Rientro dei cervelli 2021: iscrizione AIRE non necessaria

L’agevolazione per il rientro dei cervelli in Italia non è più subordinata all’iscrizione all’AIRE da parte del contribuente. Questo è quanto previsto dal “Decreto Crescita” del Governo in attesa di entrata in vigore.

1. Rientro dei cervelli e iscrizione AIRE

L’originaria normativa per il rientro dei cervelli (art. 16 D.L.gs. n. 147/2015) prevedeva requisiti stringenti per accedere all’agevolazione fiscale consistente nell’abbattimento della base imponibile ai fini delle imposte dirette.

Tra i requisiti più criticati negli ultimi anni vi è quella della necessaria preventiva iscrizione del contribuente all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero).

Tale condizione comportava che il contribuente non iscritto all’AIRE non potesse ritenersi fiscalmente residente all’estero, secondo la normativa domestica italiana nonché ai fini dell’applicazione del beneficio fiscale, nonostante egli avesse vissuto e lavorato/studiato nel Paese straniero per il periodo richiesto dalla normativa.

Per cui, negli scorsi anni sono stati numerosi gli italiani che, pur avendo lavorato all’estero per un lungo periodo, si sono visti negare l’applicazione del beneficio in commento, sulla base della sola mancanza del requisito formale dell’iscrizione all’AIRE, spesso anche da imputarsi alle lunghezze burocratiche dei consolati all’estero nella gestione delle domande di iscrizione all’AIRE.

2. Decreto Crescita: eliminato il requisito dell’iscrizione all’AIRE

Con il “Decreto Crescita” il Governo è intervenuto a modificare la normativa relativa agli incentivi fiscali per il rientro dei cervelli, prevedendo delle condizioni più favorevoli per accedere a tali benefici da parte dei contribuenti che rientrano dopo aver svolto un’esperienza di lavoro o di studio all’estero.

Tra le misure previste per favorire l’adesione dei contribuenti al regime del rientro dei cervelli v’è quella che elimina l’iscrizione all’AIRE tra i requisiti di accesso, facendosi invece riferimento al diverso presupposto del preventivo trasferimento all’estero della residenza fiscale secondo la Convenzione contro le doppie imposizioni stipulate dall’Italia con il Paese estero di riferimento.

Ciò significa che, a differenza che in passato, con l’entrata in vigore del “Decreto Crescita” ciò che farà fede non sarà più l’iscrizione all’AIRE – vale a dire condizione per il trasferimento della residenza fiscale all’estero secondo la normativa domestica italiana – quanto, invece, il fatto che il contribuente risulti fiscalmente residente all’estero, per gli anni richiesti dalla normativa sul rientro dei cervelli, secondo le regole (c.d. tie-breaker rules) previste dalle Convenzioni contro le doppie imposizioni per dirimere i “conflitti di residenza” insorti tra lo Stato italiano e quello estero.

Le nuove regole in tema di rientro dei cervelli opereranno a regime per i lavoratori impatriati non iscritti all’AIRE rientrati in Italia a partire dal 1° gennaio 2020.

D’altra parte, considerato lo scompiglio che la originaria normativa ha creato in passato e il rischio di creare dei trattamenti discriminatori tra i contribuenti rientrati prima e dopo il 1° gennaio 2020, con il “Decreto Crescita” si è previsto di estendere le nuove regole anche in via retroattiva.

Ed, infatti, viene stabilito che, per i periodi d’imposta per i quali sono stati notificati degli avvisi di accertamento ancora impugnabili (di recupero dell’agevolazione per il rientro dei cervelli, sul presupposto della mancata iscrizione all’AIRE) o impugnati, per i quali pende ancora un giudizio, oppure per gli anni per i quali non sono ancora decorsi i termini per l’accertamento (da parte dell’Agenzia delle Entrate delle imposte evase), i benefici per il rientro dei cervelli rimangono applicabili ai lavoratori rientrati prima del 31 dicembre 2019 (secondo la normativa vigente al 31 dicembre 2018), sempreché questi siano in grado di dimostrare di avere avuto la residenza all’estero, per il periodo richiesto dalla norma, ai sensi della Convenzione contro le doppie imposizioni vigente tra l’Italia e lo Stato estero in questione.

3. Mancata iscrizione all’AIRE: la posizione dell’Agenzia delle Entrate

Con la Risposta ad Interpello n. 533/2020 l’Agenzia delle Entrate – sebbene con riferimento alla tematica degli incentivi fiscali applicabili ai lavoratori impatriati laureati – ha avuto modo di esprimersi in merito alla portata delle previsioni che eliminano l’iscrizione all’AIRE come requisito fondamentale affinché i lavoratori possa accedere ai benefici fiscali legati al loro rientro in Italia.

L’Amministrazione finanziaria parte dalla premessa che, con riferimento al requisito della residenza fiscale, ai sensi dell’articolo 2 del TUIR, sono residenti in Italia le persone fisiche che, per almeno 183 giorni (o 184 giorni in caso di anno bisestile), sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile.

Altresì, si sottolinea, in ogni caso come, per i soggetti di cui al comma 2 del citato articolo 16, per accedere al regime speciale per i lavoratori impatriati, la norma presuppone che il soggetto non sia stato residente in Italia per un periodo minimo precedente all’impatrio di 2 anni.

Infatti, considerato che il citato comma 2 prevede un periodo minimo di lavoro all’estero di due anni, il Fisco ritiene che per tali soggetti la residenza all’estero per almeno 2 periodi d’imposta costituisca il periodo minimo sufficiente ad integrare il requisito della non residenza nel territorio dello Stato e a consentire, pertanto, l’accesso al regime agevolativo.

Venendo alla novità normativa in questione, l’Agenzia delle Entrate osserva che, qualora il periodo di iscrizione all’AIRE risulti insufficiente o detta iscrizione non risulti affatto, trovano applicazione le disposizioni di cui al comma 5-ter inserito nell’articolo 16 del D.Lgs. n. 147 del 2015, secondo cui:

I cittadini italiani non iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) rientrati in Italia a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019 possono accedere ai benefici fiscali di cui al presente articolo purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi per il periodo di cui al comma 1, lettera a). Con riferimento ai periodi d’imposta per i quali siano stati notificati atti impositivi ancora impugnabili ovvero oggetto di controversie pendenti in ogni stato e grado del giudizio nonché per i periodi d’imposta per i quali non sono decorsi i termini di cui all’articolo 43 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, ai cittadini italiani non iscritti all’AIRE rientrati in Italia entro il 31 dicembre 2019 spettano i benefici fiscali di cui al presente articolo nel testo vigente al 31 dicembre 2018, purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi per il periodo di cui al comma 1, lettera a). Non si fa luogo, in ogni caso, al rimborso delle imposte versate in adempimento spontaneo“.

Al riguardo, viene ulteriormente precisato che il citato comma 5-ter non ha inteso modificare il periodo di possesso del requisito della residenza all’estero che nel caso dei soggetti di cui all’articolo 16, comma 2, come illustrato, è almeno pari a due periodi di imposta, bensì consentire di dimostrarne il possesso ai sensi delle Convenzioni contro le doppie imposizioni, in assenza di iscrizione all’AIRE, attraverso una serie di documenti di carattere formale e sostanziale da identificarsi nel singolo caso di specie e che sono imprescindibili per l’accesso all’agevolazione.

4. Consulenza fiscale internazionale per il caso concreto

Se il requisito formale dell’iscrizione all’AIRE, previsto in precedenza, era facilmente dimostrabile attraverso il relativo certificato, la riconducibilità all’estero della residenza fiscale ai sensi della normativa convenzionale andrà dimostrata prendendo in considerazione elementi di natura sostanziale, quali, in primo luogo, il luogo dell’abitazione permanente del contribuente e il relativo centro degli interessi personali ed economici, nonché ulteriori elementi documentali fondamentali da valutarsi nel singolo caso di specie.

Questa valutazione deve essere svolta in maniera molto accurata, tenendo in considerazione tutti i legami dell’interessato sia con l’Italia sia con il Paese estero, onde evitare che, a seguito di un controllo dell’Agenzia delle Entrate, questi non sia in grado di fornire la prova della regolarità della fruizione degli incentivi per il rientro dei cervelli.

Le informazioni sopra indicate hanno carattere meramente generale. L’accertamento dell’applicabilità degli incentivi non può prescindere dall’esame di ciascun caso concreto. Infatti, come in tutte le analisi fiscali internazionali,  anche per quella relativa all’applicabilità degli incentivi per il “rientro dei cervelli” assume importanza fondamentale l’inquadramento di tutti i dettagli sostanziali del caso in esame al fine, da un lato, di permettere l’applicazione degli incentivi per il “rientro dei cervelli” anche ad ipotesi che apparentemente non vi rientrano e, dall’altro, per non applicare l’agevolazione ad altri casi che solo apparentemente vi rientrano, il tutto per scongiurare il recupero delle imposte evase e l’applicazione delle sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Infatti, un eventuale accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate della non applicabilità degli incentivi in questione, comporterebbe, non solo il recupero delle imposte non versate in ragione dell’agevolazione, per ciascun anno pregresso di fruizione del beneficio, ma anche l’applicazione di sanzioni fiscali (ed eventualmente penali) tali da erodere lo stesso reddito prodotto dal contribuente, con un grave danno economico per quest’ultimo.

Per cui, la verifica da parte di un professionista specializzato in Fiscalità internazionale circa l’applicabilità degli incentivi per il “rientro dei cervelli” nel preciso caso concreto costituisce un passaggio fondamentale per evitare di commettere delle violazioni fiscali.

Se desideri richiedere una consulenza fiscale internazionale allo Studio ITAXA in materia di verifica nel tuo preciso caso concreto dei presupposti  per l’applicabilità degli incentivi per il “rientro dei cervelli“, scrivici all’indirizzo info@itaxa.it oppure compila il Modulo di contatto.

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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), Partner dello Studio ITAXA specializzato in Consulenza Fiscale Internazionale, da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.