per perdere la residenza fiscale Italiana e, quindi, per essere tassati in Italia solo per i redditi ivi prodotti e non anche per quelli prodotti all’estero.

      a. Iscrizione all’ AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero)

Il primo requisito per perdere la residenza fiscale italiana, di natura formale, è costituito dalla cancellazione dal registro della popolazione residente e conseguente iscrizione all’ AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero).

Tuttavia l’iscrizione all’ AIRE non determina una presunzione di effettivo trasferimento all’estero della propria residenza, in quanto a tale fine devono essere rispettati anche i seguenti due requisiti, in mancanza dei quali il contribuente continua ad essere considerato fiscalmente residente in Italia (art. 2 del D.P.R. 917/1986 – TUIR).

      b. Domicilio civile all’estero

Altro fattore per determinare la residenza fiscale delle persone fisiche è costituito dal domicilio civilistico, inteso come il luogo dove una persona vuole stabilire la sede principale dei propri affari e interessi, a prescindere dalla effettiva presenza in quel luogo (art. 43 del Codice civile).

Per abbandonare la residenza fiscale italiana è necessario che il contribuente voglia effettivamente trasferire all’estero il proprio centro di affari e interessi, che ricomprende non solo i rapporti di natura patrimoniale ed economica, ma anche quelli familiari, sociali e morali.

      c. Residenza civile all’estero

L’ultimo requisito per individuare la residenza fiscale di una persona fisica è quello della propria residenza civilistica individuata nel luogo dove essa dimora abitualmente (art. 43 del Codice civile).

Per perdere la residenza fiscale italiana e poter acquisire quella estera è, quindi, anche necessario che il contribuente permanga effettivamente all’estero con l’intenzione di volerci rimanere.

L’Agenzia delle Entrate verifica l’effettiva permanenza del contribuente all’estero sia attraverso le verifiche svolte in Italia sia sulla base dello scambio di informazioni fiscali con lo Stato estero di riferimento.

Spetta al Fisco dimostrare eventualmente che il contribuente non ha mai abbandonato la residenza fiscale italiana, salvo il caso in cui il trasferimento sia avvenuto in un paradiso fiscale. In questa caso si presume che il contribuente abbia mantenuto la residente fiscale italiana salvo che questi non riesca a dimostrare il contrario (art. 2, comma 2-bis, del TUIR).

      d. Per quanto tempo?

Affinché il rispetto dei 3 requisiti possa consentire effettivamente di perdere la residenza fiscale italiana è necessario che essi vengano rispettati per “la maggior parte del periodo d’imposta, vale a dire per un periodo di 183 giorni all’anno (o 184 giorni per l’anno bisestile).

2. Il problema della doppia residenza fiscale

Spesso capita di sentir dire che acquisendo la residenza fiscale di uno Stato estero si perde quella Italiana, ma ciò non è affatto vero se in Italia non si rispettano i citati requisiti.

E’ ben possibile, infatti, essere considerati fiscalmente residenti in due diversi Stati  in applicazione delle rispettive normative interne.

Sorge quindi il problema di poter essere chiamati a pagare le imposte, su tutti i redditi percepiti, in ognuno dei due Stati, con l’effetto di essere tassati due volte sugli stessi redditi (cd. doppia imposizione fiscale).

In questi casi i problemi di doppia tassazione vengono risolti attraverso delle specifiche regole (“tie breaker rules”) contenute nelle Convenzioni contro le doppie imposizioni stipulate dagli Stati in questione, le quali consentono di attribuire solo ad uno dei due Stati il potere di tassare la totalità dei redditi (principio della tassazione su base mondiale), lasciando all’altro Stato la potestà di tassare solo i redditi ivi prodotti (principio della tassazione dello Stato della fonte).

3. Consulenza fiscale internazionale per il caso concreto

Le informazioni sopra indicate hanno carattere meramente generale, perché all’atto pratico la normativa fiscale internazionale è costellata di eccezioni e deroghe da applicarsi a seconda dei dettagli del preciso caso concreto in esame e che, quindi, non possono essere sottovalutate.

La fiscalità internazionale è la materia dei dettagli. Spesso accade che, anche un singolo dettaglio del caso concreto, apparentemente irrilevante, richieda una soluzione della problematica completamente diversa da quella ritenuta adeguata a un primo sguardo della situazione.

Inoltre, l’approfondimento della situazione concreta spesso esclude delle irregolarità che il contribuente pensava di aver commesso e, invece, mette in luce delle problematiche che il contribuente nemmeno pensava di avere.

Questo può capitare se il contribuente esamina la propria posizione dal punto di vista di una sola norma ritenuta “a priori” applicabile, quando, invece, il caso deve essere inquadrato, attraverso la necessaria analisi condotta alla luce dell’intero ordinamento tributario, sotto il profilo di una diversa norma.

Quindi, l’analisi fiscale internazionale è necessaria per inquadrare tutti i dettagli sostanziali del caso in esame ed evitare errori di valutazione da cui possano scaturire violazioni fiscali che darebbero luogo al recupero delle imposte evase e all’applicazione delle sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate, tali da erodere il reddito prodotto dal contribuente e causargli un grave danno economico.

D’altra parte, la difesa da un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate non può mai essere efficace quanto la prevenzione delle violazioni fiscali attuata con una strategia di analisi preventiva.

Quindi la verifica da parte di un professionista specializzato in fiscalità internazionale circa le problematiche del preciso caso concreto costituisce un passaggio essenziale.

Lo Studio ITAXA ha maturato una lunga esperienza nell’analisi delle questioni di fiscalità internazionale.

Se desideri richiedere una consulenza fiscale internazionale allo Studio ITAXA per il tuo preciso caso concreto, scrivici all’indirizzo info@itaxa.it oppure compila il Modulo di contatto.

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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), Partner dello Studio ITAXA specializzato in Consulenza Fiscale Internazionale, da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.

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