Tassazione dividendi e plusvalenze: nuove regole

Con la Legge di Bilancio 2018 sono state abrogate le disposizioni contenute nel T.U.I.R. in materia di dividendi (redditi di capitale) e di plusvalenze (redditi diversi) percepiti dalle persone fisiche titolari di partecipazioni c.d. qualificate, equiparandone la tassazione a quanto già previsto per quelle non qualificate. Un passo che porterà ad un deciso allineamento delle due categorie di redditi mediante l’applicazione di un’unica imposta sostitutiva del 26%. In particolare, con la Legge 27 dicembre 2017, n. 205 il regime di tassazione previsto per le persone fisiche ed applicabile ai dividendi ed alle plus/minusvalenze derivanti dalla detenzione di partecipazioni sociali qualificate è stato allineato a quello delle partecipazioni non qualificate. Grazie alla semplificazione normativa viene meno la distinzione disciplinare previgente.

1.1. Partecipazioni sociali qualificate e non: differenze

Secondo quanto previsto dalla previgente disciplina tributaria in materia di dividendi e plusvalenze, la tassazione a queste applicabile differiva a seconda della tipologia della partecipazione sociale. Per quanto concerne la distinzione tra partecipazioni qualificate e non, occorre richiamare quanto contenuto all’articolo 67 TUIR, il quale sancisce che:
  • le partecipazioni che rappresentano complessivamente una percentuale di diritti di voto esercitabili nell’assemblea ordinaria superiore al 2% o al 20% ovvero una partecipazione al capitale od al patrimonio superiore al 5% o al 25% a seconda che si tratti di partecipazioni negoziate in mercati regolamentati o di altre partecipazioni sono cd. qualificate;
  • se le partecipazioni non eccedono i predetti limiti, si intendono cd. non qualificate.
Come anticipato nel paragrafo precedente la nuova disciplina normativa introdotta a decorrere dal primo gennaio di questo anno permette di equiparare i regimi di tassazione degli utili qualificati e non qualificati con applicazione dell’aliquota fissa al 26%. La Legge di Bilancio non è intervenuta sulla disciplina relativa:
  • agli utili in natura;
  • alla riduzione per esuberanza del capitale sociale aumentato gratuitamente con imputazione di riserve di utili;
  • alla distribuzione di riserve di capitale;
  • alle ipotesi di riscatto, liquidazione, riduzione del capitale per esuberanza ed esclusione.
L’imposta sostitutiva al 26% si applica anche ai dividendi derivanti dalle partecipazioni qualificate in società localizzate in giurisdizioni a fiscalità internazionale non privilegiata.

1.2. Legge di Bilancio 2018: cosa cambia per le partecipazioni qualificate?

Con la legge di Bilancio 2018 è cambiato il regime fiscale sui dividendi e sulle plusvalenze a favore di una disciplina unitaria che prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva con aliquota pari al 26% di tutte le rendite finanziarie derivanti dalle partecipazioni sociali qualificate e non. La nuova disciplina deve essere applicata:
  • ai dividendi (redditi di capitale) formatisi e percepiti dal 1° gennaio 2018;
  • alle plusvalenze (redditi diversi)  realizzate dal 1° gennaio 2019.
Per lo scorso 2017 continua ad applicarsi la disciplina fiscale previgente. Più precisamente, prima delle revisioni normative apportate con la Legge di Bilancio 2018 il trattamento fiscale dei dividendi era così ripartito:
  • per le partecipazioni qualificate i dividendi erano tassati nel limite di una quota del reddito (dal 40% applicabile fino alla fine dell’anno 2007 fino al più recente 58,14% applicabile dall’anno 2008 fino alla fine del 2016;
  • per le partecipazioni non qualificate deve essere applicata un’imposta sostitutiva pari al 26%.
In precedenza le plusvalenze maturate dalle persone fisiche (non imprenditori), si deve applicare la seguente disciplina:
  • per le partecipazioni qualificate era previsto il limite di una percentuale di imponibilità della plusvalenza (tassazione proporzionale su una percentuale del 58,14%);
  • per le partecipazioni non qualificate si applicava l’imposta sostitutiva del 26%.

1.3. Tassazione dividendi: decorrenza nuove regole

Con riferimento alla decorrenza delle nuove disposizioni normative introdotte con la Legge di Bilancio 2018, le nuove regole di tassazione dei dividendi trovano applicazione per i redditi di capitale percepiti dal 1° gennaio 2018. Nel caso di distribuzione degli utili derivanti da partecipazioni qualificate deliberate dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2022, è stato previsto un regime transitorio che prevede l’applicazione delle disposizioni di cui al D.M. 26.05.2017. In buona sostanza, la nuova disciplina si applica solo se l’utile è stato prodotto dal 1° gennaio 2018, mentre se si tratta di utili portati a nuovo da esercizi precedenti potranno concorrere alla formazione del reddito ai sensi della normativa previgente, per i prossimi 5 anni.

2. Tassazione plusvalenze: chiarimenti e decorrenza

Anche per quanto concerne le plusvalenze, la Legge di Bilancio ha eliminato la progressività IRPEF sui redditi diversi  derivanti da partecipazioni qualificate con l’introduzione dell’imposizione sostitutiva al 26%. A differenza della decorrenza prevista per la tassazione dei dividendi, quella relativa alle plusvalenze trova applicazione a partire dal 1° gennaio 2019. Per l’anno 2018 continua ad applicarsi la normativa previgente per le partecipazioni sociali qualificate, secondo la quale le plusvalenze realizzate da persone fisiche non imprenditori erano soggette alla progressività IRPEF (su una percentuale del 58,14% variabile a partire dal primo gennaio). Grazie all’intervento normativo apportato per effetto dell’entrata in vigore della Legge di Bilancio, dal primo gennaio 2018 sarà più semplice procedere alla compensazione delle minusvalenze con le plusvalenze dato che non sussiste più alcuna distinzione normativa tra partecipazioni qualificate e non. La persona fisica non imprenditore potrà compensare le plusvalenze di partecipazioni qualificate con le minusvalenze derivanti da quelle non qualificate e viceversa. Si precisa che, ai fini dell’applicazione della disciplina relativa alle plusvalenze da partecipazioni, il periodo d’imposta rilevante è quello in cui è avvenuta la cessione. Quindi, nel caso in cui siano stati versati acconti o caparre, si deve prendere in considerazione il periodo d’imposta in cui avviene la stipula dell’atto di cessione.

3. Consulenza fiscale internazionale per il caso concreto

Le informazioni sopra indicate hanno carattere meramente generale, perché all’atto pratico la normativa fiscale internazionale è costellata di eccezioni e deroghe da applicarsi a seconda dei dettagli del preciso caso concreto in esame e che, quindi, non possono essere sottovalutate. La fiscalità internazionale è la materia dei dettagli. Spesso accade che, anche un singolo dettaglio del caso concreto, apparentemente irrilevante, richieda una soluzione della problematica completamente diversa da quella ritenuta adeguata a un primo sguardo della situazione. Inoltre, l’approfondimento della situazione concreta spesso esclude delle irregolarità che il contribuente pensava di aver commesso e, invece, mette in luce delle problematiche che il contribuente nemmeno pensava di avere. Questo può capitare se il contribuente esamina la propria posizione dal punto di vista di una sola norma ritenuta “a priori” applicabile, quando, invece, il caso deve essere inquadrato, attraverso la necessaria analisi condotta alla luce dell’intero ordinamento tributario, sotto il profilo di una diversa norma. Quindi, l’analisi fiscale internazionale è necessaria per inquadrare tutti i dettagli sostanziali del caso in esame ed evitare errori di valutazione da cui possano scaturire violazioni fiscali che darebbero luogo al recupero delle imposte evase e all’applicazione delle sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate, tali da erodere il reddito prodotto dal contribuente e causargli un grave danno economico. D’altra parte, la difesa da un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate non può mai essere efficace quanto la prevenzione delle violazioni fiscali attuata con una strategia di analisi preventiva. Quindi la verifica da parte di un professionista specializzato in fiscalità internazionale circa le problematiche del preciso caso concreto costituisce un passaggio essenziale. Lo Studio ITAXA ha maturato una lunga esperienza nell’analisi delle questioni di fiscalità internazionale. Se desideri richiedere una consulenza fiscale internazionale allo Studio ITAXA per il tuo preciso caso concreto, scrivici all’indirizzo info@itaxa.it oppure compila il Modulo di contatto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), Partner dello Studio ITAXA specializzato in Consulenza Fiscale Internazionale, da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.