Tassazione dividendi provenienti dai paradisi fiscali: agevolazioni

Con la Legge di Bilancio 2018 sono state previste delle agevolazioni riguardanti la tassazione dei dividendi provenienti dai paradisi fiscali, le quali sono volte ad incentivare il rimpatrio delle somme detenute nei Paesi black list.

1. Dividenti provenienti dai paradisi fiscali: detassazione del 50%

La prima misura prevista dalla Legge di Bilancio 2018, in materia di tassazione dei dividendi provenienti dai paradisi fiscali, riguarda la modifica del regime di imposizione integrale per i soggetti IRES.

In particolare, prima della riforma, i dividendi provenienti dai paradisi fiscali, derivanti sia da partecipazioni dirette sia da partecipazioni indirette, venivano assoggettati a tassazione in Italia nella misura del 100%.

Per evitare l’imposizione integrale era necessario disapplicare la disciplina CFC (che ne avrebbe comportato la tassazione per trasparenza in capo al socio), attraverso la dimostrazione che dalla detenzione delle partecipazioni nella società estera non fosse derivato l’effetto di localizzare i redditi in un paradiso fiscale, ai sensi dell’art. 167, comma 5, lett. b), del TUIR.

Diversamente, la dimostrazione che la società estera, ubicata in un paradiso fiscale, svolgesse effettivamente un’attività commerciale o industriale, pur essendo idonea ad escludere l’applicazione della disciplina CFC (ai sensi dell’art. 167, comma 5, lett. a), del TUIR), non era sufficiente ad evitare l’applicazione della tassazione integrale sui dividendi provenienti dai paradisi fiscali, rispetto alla quale veniva solo riconosciuto un credito per le imposte eventualmente pagate dalla società estera partecipata.

Invece, la Legge di Bilancio 2018 prevede che i dividendi distribuiti dai soggetti residenti nei paradisi fiscali non concorrono alla formazione del reddito imponibile dei soggetti IRES che li percepiscono, nella misura del 50%, qualora il contribuente dimostri che il soggetto estero svolge effettivamente un’attività industriale o commerciale, come sua principale attività nel mercato del paradiso fiscale di riferimento. Ne deriva che, a tali condizioni, i dividendi restano imponibili solo nella restante parte del 50%.

Invece, qualora il contribuente non riesca a dare la prova che la società localizzata in un paradiso fiscale ivi svolga effettivamente le predette attività, i dividendi continuerebbero ad essere tassati nella misura del 100%.

2. Agevolazioni per i dividendi provenienti dai “nuovi” paradisi fiscali

Altra novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2018 riguarda il trattamento dei dividendi provenienti da quei Paesi che solo recentemente sono divenuti dei paradisi fiscali.

Più in particolare, le recenti riforme hanno modificato i parametri di individuazione dei paradisi fiscali, cosicché, se prima si faceva riferimento  ad un elenco “rigido” dei Paesi considerati black list, allo stato attuale è subentrato un criterio “variabile” per la loro identificazione, il quale fa riferimento a parametri come il livello nominale di tassazione inferiore al 50% di quello applicabile in Italia (art. 167, comma 4, del TUIR).

Con tali modifiche è accaduto che Paesi che precedentemente non erano inclusi nella black list dei paradisi fiscali, lo siano diventati solo di recente, in applicazione dei nuovi parametri.

Detto cambiamento ha comportato che, i soggetti passivi IRPEF e IRES, i quali si sono ritrovati a detenere delle partecipazioni in società ubicate in Paesi, precedentemente non inclusi nella black list, ma rivelatisi paradisi fiscali alla luce dei nuovi parametri, sono stati sottoposti alla tassazione integrale dei dividendi distribuiti recentemente da queste ultime, anche se formatisi nei periodi precedenti (ovvero negli anni in cui le società non erano considerate residenti in paradisi fiscali).

Ebbene, per evitare questa penalizzazione, con la Legge di Bilancio 2018 è stato previsto che gli utili percepiti dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014, non si considerano provenienti da società residenti in paradisi fiscali, se sono maturati quando la controllata era residente in un Paese white list, nonostante quest’ultimo sia divenuto un paradiso fiscale alla luce dei nuovi criteri.

Le descritte nuove misure, in definitiva, introducono degli incentivi per il rimpatrio degli utili formatisi nei paradisi fiscali, vale a dire:

  • avvantaggiano le società, che possono beneficare della detassazione degli utili, nella misura del 50%, dimostrando che la partecipata estera svolge un’effettiva attività commerciale o industriale;
  • offrono sia alle società sia alle persone fisiche la possibilità di non subire la tassazione integrale sugli utili distribuiti che si sono formati quando il Paese estero di insediamento della partecipata non era ancora considerato un paradiso fiscale.

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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), Partner dello Studio ITAXA specializzato in Consulenza Fiscale Internazionale, da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.