Tassazione economia digitale: verso la stabile organizzazione digitale

L’ economia digitale sta assumendo dimensioni sempre più consistenti nel mercato globale, laddove le imprese per rimanere competitive cercano sempre nuove soluzioni per abbattere i costi, tra i quali compaiono in primo luogo gli oneri fiscali.

Infatti, l’affermarsi dell’ economia digitale, determinando nuove incertezze sul luogo in cui viene realmente creato il valore dei beni ceduti ai consumatori, crea i presupposti per lo sviluppo dei fenomeni della evasione e dell’elusione fiscale internazionale, che mettono in seria difficoltà le finanze degli Stati.

Per questo motivo gli Stati stanno lavorando ad un nuovo sistema di tassazione dell’ economia digitale che, andando oltre il tradizionale presupposto impositivo costituito dal collegamento materiale delle imprese al territorio, possa intercettare e tassare anche le attività d’impresa che, sebbene non abbiano un insediamento sostanziale in un determinato Paese, traggano una fetta consistente dei propri proventi dal territorio dello stesso.

Tassazione dell’economia digitale: la stabile organizzazione

La possibilità per un’impresa estera di essere tassata in Italia è legata alla configurazione nel nostro Paese di una stabile organizzazione, che può assumere i caratteri di stabile organizzazione c.d. materiale o c.d. personale.

Infatti, in tale caso, configurandosi un collegamento sostanziale tra l’impresa estera e l’Italia, il Fisco italiano procede ad applicare le proprie imposte in relazione alla stabile organizzazione, come se si trattasse di un’impresa autonoma italiana.

Ne deriva che, quando un’impresa estera opera in Italia, diventa fondamentale esaminarne l’attività e la relativa “catena del valore”, al fine di rilevare se sussista o meno una stabile organizzazione che possa “attrarre” i redditi qui prodotti al potere impositivo dell’Italia.

Chiaramente le cose diventano più complicate quando l’attività svolta dall’impresa estera rientra nell’ambito dell’ economia digitale, perché in tale caso le transazioni avvengono attraverso internet con utenti italiani, senza però che l’impresa estera abbia in Italia alcun collegamento concreto con il relativo territorio.

Attualmente, infatti, la stessa normativa italiana non appare idonea a governare le attività digitali che si svolgono nel territorio italiano, dal momento che anche la disponibilità in Italia, a qualsiasi titolo, di elaboratori elettronici e i relativi impianti ausiliari che consentono la raccolta e la trasmissione di dati ed informazioni (i.e. server) finalizzati alla vendita di beni e servizi, ai sensi dell’art. 162 del TUIR, non configura di per sé una stabile organizzazione.

Proprio per la particolarità dell’economia digitale, l’Italia e, più in generale, la comunità internazionale, hanno cercato delle soluzioni adeguate a disciplinarne i meccanismi di tassazione, tenendo conto sia l’obiettivo di ripartire equamente il potere impositivo tra gli Stati coinvolti sia di evitare che le imprese digitali possano perpetrare strategie di evasione ed elusione fiscale internazionale.

Tassazione dell’economia digitale e l’approccio del Progetto BEPS

Ebbene, nell’ambito del Progetto BEPS dell’OCSE, i cui lavori si sono conclusi con il Final Report del 5 ottobre del 2015, all’interno dell’Action 1, relativa all’ “Addressing  the Tax Challenges of the Digital Economy” sono state esposte le considerazioni della Task Force on the Digital Economy, in merito alla tassazione dell’ economia digitale.

Tra i meccanismi esaminati per la tassazione dell’economia digitale vi è quello della “significant economic presence”, in base al quale l’imposizione scatterebbe in presenza del criterio di collegamento costituito dalla presenza digitale significativa dell’impresa in un determinato Paese, il che potrebbe dipendere dall’ammontare dei ricavi conseguiti dall’impresa in quello Stato o dall’utilizzo di servizi riconducibili al relativo territorio o, ancora, dall’elaborazione di dati provenienti dagli utenti dello stesso. D’altra parte, però, tale meccanismo non è stato ancora ritenuto valido per disciplinare correttamente il fenomeno.

Tassazione dell’economia digitale secondo l’Italia

Le stesse tematiche che hanno occupato l’OCSE sono state oggetto di approfondito esame anche in Italia, che oltretutto da ultimo ha già provveduto a configurare nel proprio territorio le stabile organizzazioni di diverse multinazionali digitali e a recuperare nei loro confronti le imposte ritenute evase.

Tuttavia in Italia si è fatta strada la consapevolezza che una seria azione di lotta all’evasione fiscale internazionale può muovere solo dalla precisa individuazione del concetto di stabile organizzazione digitale, anche per consentire alle imprese estere di comprendere quando la propria attività configuri o meno una stabile organizzazione in Italia.

Facendo seguito a tale esigenza, è stata presentata una proposta di legge, con il DDL n. 2526, attualmente all’esame del Parlamento, con la quale, senza voler pregiudicare il lavoro che attualmente sta svolgendo l’Italia a livello internazionale per la definizione dei criteri di tassazione dell’economia digitale, si individuano dei criteri utili alla configurazione della stabile organizzazione digitale, al fine di arginare il fenomeno dell’evasione fiscale internazionale perpetrato dalle multinazionali digitali.

La proposta di legge prevede l’introduzione dell’art. 162-bis nel TUIR, in tema di “Stabile organizzazione occulta”, secondo il quale, indipendentemente dalla sussistenza di mezzi materiali fissi, è possibile configurare una stabile organizzazione “occulta”, quando in Italia vengano svolte, in via continuativa, attività digitali pienamente dematerializzate da parte di soggetti esteri.

E’ possibile che la proposta venga già accolta con l’approvazione della Legge di Bilancio 2018, laddove è stato proposto un emendamento in base al quale la stabile organizzazione digitale “occulta” si configurerebbe quando l’impresa estera ponga in essere in Italia, in un singolo semestre, più di 1.500 transazioni e percepisca nello stesso periodo un ammontare complessivo non inferiore ad € 1.500.000,00.

Alla luce del dibattito e delle iniziative promosse a livello sia nazionale che internazionale in tema di tassazione dell’ economia digitale, è possibile ritenere per il futuro la configurazione di una stabile organizzazione per le imprese digitali estere verrà sempre più ricollegato al territorio a cui appartiene il relativo bacino di consumatori, quale elemento sintomatico della “presenza digitale”, piuttosto che al luogo in cui le stesse hanno una presenza “materiale”.

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Avv. Antonio Merola

Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), Partner dello Studio ITAXA specializzato in Consulenza Fiscale Internazionale, da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.