Stabile organizzazione: verifiche fiscali

La Guardia di Finanza ha individuato le metodologie di controllo per il contrasto all’evasione fiscale internazionale relativamente alla tematica della stabile organizzazione, fornendo degli importanti spunti che consentono di comprendere i caratteri delle verifiche a cui possono essere assoggettate le imprese sia italiane, che operano all’estero, sia estere, che operano in Italia. Tali misure sono contenute nella Circolare n. 1/2018 della Guardia di finanza, il cui contenuto si procede a ricapitolare. In sostanza, le forme di stabile organizzazione più utilizzate per l’evasione fiscale sono state ritenute le seguenti:
  • operatività in Italia di un’impresa estera attraverso una stabile organizzazione c.d. occulata o “sottodimensionata”.
  • esistenza all’estero di una stabile organizzazione di un’impresa italiana, che non sia dichiarata al Fisco italiano oppure che, pur essendo dichiarata, venga utilizzata per traslare i profitti in Paesi a fiscalità privilegiata.

1.1. La stabile organizzazione occulta

Una prima tipologia di controllo che può essere eseguita dai verificatori riguarda l’esistenza in Italia di una stabile organizzazioni di un’impresa estera che, non essendo stata dichiarata al Fisco italiano, si configuri come una stabile organizzazione c.d. occulta. Così, si parlerà di stabile organizzazione c.d. materiale, quando la sede fissa d’affari in Italia dell’impresa estera abbia un apprezzabile grado di stabilità, permanenza e adeguatezza strutturale. Sono idonee a configurare la stabile organizzazione c.d. materiale, a determinate condizioni, anche le attività ausiliarie e preparatorie nonché quelle svolte in maniera “frammentata” se nascondono una strategia unitaria. Invece si tratterà di stabile organizzazione c.d. personale, qualora l’impresa non residente disponga in Italia di un proprio agente dipendente. Per agente dipendente deve ritenersi anche il soggetto che, pur essendo formalmente indipendente dall’impresa estera, in Italia svolga un ruolo principale nella conclusione dei contratti nell’interesse di quest’ultima. In alcuni casi si verifica che l’impresa estera operi un Italia attraverso una società italiana, che viene quindi a costituire la stabile organizzazione della prima, essendosi in questo caso in presenza di una c.d. “stabile nidificata”. Per individuare la presenza in Italia di una stabile organizzazione c.d. occulta, la Guardia di Finanza procede a raccogliere una serie di elementi indiziari, che nella Circolare vengono così indicati:
  • il coinvolgimento di una società italiana nel gruppo nella stipulazione di contratti da parte dell’impresa straniera o la relativa partecipazione a trattative per la loro sottoscrizione, in assenza del conferimento di poteri di rappresentanza;
  • contratti o documenti da cui si evincano degli obblighi a carico di entità italiane nei confronti delle entità estere, tali da dimostrare un vincolo di subordinazione tra i due soggetti;
  • la sottoposizione del personale dipendente di una società italiana alle direttive di un’impresa estera;
  • l’operatività in Italia del soggetto estero con proprio personale dipendente, ma utilizzando locali di un’impresa italiana;
  • documenti, timbri e carte intestate sulla base dei quali risulti che la società italiana concluda sostanzialmente i contratti nei quali l’impresa estera compare solo formalmente;
  • dichiarazione del contribuente o del suo personale dipendente nonché la corrispondenza tra la società italiana e l’impresa estera, dalle quali risulti il carattere delle attività svolte da quest’ultima in Italia.
Qualora, attraverso le descritte indagini, l’Amministrazione finanziaria venga ad individuare una stabile organizzazione di un’impresa estera, costituita, ad esempio, da una società italiana (c.d. “stabile nidificata”), il recupero delle imposte evase può avvenire in due modi:
  • attribuire alla stabile organizzazione italiana un codice fiscale e contestarle l’omessa presentazione della dichiarazione per i redditi prodotti in Italia;
  • imputare il maggiore reddito sottratto ad imposizione alla società italiana sulla base di una contestazione che muova dall’applicazione dei prezzi di trasferimento per contestare l’infedele dichiarazione.
Le differenze tra le due tipologie di contestazioni hanno chiari effetti anche sui termini per la notifica dell’atto impositivo, atteso che nel primo caso, trattandosi di “omessa dichiarazione” dei redditi prodotti in Italia, il termine decadenziale è di 7 anni. Diversamente, nel secondo caso, trattandosi di “dichiarazione infedele” dei maggiori redditi prodotti in Italia, il termine decadenziale per il loro accertamento è di soli 5 anni. Altresì, anche sotto il profilo della punibilità ai fini penali delle condotte, la “omessa dichiarazione” verrebbe sanzionata ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs. n. 74/2000, mentre la “infedele dichiarazione” verrebbe disciplinata dall’art. 4 dello stesso D.Lgs..

1.2. La stabile organizzazione “sottodimensionata”

In altri casi, può accadere che l’impresa estera abbia già in Italia una stabile organizzazione, magari configurata da una sua branch che svolga delle attività nell’interesse della prima. La presenza di una stabile organizzazione in Italia non esclude la potenzialità di contestazioni da parte della Guardia di Finanza, specialmente quando alla stabile organizzazione vengono imputate, quindi, remunerate, maggiori funzioni rispetto a quelle che rilevano ai fini fiscali. Ciò vuol dire che talvolta la stabile organizzazione svolga mansioni qualitativamente e quantitativamente superiori a quelle per le quali viene remunerata, cosicché anche il carico impositivo sostenuto in Italia si rivela sicuramente più ridotto. Questo avviene, ad esempio:
  • disciplinando contrattualmente solo alcune delle funzioni effettivamente svolte dalla stabile organizzazione;
  • remunerando le funzioni svolte dalla stabile organizzazione a valori inferiori rispetto a quelli di mercato.
Anche in questo caso, i poteri di indagine della Guardia di Finanza sono quelli sopra descritti.

2. La stabile organizzazione all’estero di imprese residenti

Oltre che riguardare le attività volte sul suolo italiano, i controlli in materia di stabile organizzazione c.d. occulta riguarda anche l’estero, con riferimento alle attività svolte in territorio straniero da parte di imprese italiane. Quindi può accadere che una società italiana controlli una società estera e che essa eserciti i propri poteri con tale accentramento gestionale, organizzativo e di coordinamento da far ritenere che la società estera non sia una semplice controllata, ma assurga ad una vera e propria stabile organizzazione. In tali ipotesi la società estera viene, pertanto, considerata come una branch della società italiana, cosicché i relativi redditi esteri devono essere imputati a quest’ultima, per essere assoggettati a tassazione in Italia. Per scovare tali ipotesi di stabile organizzazione c.d. occulta, la Guardia di Finanza procede a controllare una serie di elementi, quali:
  • gli obblighi e le limitazioni che subordinano la società estera a quella italiana;
  • l’assenza di terzietà e contrapposizione tra gli interessi della controllante italiana e la controllata estera;
  • la disponibilità del personale dipendente della società estera a favore di quella italiana;
  • la mancanza di indipendenza organizzativa, economica e finanziaria della società estera controllata;
  • l’utilizzo, da parte della società italiana, del proprio personale dipendente anche all’estero;
  • la coincidenza degli amministratori della società italiana e di quella estera.
Al contrario, l’evasione fiscale può essere dai verificatori rinvenuta anche nell’ipotesi in cui la società italiana dichiari una stabile organizzazione estera, ma proceda ad imputare a quest’ultima ingenti costi che contribuiscono all’abbattimento del carico fiscale in capo alla società madre.

3. Gli strumenti per le indagini sulla stabile organizzazione

Al fine di individuare le esposte anomalie in materia di stabile organizzazione, la Guardia di Finanza, oltre a poter effettuare gli accessi presso le imprese italiane, ha anche la possibilità di svolgere le indagini sul canale telematico, utilizzando le seguenti banche dati:
  • Infocamere/telemaco: per individuare le società estere operanti in Italia attraverso unità locali secondarie;
  • R.E.T.I. (Richiesta Elenchi Titolari di Partita IVA): per rilevare le imprese estere che operano in Italia per il tramite di rappresentanti fiscali:
  • Anagrafe Tributaria (Ser.P.I.Co. – Servizio Per le Informazioni sul Contribuente): per acquisire i dati relativi alle dichiarazioni fiscali e al volume d’affari per le società estere operanti in Italia.
  • Sistema E.B.R. (European Business Register), per le informazioni sulle società localizzate all’estero;
  • Mint Global, Mint Italy e Orbis: per ricostruire le catene partecipative delle società.
Risulta quindi fondamentale procedere ad una verifica preliminare delle posizioni fiscali sia delle società italiane che operano all’estero sia delle società estere che operano in Italia, al fine di individuare eventuali anomalie fiscali e per fugare ogni pericolo di incappare in contestazioni fiscali in materia di stabile organizzazione.

4. Consulenza fiscale internazionale per il caso concreto

Le informazioni sopra indicate hanno carattere meramente generale, perché all’atto pratico la normativa fiscale internazionale è costellata di eccezioni e deroghe da applicarsi a seconda dei dettagli del preciso caso concreto in esame e che, quindi, non possono essere sottovalutate. La fiscalità internazionale è la materia dei dettagli. Spesso accade che, anche un singolo dettaglio del caso concreto, apparentemente irrilevante, richieda una soluzione della problematica completamente diversa da quella ritenuta adeguata a un primo sguardo della situazione. Inoltre, l’approfondimento della situazione concreta spesso esclude delle irregolarità che il contribuente pensava di aver commesso e, invece, mette in luce delle problematiche che il contribuente nemmeno pensava di avere. Questo può capitare se il contribuente esamina la propria posizione dal punto di vista di una sola norma ritenuta “a priori” applicabile, quando, invece, il caso deve essere inquadrato, attraverso la necessaria analisi condotta alla luce dell’intero ordinamento tributario, sotto il profilo di una diversa norma. Quindi, l’analisi fiscale internazionale è necessaria per inquadrare tutti i dettagli sostanziali del caso in esame ed evitare errori di valutazione da cui possano scaturire violazioni fiscali che darebbero luogo al recupero delle imposte evase e all’applicazione delle sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate, tali da erodere il reddito prodotto dal contribuente e causargli un grave danno economico. D’altra parte, la difesa da un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate non può mai essere efficace quanto la prevenzione delle violazioni fiscali attuata con una strategia di analisi preventiva. Quindi la verifica da parte di un professionista specializzato in fiscalità internazionale circa le problematiche del preciso caso concreto costituisce un passaggio essenziale. Lo Studio ITAXA ha maturato una lunga esperienza nell’analisi delle questioni di fiscalità internazionale. Se desideri richiedere una consulenza fiscale internazionale allo Studio ITAXA per il tuo preciso caso concreto, scrivici all’indirizzo info@itaxa.it oppure compila il Modulo di contatto. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), Partner dello Studio ITAXA specializzato in Consulenza Fiscale Internazionale, da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.