Società di fatto: prova a carico dell’Agenzia delle Entrate

La Corte di Cassazione recentemente è intervenuta a chiarire i presupposti in base ai quali l’Agenzia delle Entrate è autorizzata a configurare una società di fatto e recuperare le imposte evase in capo a quest’ultima e ai relativi soci, nonché le regole da applicarsi per il giudizio di impugnazione dei conseguenti avvisi di accertamento da parte dei contribuenti.

Società di fatto: i presupposti per la sua configurazione

Oltre che procedere al recupero delle imposte non pagate dalle società regolarmente costituite, l’Agenzia delle Entrate ha la possibilità di accertare delle imposte evase anche nei riguardi delle società di fatto, vale a dire organizzazioni di attività poste in essere da determinati soci pur in assenza di un formale atto costitutivo, le quali assumono autonoma valenza sotto il profilo fiscale.

In linea generale, una società di fatto può ritenersi sussistente quando nei rapporti interni i soci stringono un accordo in base al quale, a fronte dell’investimento iniziale, intendono distribuire gli utili che derivano dallo svolgimento dell’attività. Nei confronti dei soggetti esterni, invece, la società di fatto si manifesta attraverso l’attività dei soci che nei confronti dei terzi dimostrano di agire come se sussista un vero e proprio vincolo sociale.

In merito alle caratteristiche delle società di fatto, la Suprema Corte di Cassazione con Ordinanza 13 aprile 2017, n. 9604, ha avuto modo di chiarire che, ai fini prettamente fiscali, l’esistenza di una società di fatto può essere desunta da manifestazioni comportamentali rivelatrici di una struttura sovraindividuale di carattere consociativo.

A fronte di tale manifestazione esterna, d’altra parte, vi devono comunque essere degli elementi essenziali caratteristici di un rapporto di società nella gestione effettiva dell’azienda.

Infatti, nella società di fatto non vengano tanto presi in considerazione gli elementi essenziali del contratto di società, quali la costituzione di un fondo di dotazione e il formale vincolo sociale, quanto la manifestazione all’esterno, nei confronti dei soggetti terzi, del rapporto sociale da parte degli stessi soci.

Per cui l’Agenzia delle Entrate che voglia affermare l’esistenza di una società di fatto, non è tenuta a dimostrare l’esistenza di un fondo di dotazione oppure di una struttura organizzata sovraindividuale, potendo anche limitarsi a fornire la prova di altri fatti che provino la rappresentazione all’esterno di un vincolo sociale.

Quindi, nel caso sottoposto all’esame della Corte di Cassazione questa ha ritenuto che sia sufficiente a configurare una società di fatto anche  un semplice brogliaccio extracontabile, rinvenuto in sede di verifica da parte dell’Amministrazione finanziaria, dal quale risultino i finanziamenti fatti e ricevuti da un contribuente per una determinata società nonché l’attività di quest’ultimo come addetto alle vendite e co-amministratore della stessa.

Società di fatto: l’attività di accertamento dell’Agenzia delle Entrate

Una volta che l’Agenzia delle Entrato rilevi la sussistenza di una società di fatto, procede al recupero in capo alla stessa dell’IRAP e dell’IVA evase.

Ai fini delle imposte sui redditi, in linea generale la società di fatto è trattata come una società di persone, per cui il reddito accertato in capo alla stessa viene imputato per trasparenza ai soci, i quali sono destinatari di autonomi avvisi di accertamento per il recupero dell’IRPEF evasa.

Gli avvisi di accertamento elevati in capo alla società di fatto e ai relativi soci di fatto possono essere impugnati dinanzi alle Commissioni Tributarie Provinciali territorialmente competenti qualora, a seguito di un’analisi del relativo contenuto, emergano dei vizi che ne determinino l’illegittimità.

In caso di impugnazione, tuttavia, deve essere osservato il principio del litisconsorzio necessario tra le parti interessate, per cui il giudizio contro l’Ufficio deve essere instaurato anche nei confronti degli altri soci di fatto, così come da ultimo stabilito dalla Corte di Cassazione, la quale con Ordinanza 21 giugno 2017, n. 15446, ha ritenuto che:” Ne consegue, secondo i principi affermati in materia da questa Corte (cfr. Cass. sez. 5, 27 luglio 2016, n. 15566; Cass. sez. 5, 24 febbraio 2015, n. 3631, specificamente in tema di attribuzione di natura commerciale ad attività svolta da associazione sportiva; Cass. sez. 5, 25 giugno 2014, n. 14387, nonchè, in generale, Cass. sez. unite 4 giugno 2008, n. 14815), che “la controversia relativa alla configurabilità o meno di una società di fatto ai fini della pretesa tributaria comporta il litisconsorzio necessario di tutti i soggetti coinvolti, che sussiste, oltre che nelle ipotesi espressamente previste dalla legge, in tutti i casi in cui, per la particolare natura o configurazione del rapporto giuridico dedotto in giudizio e per la situazione strutturalmente comune ad una pluralità di soggetti, la decisione non possa conseguire il proprio scopo se non sia resa nei confronti di tutti questi soggetti“.

D’altra parte, anche quando, a seguito dell’impugnazione, la Commissione Tributaria rilevi l’insussistenza di una società di fatto, procedendo all’annullamento dell’avviso di accertamento emesso nei riguardi di quest’ultima, ciò non determina l’immediato annullamento degli atti impositivi emessi in capo ai presunti soci, quando venga accertato che le operazioni ricondotte dall’Agenzia delle Entrate alla società di fatto, in realtà, devono essere imputate direttamente a questi ultimi.

Per tali ragioni, l’impugnativa degli avvisi di accertamento emessi dall’Agenzia delle Entrate per effetto della configurazione di una società di fatto necessita di particolari cautele.

Per assistenza in materia di impugnazione degli avvisi di accertamento dell’Agenzia delle Entrate scrivici all’indirizzo info@itaxa.it oppure compila il Modulo di contatto.

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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.