Rientro dei cervelli 2020: requisiti

Con il Decreto Crescita 2019 è stata rivista la normativa sul “rientro dei cervelli” e dei “lavoratori impatriati” in Italia, estendendone l’applicazione oltre i limiti precedentemente previsti, offrendo nuove opportunità per l’ampliamento del periodo di fruizione del beneficio fiscale e riducendo fino al 10% le imposte dovute.

Rientro dei cervelli: condizioni

Con l’art. 5 del Decreto Crescita il Governo procede alla modifica delle disposizioni previste in materia di “rientro dei cervelli”, di cui all’art. 44 del D.L. n. 78/2010, e di quelle relative ai “lavoratori rimpatriati”, prevista dall’art. 16 del D.Lgs. n. 147/2015, allargando la platea di contribuenti che possono usufruire dell’agevolazione fiscale.

In linea generale, i requisiti da rispettare per accedere all’agevolazione da parte del contribuente che abbia avuto un’esperienza lavorativa all’estero sono:

  • non essere risultato residente in Italia per i 2 periodi d’imposta precedente al rientro in Italia;
  • l’impegno a rimanere residente in Italia per almeno 2 periodi d’imposta;
  • svolgere la futura attività lavorativa prevalentemente nel territorio italiano.

Ne deriva che non è più richiesto che il lavoro svolto all’estero sia caratterizzato da una posizione direttiva, elevata qualificazione o specializzazione. Così come viene generalizzato per tutte le fattispecie il requisito della permanenza in Italia per almeno 2 anni.

Inoltre, l’applicazione dei benefici per il “rientro dei cervelli” non necessita più che il lavoratore, una volta rientrato in Italia, debba prestare la propria attività lavorativa a favore di un’impresa residente o della relativa controllata.

Le attività lavorative, svolte dal contribuente una volta rientrato in Italia e coperte dall’agevolazione per il “rientro dei cervelli” sono, oltre a quella di lavoro dipendente, anche quelle assimilate al lavoro dipendente, di lavoro autonomo, nonché le attività d’impresa avviate dal periodo successivo al 31 dicembre 2019.

Rientro dei cervelli: durata del beneficio e riduzione delle imposte

La durata del beneficio fiscale per il “rientro dei cervelli” è di 5 anni, per il quale opera un abbattimento dell’imponibile del 70%, cosicché le imposte restano dovute sono sul 30% dei redditi percepiti.

In alcuni casi il beneficio fiscale viene esteso per ulteriori 5 anni, vale a dire quando:

  • il lavoratore rientrato diventi proprietario di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia (la quale può essere acquistata direttamente dal lavoratore oppure dal coniuge, dal convivente o dai figli, anche in comproprietà);
  • per il lavoratore che abbia almeno un figlio minorenne o a carico, anche in affido preadottivo.

In questi casi, negli ulteriori cinque periodi di imposta i redditi prodotti concorrono alla formazione del reddito imponibile limitatamente al 50 % del loro ammontare. Altresì, per i lavoratori che abbiano almeno tre figli minorenni o a carico, anche in affido preadottivo, i redditi agevolati prodotti, negli ulteriori cinque periodi di imposta, concorrono alla formazione del reddito imponibile solo per il 10%, cosicché risultano detassati del 90%.

Infine, viene previsto che la tassazione risulterà del 10% per i lavoratori che trasferiscano la residenza fiscale nelle Regioni del Sud d’Italia (quali Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia).

Rientro dei cervelli: eliminato il requisito dell’iscrizione all’AIRE

Lo stesso Decreto Crescita ha stabilito, contrariamente a quanto previsto dalla precedente normativa, che l’iscrizione all’AIRE non sia più condizione necessaria per accedere all’agevolazione per il “rientro dei cervelli”, bastando a tal proposito che il precedente trasferimento all’estero della residenza fiscale sia avvenuto in base alla Convenzione contro le doppie imposizioni stipulata dall’Italia con il Paese estero di riferimento.

Bisogna notare come tale modifica ha effetto retroattivo, coprendo anche i contribuenti che già avevano usufruito dell’agevolazione fiscale, sebbene mai iscritti all’AIRE, inclusi i casi in cui i lavoratori hanno ricevuto un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate per il recupero dell’agevolazione fiscale precedentemente ritenuta indebita.

Anche in questo caso l’agevolazione rimane applicabile sempre a condizione che i lavoratori abbiano avuto la residenza fiscale all’estero per il passato in applicazione della Convenzione contro le doppie imposizioni stipulata dall’Italia con il Paese estero in questione.

Solo nell’ipotesi in cui il contribuente, sebbene avente diritto all’agevolazione sulla base di tale regola retroattiva, abbia già provveduto al pagamento delle imposte per intero, non avrà diritto al relativo rimborso.

A tal proposito  non si può fare a meno di notare che, se il requisito formale dell’iscrizione all’AIRE, previsto in precedenza, era facilmente dimostrabile attraverso il relativo certificato, la riconducibilità all’estero della residenza fiscale ai sensi della normativa convenzionale andrà dimostrata prendendo in considerazione elementi di natura sostanziale, quali, in primo luogo, il luogo dell’abitazione permanente del contribuente e il relativo centro degli interessi personali ed economici.

Tale valutazione deve essere svolta in maniera molto accurata, tenendo in considerazione tutti i legami dell’interessato sia con l’Italia sia con il Paese estero, onde evitare che, a seguito di un controllo dell’Agenzia delle Entrate, questi non sia in grado di fornire la prova della regolarità della fruizione degli incentivi per il rientro dei cervelli.

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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.