Tassazione dei dipendenti di organizzazioni internazionali

Nel contesto della tassazione dei lavoratori dipendenti impegnati a livello internazionale, particolari regole di esenzione fiscale sono riservate ai redditi percepiti dai dipendenti delle organizzazioni internazionali (ONU, FAO, NATO, Unione Europea, OCSE ecc.), per i quali sono anche previste diverse esenzioni in materia di obblighi di monitoraggio fiscale delle attività estere e degli investimenti detenuti all’estero.

L’applicazione delle predette regole di esenzione deve essere operata con cautela, considerato che, come spesso accade, le fattispecie che apparentemente beneficiano di dette esenzioni, in realtà, difettano di talune condizioni che, in concreto, rendono non applicabile il particolare regime di favore.

1. Tassazione ed esenzione dei dipendenti di organizzazioni internazionali (ONU, FAO, NATO, Unione Europea, OCSE ecc.)

I dipendenti delle organizzazioni internazionali (ONU, FAO, NATO, Unione Europea, OCSE ecc.) beneficiano di particolari regimi di esenzione in relazione ai redditi di lavoro percepiti nell’esercizio delle proprie funzioni, quali: salari, emolumenti, indennità e pensioni.

In particolare, la posizione dei dipendenti delle organizzazioni internazionali viene disciplinata dagli Accordi di sede, Convenzioni e Protocolli che legano l’Italia e l’organismo di riferimento (ONU, FAO, NATO, Unione Europea, OCSE ecc.).

Il riconoscimento dell’esenzione fiscale in questione segue la logica di impedire agli Stati, aderenti alle organizzazioni internazionali, di riappropriarsi (parzialmente) dei contributi versati in favore di queste ultime attraverso la tassazione dei redditi corrisposti ai rispettivi lavoratori dipendenti.

Ad esempio, nei rapporti tra l’Italia e l’ONU, la Carta delle Nazioni Unite (ratificata dal nostro Paese con Legge n. 848 del 17 agosto 1957), prevede all’art. 105  che:

  1. L’Organizzazione gode, nel territorio di ciascuno dei suoi Membri, dei privilegi e delle immunità necessari per il conseguimento dei suoi fini.

  2. I rappresentanti dei Membri delle Nazioni Unite ed i funzionari dell’Organizzazione godranno parimenti dei privilegi e delle immunità necessari per l’esercizio indipendente delle loro funzioni inerenti all’Organizzazione.

  3. L’Assemblea Generale può fare raccomandazioni allo scopo di determinare i dettagli dell’applicazione dei paragrafi 1 e 2 di questo articolo, o proporre ai Membri delle Nazioni Unite delle convenzioni a tal fine.

Risulta, tuttavia, importante verificare, nei singoli casi concreti, se sussistano tutte le condizioni previste dalle predette fonti affinché possa trovare applicazione l’esenzione fiscale per la specifica fattispecie in esame.

Infatti, spesso dalle citate fonti viene previsto  che l’esenzione fiscale dei redditi derivanti dalle organizzazioni internazionali non si applichi ai soggetti che abbiano la cittadinanza italiana oppure che risultino residenti in maniera permanente in Italia, così come, in via generale, avviene per quanto riguarda i redditi percepiti dai dipendenti delle ambasciate in Italia.

In tali ipotesi, i redditi devono essere tassati integralmente in Italia, non rientrando la fattispecie del contribuente nell’ambito di applicazione dell’esenzione.

Se per il passato il Fisco italiano non ha svolto molti controlli in merito alla effettiva spettanza delle esenzioni fiscali per i dipendenti di organizzazioni internazionali, attualmente queste indagini sono sempre più frequenti, come già hanno testimoniato, ad esempio, le attività di accertamento recentemente condotte dall’Agenzia delle Entrate a carico dei dipendenti delle ambasciate in Italia.

2. Gli obblighi di monitoraggio fiscale a carico dei dipendenti di organizzazioni internazionali (ONU, FAO, NATO, Unione Europea, OCSE ecc.)

Un discorso a parte deve essere svolto con riferimento agli obblighi che incombono sui dipendenti delle organizzazioni internazionali in materia di monitoraggio degli investimenti esteri e delle attività finanziarie detenute all’estero.

Da questo punto di vista, l’art. 4 del D.L. n. 167/1990 prevede un obbligo generalizzato, a carico delle persone fisiche fiscalmente residenti in Italia, di compilazione del Quadro RW della dichiarazione dei redditi, all’interno del quale devono essere indicati gli investimenti all’estero e le attività estere di natura finanziaria suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia.

Ad esempio, un contribuente residente in Italia che svolga la sua attività lavorativa all’estero e ivi disponga di un conto corrente (il cui valore massimo ecceda la soglia di € 15.000,00), sarebbe tenuto, in via generale, a segnalare quest’ultimo nel Quadro RW della propria dichiarazione dei redditi presentata in Italia.

Nel caso dei dipendenti di organizzazioni internazionali, invece, la legge prevede particolari esenzioni soggettive rispetto ai citati obblighi di monitoraggio fiscale.

In particolare, sono esonerate dalla compilazione del Quadro RW, le persone fisiche che, mantenendo in Italia secondo legge la relativa residenza fiscale, lavorano all’estero presso organizzazioni internazionali cui aderisce l’Italia, quali ad esempio: ONU, NATO, Unione Europea, OCSE.

Con particolare riferimento ai dipendenti dell’Unione europea, ai sensi dell’art. 14 del Protocollo sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee, tale esonero si applica anche al coniuge, sempreché non eserciti una propria attività lavorativa, nonché ai figli ed ai minori a carico dei dipendenti pubblici.

Anche in tali casi, tuttavia, così come abbiamo visto per l’esenzione dei redditi dei dipendenti delle organizzazioni internazionali, spesso capita che, per determinate ipotesi concrete che non rientrino perfettamente nel descritto quadro normativo, l’esonero dalla compilazione del Quadro RW non possa trovare applicazione, a causa della mancanza di determinati requisiti previsti dalla legge.

In tali ipotesi, quindi, pur lavorando il contribuente per le predette organizzazioni internazionali, costui resta comunque tenuto alla compilazione del Quadro RW.

La precisazione non è di scarsa importanza, dal momento che, in presenza del relativo obbligo, la mancata compilazione del Quadro RW, comporta l’applicazione, per ciascun anno d’imposta, di una sanzione che va dal 3% al 15% dell’ammontare degli importi non dichiarati e, invece, dal 6% al 15% se si tratta di investimenti all’estero ovvero di attività estere di natura finanziaria detenuti in Stati o territori a regime fiscale privilegiato (c.d. paradisi fiscali).

A ciò bisogna aggiungere che, con l’implementazione dello scambio di informazioni a livello internazionale, l’Agenzia delle Entrate dispone di ampi poteri per verificare il corretto adempimento degli obblighi di monitoraggio fiscale da parte dei contribuenti che lavorano all’estero alle dipendenze di organizzazioni internazionali.

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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), Partner dello Studio ITAXA specializzato in Consulenza Fiscale Internazionale, da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.