Sanzioni sul conto estero non dichiarato

La normativa fiscale italiana prevede delle sanzioni per i contribuenti che detengono un conto corrente estero non dichiarato al Fisco italiano, anche a prescindere dalla circostanza che le somme all’estero costituiscano dei redditi prodotti nell’anno in cui l’interessato ha commesso la violazione.

Tali sanzioni devono essere tenute in considerazione dai contribuenti nella valutazione dei rischi collegati alla propria posizione fiscale perché, con l’implementazione dello scambio di informazioni fiscali a livello internazionale, l’Agenzia delle Entrate ha la possibilità di individuare con maggiore facilità un conto estero non dichiarato da parte di un contribuente residente in Italia e, quindi, di procedere ad applicare le sanzioni che ne conseguono.

1. Obblighi di dichiarazione del conto estero

Sotto il profilo dei contribuenti a cui è rivolto l’obbligo di dichiarazione del conto estero, ricordiamo che ne sono interessati i soggetti fiscalmente residenti in Italia, quali:

  • le persone fisiche;
  • gli enti non commerciali;
  • le società semplici (e assimilati).

Questi contribuenti sono tenuti a compilare un prospetto della dichiarazione del redditi, il c.d. Quadro RW, nel quale devono essere indicati gli investimenti esteri e le attività estere di natura finanziaria suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia, ivi compreso quindi il conto estero.

Nonostante l’obbligo di compilare il Quadro RW scatti anche in caso di detenzione di un conto estero, tuttavia esso viene escluso per i depositi e conti correnti bancari il cui valore massimo complessivo, raggiunto nel periodo d’imposta, non sia superiore a euro 15.000.

Si precisa, inoltre, che la segnalazione del conto estero nel Quadro RW non riguarda solo coloro che ne sono possessori diretti (formali intestatari), ma anche i soggetti che hanno la disponibilità del conto estero o che possono eseguire le relative movimentazioni, così come affermato più volte dalla Corte di Cassazione (con le sentenze nn. 9320 del 2003, 17051 e 17052 del 2010 e 16404 del 2015).

Ne deriva che alla compilazione del Quadro RW è tenuto anche il contribuente che abbia la concreta disponibilità del conto estero, sebbene non direttamente ma tramite “interposta” persona che funga da semplice “schermo formale”.

Questo può accadere, ad esempio, qualora il conto estero sia solo formalmente intestato ad un trust, una fiduciaria o una fondazione, in quanto le somme in esso depositate rimangano, in sostanza, nella piena disponibilità del contribuente residente in Italia.

La ragione di tale estensione dell’obbligo di dichiarazione del conto estero, non solo ai possessori formali delle relative somme, ma anche a coloro che ne possono disporre o nel cui interesse vengono gestite, è alla base della qualificazione di “titolare effettivo” del conto estero da attribuirsi ai “beneficiari ultimi” delle relative somme, nonostante il conto estero risulti formalmente intestato a società o soggetti diversi dalle società (es. fondazioni o trust).

2. Sanzioni per il conto estero non dichiarato

La mancata o l’infedele segnalazione del conto estero nel Quadro RW è punita con la sanzione dal 3% al 15% dell’ammontare non dichiarato, anche in caso di esonero dalla presentazione della dichiarazione dei redditi.

Qualora il conto estero non dichiarato sia detenuto in un paradiso fiscale, la sanzione è raddoppiata, variando dal 6% al 30%.

Inoltre, in quest’ultimo caso, ai fini fiscali, opera anche la presunzione, salvo prova contraria, che le somme detenute nel conto estero non dichiarato siano state costituite con redditi non assoggettati a tassazione in Italia, quindi, oltre alle predette sanzioni, il Fisco può recuperare anche le imposte che si presumono evase (art. 12 del D.L. 78/2009).

Altresì, in caso di recupero a tassazione, sulla base della predetta presunzione legale, delle imposte dovute sulle somme giacenti sul conto estero non dichiarato detenuto in un paradiso fiscale, le sanzioni ordinarie previste per tale violazione vengono raddoppiate dall’Agenzia delle Entrate in sede di accertamento.

Oltre al raddoppio delle sanzioni, per l’accertamento delle impose evase in applicazione della presunzione in questione, la normativa fiscale riconosce all’Agenzia delle Entrate il raddoppio dei termini ordinari, i quali, a seconda dei casi, possono arrivare fino anche a 14 anni.

D’altra parte bisogna ricordare che, sebbene la descritta presunzione di evasione fiscale presupponga la mancata dichiarazione del conto estero nel Quadro RW, non è vero il contrario, in quanto la eventuale illegittima applicazione della citata presunzione non comporta la immediata illegittimità della sanzione per la omessa dichiarazione del conto estero.

Questo, infatti, è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con Ordinanza 2 febbraio 2018, n. 2662, la quale ha stabilito che: “Invero le sanzioni irrogate Decreto Legge n. 167 del 1990, ex articolo 5, comma 2, ai contribuenti hanno un titolo autonomo, che trova la sua ratio nell’elusione di un obbligo dichiarativo, … …  …, volto a consentire all’Amministrazione un monitoraggio periodico delle attività finanziarie detenute all’estero. Ne consegue che la violazione di detto obbligo dichiarativo è sanzionabile a prescindere dall’accertamento di evasioni fiscali connesse alle attività finanziarie detenute all’estero e non dichiarate”.

3. Conto estero non dichiarato e scambio di informazioni tra gli Stati

Chiaramente, intanto le sanzioni possono essere considerate in una prospettiva di valutazione dei rischi derivanti dalla mancata dichiarazione del conto estero, in quanto vi sia una concreta possibilità per l’Agenzia delle Entrate di “rintracciare” il conto estero.

A tale proposito si noti come il Fisco italiano ha la possibilità di individuare un conto estero non dichiarato e di ricondurre le relative somme al suo titolare attraverso l’utilizzo degli strumenti per lo scambio di informazioni fiscali con lo Stato estero di riferimento.

Nell’attuale scenario fiscale globale gli Stati sono impegnati a incrementare il livello di trasparenza tributaria internazionale, attraverso il reciproco scambio di informazioni finalizzato alla lotta all’evasione fiscale internazionale.

Tra gli altri Stati dell’Unione europea opera lo scambio automatico delle informazioni fiscali, previsto dalla Direttiva 2011/16/UE, che ha sostituito la Direttiva 2003/48/CE, integrata con successive Direttive.

Significativa attenzione desta la questione della compatibilità tra il segreto bancario, ancora presente in alcuni Paesi, e la normativa dell’Unione europea. A tal riguardo la normativa dell’Unione europea, pur non imponendo agli Stati di modificare le proprie disposizioni interne, prevede che questi non possono opporsi allo scambio di informazioni fiscali con gli altri Stati eccependo il segreto bancario interno.

Per cui, gli Stati esteri UE devono trasmettere al nostro Paese anche le informazioni fiscali necessarie ad identificare i contribuenti italiani che detengono conti esteri non dichiarati al Fisco italiano, che potranno essere utilizzate da quest’ultimo, nei confronti dei propri contribuenti, per accertare le eventuali imposte evase e comminare le sanzioni per violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale dei capitali detenuti all’estero.

Lo scambio automatico di informazioni non è limitato all’Unione europea, ma riguarda anche i rapporti tra l’Italia e gli Stati Uniti, per effetto dell’accordo FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act), in base al quale l’Italia riceve dagli Stati Uniti, e viceversa, le informazioni di rilevanza fiscale riguardanti le movimentazioni eseguite dai propri contribuenti negli Stati Uniti, tra le quali rientrano quelle relative ai conti esteri non dichiarati al Fisco italiano.

Nei riguardi degli altri Stati l’Italia scambia le informazioni fiscali sulla base di accordi bilaterali che, negli ultimi anni, hanno interessato anche Paesi precedentemente riluttanti alla collaborazione, caratterizzati dal segreto bancario e, per questo, considerati come paradisi fiscali, come Svizzera, Principato di Monaco, San Marino e Liechtenstein.

In prospettiva il sistema di scambio di informazioni è destinato a diventare pressoché globale, per effetto dell’entrata in vigore della Convenzione multilaterale MCAA (Common Reporting Standard Multilateral Competent Authority Agreement on Automatic Exchange of Financial Account Information) elaborata dall’OCSE, già sottoscritta da numerosi Stati, secondo la quale, già a partire dall’anno 2017, gli Stati firmatari si scambiano automaticamente le informazioni necessarie per contrastare l’evasione e l’elusione fiscale internazionale.

Il completo sviluppo di quest’ultimo strumento di scambio internazionale di informazioni darà piena attuazione al processo di trasparenza fiscale internazionale e, pertanto, presto si dovrà dire addio ai paradisi fiscali, con l’effetto che il Fisco italiano avrà piena contezza delle movimentazioni fiscali estere che interessano i propri contribuenti, compresa la titolarità di un conto estero non dichiarato al Fisco italiano.

4. Le strategie dell’Agenzia delle Entrate per la lotta all’evasione fiscale internazionale: utilizzo dei dati derivanti dallo scambio di informazioni

4.1. L’attività di contrasto agli illeciti fiscali internazionali

Con la Circolare 7 maggio 2021, n. 4/E, l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiare indicazioni in merito alle strategie di lotta all’evasione fiscale internazionale per i prossimi anni, le quali appaiono incentrate anche sull’utilizzo dei dati derivanti dallo scambio di informazioni fiscali a livello internazionale, le cui indicazioni di seguito si riportano.

Al fine di mantenere un presidio di legalità nell’ambito dell’economia globalizzata, preservando gli interessi erariali del Paese, l’Agenzia – ed in particolare il Settore contrasto illeciti – promuove, sul fronte internazionale, il contrasto ai fenomeni di illecito fiscale più diffusi, ad oggi realizzati prevalentemente mediante:

  1. l’allocazione fittizia all’estero della residenza fiscale;
  2.  l’illecito trasferimento e/o la detenzione all’estero di attività produttive di reddito (anche per il tramite di altri soggetti esteri, interposti o esterovestiti).

L’Agenzia delle Entrate osserva come nell’attuale contesto, l’attività di contrasto agli illeciti fiscali, sia di matrice domestica, sia a connotazione transnazionale, non ha comunque subìto rallentamenti,  continuando ad assicurare un efficace presidio rispetto alle fattispecie maggiormente lesive degli interessi della collettività, ancora più necessario nell’attuale scenario socio-economico.

L’operatività si svolge, principalmente, attraverso il Settore Contrasto illeciti, su due principali macro-aree: il contrasto alle frodi fiscali e il contrasto agli illeciti fiscali internazionali, e deve muoversi, con sempre maggiore tempestività rispetto al perpetrarsi delle condotte fraudolente, su due piani distinti, ma interconnessi reciprocamente:

  • individuazione delle fattispecie più ricorrenti, ai fini della definizione e della pianificazione delle più efficienti strategie di prevenzione e di contrasto;
  • esecuzione dei controlli a maggiore complessità ed aventi ad oggetto gli illeciti di maggiore rilevanza e connotati da elementi di novità.

Le predette attività, condotte a livello centrale, forniscono impulso alle Direzioni regionali per operare un capillare presidio sul territorio, in attuazione delle direttive e dei percorsi investigativi proposti, e sottintendono, in continuità con il più recente passato, l’interlocuzione strategica e la stretta collaborazione tra l’Agenzia e gli altri attori istituzionali impegnati nelle attività di contrasto degli illeciti fiscali, anche in coordinamento con le Autorità giudiziarie coinvolte in ragione dei profili penali connessi ai controlli fiscali.

A tale ultimo proposito, fermo il carattere implicito di indifferibilità ed urgenza delle attività connesse ai procedimenti penali e a tutte le ipotesi di contrasto a rilevanti fattispecie di frode, continueranno – anche nel perdurare dell’emergenza sanitaria in corso – ad essere assicurate le attività esterne di controllo, nel rispetto rigoroso dei protocolli di sicurezza previsti.

Per cui, l’Agenzia delle Entrate ha intenzione di rafforzare la propria attività di presidio finalizzata al contrasto agli illeciti fiscali internazionali maggiormente riscontrati sul territorio e mirata, nel contempo, ad individuare nuove forme di pianificazione fiscale, così da contemperare le già richiamate esigenze, sia di repressione che di prevenzione.

Il Settore Contrasto Illeciti procede con l’attività di controllo relativamente alle violazioni di maggiore rilevanza alla normativa del «monitoraggio fiscale», sia nei confronti degli intermediari tenuti alla trasmissione delle comunicazioni all’uopo previste, sia nei confronti dei contribuenti assoggettati all’obbligo dichiarativo.

L’attività di controllo inerente al monitoraggio fiscale, in particolare, mira al raggiungimento di un duplice scopo:

  • da una parte, l’attività di contrasto tende alla verifica del rispetto delle previsioni di cui al decreto-legge 28 giugno 1990, n. 167, convertito dalla legge 4 agosto 1990, n. 227, attraverso un’apposita attività selettiva orientata ad individuare le posizioni che, anche sulla base delle informazioni acquisite per il tramite dei dati trasmessi degli intermediari finanziari, risultano aver omesso totalmente o parzialmente gli adempimenti dichiarativi in merito alle attività estere di natura finanziaria;
  • dall’altra, le attività di controllo sono orientate ad approfondire l’origine delle provviste oggetto di trasferimento e/o detenzione all’estero, così da far emergere situazioni di illecita provenienza e/o di indebita sottrazione al prelievo fiscale domestico.

Per cui l’Agenzia delle Entrate appare intenzionata a voler reprimere le seguenti irregolarità:

  • violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale;
  • omessa indicazione in dichiarazione degli imponibili relativi ai redditi di fonte estera.

A tali fini, in linea con le disposizioni di cui al Provvedimento del Direttore dell’Agenzia, Prot. n. 268208 del 21 luglio 2020 (di attuazione dell’articolo 2 del Decreto legge 28 giugno 1990, n. 167, convertito con modificazioni dalla legge 4 agosto 1990, n. 227), la Sezione Analisi e Strategie per il Contrasto agli Illeciti Fiscali Internazionali (in qualità di unità speciale costituita in attuazione dell’articolo 12, comma 3, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito dalla legge 3 agosto 2009, n. 102), procederà a formulare richieste, anche per masse di contribuenti, ai soggetti individuati dal D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231, anche in merito alle informazioni relative ai titolari effettivi, con riferimento a specifiche operazioni con l’estero o rapporti ad esse collegati.

La fittizia allocazione all’estero della residenza fiscale continua ad essere oggetto di specifica analisi investigativa, sfruttando, in modo mirato e sistematico, le informazioni disponibili nelle banche dati in uso e i dati di fonte estera, anche di natura finanziaria, derivanti in particolare dallo scambio automatico, quali, inter alia, le informazioni pervenute tramite il Common Reporting Standard (CRS).

Le attività in argomento saranno svolte sia dalla struttura centrale dedicata, sia dalle Direzioni regionali, che potranno avvalersi degli applicativi già in uso, nonché dei percorsi investigativi già esistenti e che saranno sviluppati a livello centrale.

Anche con riferimento alle attività investigative rivolte a soggetti diversi dalle persone fisiche, proseguono e si intensificano i riscontri mirati ad intercettare situazioni connotate da schemi di pianificazione fiscale illecita, consolidati ovvero innovativi, perpetrati allo scopo di veicolare flussi finanziari e materia imponibile oltre i confini nazionali, con particolare riguardo anche agli intermediari finanziari e agli altri soggetti coinvolti, in violazione degli obblighi correlati agli adempimenti del monitoraggio fiscale e all’imposizione diretta ed indiretta.

A tal fine, sfruttando le informazioni acquisite, anche per il tramite della cooperazione amministrativa e dello scambio di informazioni su richiesta, vengono approfondite situazioni di fittizia interposizione nella titolarità di beni e redditi, allo scopo di intercettare le forme più complesse e articolate di evasione fiscale internazionale.

4.2. La cooperazione amministrativa in campo fiscale: incremento delle fonti informative derivanti dallo scambio automatico di informazioni

Lo scambio di informazioni rappresenta, nello specifico, una delle principali attività funzionali al contrasto dell’evasione e dell’elusione fiscale su scala internazionale.

In tal senso, l’Agenzia è impegnata a potenziare le attività connesse alle diverse tipologie di scambio di informazioni attivabili sulla base delle Direttive europee e degli accordi internazionali che disciplinano lo scambio su richiesta, spontaneo ed automatico.

La trasparenza fiscale, lo scambio di informazioni e, più in generale, la cooperazione internazionale rappresentano strumenti fondamentali per il contrasto ai meccanismi di sottodimensionamento di base imponibile, che sfruttano le asimmetrie impositive e informative tra gli Stati.

In tale ottica, prosegue il processo del Fisco di valorizzazione, nell’ambito del contrasto all’evasione e all’elusione internazionale, del patrimonio informativo disponibile, soprattutto attraverso il potenziamento degli strumenti di scambio automatico di informazioni e lo sforzo per garantire una maggiore efficienza e trasversalità dei flussi informativi sulle attività internazionali tra le strutture centrali e territoriali dell’Agenzia su cui tali attività impattano.

L’Agenzia delle entrate è, inoltre, impegnata nella valorizzazione delle attività di cooperazione internazionale relative alla mutua assistenza alla riscossione.

Nell’ottica di un potenziamento degli strumenti di riscossione internazionale, nel corso del 2021, è stato potenziato l’applicativo informatico che ha la finalità di promuovere il ricorso, da parte degli Uffici dell’Agenzia, alla cooperazione in materia di riscossione, come ulteriore mezzo di tutela del credito erariale, consentendo la selezione, in autonomia, dei crediti dell’Erario, per i quali vi siano i presupposti per l’attivazione della cooperazione internazionale, come, ad esempio, la possibile esistenza di redditi e/o di elementi patrimoniali di fonte estera.

In tale applicativo, è stato valorizzato, in particolare, il patrimonio informativo proveniente dallo scambio di informazioni automatico fra gli Stati europei, al fine di individuare potenziali redditi/beni aggredibili del soggetto debitore all’estero.

In tale contesto, è stato istituito anche un tavolo di lavoro con l’Agenzia delle entrate-Riscossione, al fine di rafforzare le sinergie con gli Agenti della riscossione e rendere più efficiente il flusso informativo relativo a tale forma di cooperazione.

Inoltre, l’Agenzia prosegue la sua opera di potenziamento delle attività connesse alle diverse tipologie di scambio di informazioni, attivabili sulla base delle Direttive europee e degli accordi internazionali che disciplinano lo scambio su richiesta, spontaneo ed automatico.

Per una corretta gestione dell’attività di scambio di informazioni su richiesta e spontaneo, sono in corso di aggiornamento le istruzioni operative per le strutture territoriali per migliorare l’efficacia dello scambio.

Per quanto concerne l’evoluzione dello scambio automatico, con particolare riguardo alle nuove tipologie di informazioni oggetto di scambio, si segnala che, nel corso del 2020, è stata finalizzata l’attuazione della direttiva (UE) n. 822/2018 del Consiglio che modifica la direttiva 2011/16/UE, per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale, relativamente ai meccanismi transfrontalieri soggetti all’obbligo di notifica (c.d. DAC6), mediante l’approvazione del decreto legislativo di recepimento (decreto legislativo 30 luglio 2020, n. 100), del decreto ministeriale di attuazione (decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 17 novembre 2020) e del provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate, Prot. n. 364425 del 26 novembre 2020. L’attività di raccolta delle informazioni sui meccanismi transfrontalieri soggetti alla notifica, in considerazione della facoltà di proroga dell’avvio, esercitata dall’Italia, in virtù della direttiva (UE) 2020/876 del 24 giugno 2020 del Consiglio, è stata avviata il 1° gennaio del 2021 e il primo scambio di informazioni tra Amministrazioni fiscali si è concluso a fine aprile 2021.

Inoltre, il 22 marzo 2021, il Consiglio ha approvato la Direttiva (UE) n. 2021/514 che modifica la Direttiva 2011/16/UE del 15 febbraio 2011, relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale (c.d. DAC 7). Tale direttiva, oltre ad apportare rilevanti innovazioni all’impianto originario della direttiva 2011/16/UE, per rafforzare il meccanismo di scambio di informazioni fra gli Stati membri, introduce una nuova forma di scambio automatico in relazione alle informazioni comunicate dai gestori di piattaforme.

Le disposizioni della Direttiva, fatta eccezione per quelle riguardanti le verifiche congiunte, che si applicheranno dal 1° gennaio 2024, saranno applicabili a decorrere dal 1° gennaio 2023.

In considerazione dell’incremento delle forme di scambio automatico e della necessità di rispondere alle istanze provenienti sia dall’interno che dagli Organismi internazionali, l’Ufficio Cooperazione Internazionale prosegue nello sviluppo degli strumenti informatici che consentano una maggiore efficacia nella gestione e nel monitoraggio dello scambio di informazioni.

Inoltre, è stato anche avviato, nel 2020, un progetto specifico avente ad oggetto la predisposizione e l’implementazione del quadro amministrativo italiano per la compliance delle istituzioni finanziarie nell’ambito del Common reporting standard – CRS, con l’obiettivo, tra gli altri, di elaborare linee guida e istruzioni per i controlli in coerenza con lo standard internazionale definito nel Modello comune per la comunicazione di informazioni su conti finanziari in materia fiscale, da parte di istituzioni finanziarie di giurisdizioni partecipanti alle rispettive autorità competenti, ai fini dello scambio automatico delle predette informazioni (Common reporting standard – CRS) e nel relativo Commentario, così come nel Manuale di attuazione del Common reporting standard (CRS Implementation handbook). Come sopra anticipato, all’esito della prima fase del progetto relativa ai controlli, svolta dalla Direzione Centrale Grandi Contribuenti, le attività saranno demandate alle Direzioni regionali successivamente allo svolgimento dell’attività di formazione rivolta alle strutture operative.

4.3. Utilizzo dei dati provenienti da scambio automatico di informazioni

L’accresciuto numero di iniziative in materia di scambio automatico di informazioni, nonché dei crescenti flussi di dati e della numerosità di soggetti coinvolti, evidenzia la necessità, per l’Agenzia, di dotarsi di strumenti operativi che consentano di gestire in maniera adeguata e proficua i predetti flussi.

Per quanto riguarda l’utilizzo delle informazioni ricevute mediante lo scambio automatico, l’Agenzia delle Entrate prosegue l’attività di validazione anagrafica, che consente l’effettiva fruibilità dei dati da parte degli Uffici dell’Agenzia.

Tutti i dati scambiati in via automatica vengono, al momento, gestiti essenzialmente a livello centrale.

Nell’ottica di un approccio centralizzato all’utilizzo dei dati e volto alla valorizzazione delle sinergie interne, finalizzate a rendere l’utilizzo dei dati direttamente funzionale alla promozione delle attività di compliance e di mirate attività di contrasto dell’evasione, sono state definite, per ciascuna tipologia di scambio automatico, le procedure per la messa a disposizione e il conseguente utilizzo dei dati da parte delle strutture competenti della Divisione Contribuenti.

Inoltre, l’Ufficio Cooperazione Internazionale sta sviluppando strumenti di data warehouse per l’analisi dei dati che consentano di massimizzare il potenziale informativo dello scambio automatico, sia sotto il profilo del patrimonio informativo disponibile, che del corretto funzionamento dello scambio di informazioni.

5. Valutazione dei rischi di sanzioni per il conto estero non dichiarato

In considerazione del nuovo contesto globale di trasparenza fiscale tra gli Stati, il contribuente che detiene un conto estero non dichiarato è tenuto a considerare che il Fisco italiano dispone di strumenti idonei a “rintracciarne” le somme.

Non è possibile, quindi, fare a meno di valutare le conseguenze di un eventuale accertamento delle violazioni da parte del Fisco, tenendo in considerazione:

  • le sanzioni applicabili per la mancata dichiarazione del conto estero;
  • le eventuali imposte accertabili, qualora il conto corrente sia localizzato in un paradiso fiscale (nonché le conseguenziali sanzioni sulle imposte evase);
  • i termini entro i quali il Fisco ha la possibilità di accertare le violazioni commesse.

6. Consulenza fiscale internazionale per il caso concreto

Le informazioni sopra indicate hanno carattere meramente generale, perché all’atto pratico la normativa fiscale internazionale è costellata di eccezioni e deroghe da applicarsi a seconda dei dettagli del preciso caso concreto in esame e che, quindi, non possono essere sottovalutate.

La fiscalità internazionale è la materia dei dettagli. Spesso accade che, anche un singolo dettaglio del caso concreto, apparentemente irrilevante, richieda una soluzione della problematica completamente diversa da quella ritenuta adeguata a un primo sguardo della situazione.

Inoltre, l’approfondimento della situazione concreta spesso esclude delle irregolarità che il contribuente pensava di aver commesso e, invece, mette in luce delle problematiche che il contribuente nemmeno pensava di avere.

Questo può capitare se il contribuente esamina la propria posizione dal punto di vista di una sola norma ritenuta “a priori” applicabile, quando, invece, il caso deve essere inquadrato, attraverso la necessaria analisi condotta alla luce dell’intero ordinamento tributario, sotto il profilo di una diversa norma.

Quindi, l’analisi fiscale internazionale è necessaria per inquadrare tutti i dettagli sostanziali del caso in esame ed evitare errori di valutazione da cui possano scaturire violazioni fiscali che darebbero luogo al recupero delle imposte evase e all’applicazione delle sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate, tali da erodere il reddito prodotto dal contribuente e causargli un grave danno economico.

D’altra parte, la difesa da un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate non può mai essere efficace quanto la prevenzione delle violazioni fiscali attuata con una strategia di analisi preventiva.

Quindi la verifica da parte di un professionista specializzato in fiscalità internazionale circa le problematiche del preciso caso concreto costituisce un passaggio essenziale.

Lo Studio ITAXA ha maturato una lunga esperienza nell’analisi delle questioni di fiscalità internazionale.

Se desideri richiedere una consulenza fiscale internazionale allo Studio ITAXA per il tuo preciso caso concreto, scrivici all’indirizzo info@itaxa.it oppure compila il Modulo di contatto.

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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), Partner dello Studio ITAXA specializzato in Consulenza Fiscale Internazionale, da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.