Rientro dei capitali: dopo la Voluntary Disclosure c’è il ravvedimento operoso

Vedi anche l’ultimo aggiornamento: Voluntary disclosure 2016: riapertura dei termini 

Scaduti i termini per aderire alla Voluntary Disclosure, il rientro dei capitali detenuti all’estero con applicazione di sanzioni agevolate è ancora possibile grazie al ravvedimento operoso.

Lo scambio di informazioni fiscali a livello internazionale attualmente permette all’Agenzia delle Entrate di rintracciare i capitali non emersi con la Voluntary Disclosure, quindi il ravvedimento operoso può considerarsi l’ultima chiamata per il rientro dei capitali prima del pesante intervento sanzionatorio del Fisco.

L’intensificarsi dello scambio di informazioni fiscali a livello internazionale

L’attuale scambio automatico di informazioni fiscali tra le Amministrazioni finanziarie dei Paesi dell’Unione europea, i recenti accordi per lo scambio di informazioni stipulati dall’Italia con Svizzera, Principato di Monaco, San Marino, Liechtenstein e Stati Uniti e quelli già in vigore con gli altri Paesi extra-UE permettono all’Agenzia delle Entrate di entrare il possesso dei dati reddituali e patrimoniali relativi ai soggetti fiscalmente residenti in Italia.

Lo scambio automatico di informazioni fiscali diventerà presto globale con l’applicazione del nuovo modello di convenzione fiscale multilaterale elaborato dall’OCSE (Common Reporting Standard) del quale si prevede entro fine anno la ratifica da parte degli Stati.

I dati che l’Agenzia delle Entrate può acquisire riguardano:

  • redditi di lavoro dipendente;
  • redditi di lavoro autonomo;
  • altre tipologie di redditi;
  • disponibilità sui conti correnti accesi all’estero;
  • strumenti finanziari detenuti all’estero;
  • proprietà di immobili situati all’estero.

Le violazioni degli obblighi di dichiarazione e di monitoraggio fiscale delle attività estere

Quando l’Agenzia delle Entrate viene in possesso dei suddetti dati e verifica che essi non appaiono comunicati al Fisco italiano e, quindi, in Italia non risultano nemmeno pagate le relative imposte avvia un procedimento di accertamento a carico del contribuente con il quale, oltre a recuperare le imposte evase, applica le rispettive sanzioni e gli interessi.

Le sanzioni possono assumere considerevoli importi, arrivando:

  • per il caso di omessa presentazione della dichiarazione in Italia, ad un valore dal 120% al 240% dell’imposta evasa, che viene ulteriormente raddoppiato se si tratta di somme detenute in paradisi fiscali (diventando dal 240% al 480%);
  • dal 3% al 15% del valore degli investimenti detenuti all’estero non indicati nel Quadro RW, anche in questo caso raddoppiato se le somme o gli investimenti sono detenuti in paradisi fiscali (diventando 6% al 30%).

Inoltre, qualora l’Agenzia delle Entrate verifichi che l’evasione accertata integri anche uno dei reati tributari previsti dal D.Lgs. 74/2000 è obbligata (art. 331 c.p.c.) a procedere alla comunicazione della relativa notizia di reato all’Autorità giudiziaria la quale avvierà un procedimento penale a carico del contribuente.

Voluntary Disclosure e ravvedimento operoso a confronto

La Voluntary Disclosure è una procedura di collaborazione volontaria con la quale il contribuente si impegna a regolarizzare la propria posizione fiscale attraverso la confessione di tutte le violazioni commesse rispetto agli obblighi di   monitoraggio fiscale delle attività patrimoniali e finanziarie costituite o detenute all’estero.

Ne deriva che tale procedura non si perfeziona qualora i dati forniti non siano veritieri o quando risultano altre attività all’estero che non hanno formato oggetto della confessione. Il mancato perfezionamento della procedura comporta l’inapplicabilità della riduzione delle sanzioni e dell’impunità penale prevista dalla normativa.

Il ravvedimento operoso, invece, non è una vera e propria confessione delle violazioni commesse, ma una semplice regolarizzazione di errori o omissioni, quindi può riguardare anche solo alcune di esse.

Pertanto la riduzione delle sanzioni sia amministrative che penali sugli importi ravveduti opera anche se non sono state regolarizzate tutte le violazioni commesse.

Ancora, mentre il ravvedimento operoso avviene attraverso una dichiarazione di scienza sempre ritrattabile, la confessione posta alla base della Voluntary Disclosure è irretrattabile, cosicché essa può essere  adoperata dall’Agenzia delle Entrate, soprattutto se la citata procedura non si perfeziona, finanche come prova contro il contribuente in ambito sia tributario che penale.

I vantaggi del ravvedimento operoso: sanzioni amministrative e penali ridotte

Nonostante i termini per aderire alla Voluntary Disclosure siano oramai scaduti, considerevoli sono i vantaggi in termini di riduzione delle sanzioni che derivano dal ricorso all’istituto del ravvedimento operoso, così come di recente modificato, per la regolarizzazione dei capitali detenuti all’estero

Il contribuente ha la possibilità di regolarizzare le proprie violazioni tributarie anche se queste sono già state contestate o se siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività di accertamento, sempreché non sia ancora stato notificato un atto di accertamento o un atto di liquidazione ovvero una comunicazione di irregolarità.

Per beneficiare dei massimi vantaggi del ravvedimento operoso è però necessario che la regolarizzazione non avvenga a troppa distanza dalla violazione, in quanto col passare del tempo le riduzioni delle sanzioni sono sempre meno allettanti.

Più precisamente, la normativa prevede le seguenti riduzioni (art. 13, comma 1, del D.Lgs. 472/1997):

  • ad 1/9 del minimo se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche se incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene entro novanta giorni dalla data dell’omissione o dell’errore, ovvero se la regolarizzazione delle omissioni e degli errori commessi in dichiarazione avviene entro novanta giorni dal termine per la presentazione della dichiarazione in cui l’omissione o l’errore è stato commesso (a-bis);
  • ad 1/8 del minimo, se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche se incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione ovvero, quando non e` prevista dichiarazione periodica, entro un anno dall’omissione o dall’errore (b);
  • ad 1/7 del minimo se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche se incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro due anni dall’omissione o dall’errore (b-bis);
  • ad 1/6 del minimo se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene oltre il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica, oltre due anni dall’omissione o dall’errore (b-ter);
  • ad 1/5 del minimo se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche se incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene dopo la constatazione della violazione ai sensi dell’articolo 24 della legge 7 gennaio 1929, n. 4, salvo che la violazione non rientri tra quelle indicate negli articoli 6, comma 3, o 11, comma 5, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 (b-quater);
  • ad 1/10 del minimo di quella prevista per l’omissione della presentazione della dichiarazione, se questa viene presentata con ritardo non superiore a novanta giorni ovvero a 1/10 del minimo di quella prevista per l’omessa presentazione della dichiarazione periodica prescritta in materia di imposta sul valore aggiunto, se questa viene presentata con ritardo non superiore a trenta giorni (c).

Sotto il profilo penale il ravvedimento operoso costituisce, a seconda dei casi, causa di non punibilità o attenuante del reato tributario eventualmente commesso (artt. 13 e 13-bis del D.Lgs. 74/2000).

Ravvedersi o non ravvedersi?

Tenendo in considerazione la maggiore facilità rispetto al passato dell’Agenzia delle Entrate di reperire i dati esteri dei contribuenti fiscalmente residenti in Italia e i vantaggi in termini di riduzioni delle sanzioni sia fiscali che penali derivanti dal ravvedimento operoso, non vi è ragione per non ricorrere a questo strumento per il rientro dei capitali esteri non dichiarati al Fisco italiano.

Pertanto, se in passato molti adoperavano la strategia di attendere che fosse il Fisco a scovare le proprie ricchezze estere, confidando che ciò non accadesse, attualmente tale speranza è divenuta vana.

Aspettare che sia l’Agenzia delle Entrate a rintracciare i redditi o gli investimenti esteri vuol dire precludersi un considerevole sconto in termini di sanzioni sia amministrative che penali.

Certamente prima di procedere al ravvedimento è consigliabile svolgere un’analisi preventiva degli effetti sanzionatori che derivano dal rientro dei capitali, la quale non deve limitarsi ai soli aspetti fiscali ma anche e soprattutto a quelli penal tributari.

Vedi anche l’ultimo aggiornamento: Voluntary disclosure 2016: riapertura dei termini 

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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), Partner dello Studio ITAXA specializzato in Consulenza Fiscale Internazionale, da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.