La tassazione degli artisti e degli sportivi a livello internazionale

La categoria degli artisti e degli sportivi che operano a livello internazionale presenta diversi profili di particolarità dal punto di vista fiscale, considerato che l’attività viene spesso svolta da tali soggetti solo per alcuni brevi periodi in ciascuno Stato in cui si trovano ad operare, con l’effetto che diventa difficile ripartire i redditi da questi conseguiti tra le differenti giurisdizioni fiscali coinvolte. Le regole per la tassazione degli artisti e degli sportivi che percepiscono redditi a livello transnazionale sono dettate sia dagli ordinamenti interni dei singoli Paesi sia dalle Convenzioni contro le doppie imposizioni stipulate, sulla base del Modello OCSE, tra lo Stato della fonte del reddito e quello di residenza per ripartire il rispettivo potere impositivo con riferimento al medesimo reddito prodotto a livello internazionale dagli artisti e dagli sportivi.

1. La tassazione degli artisti e degli sportivi secondo la normativa fiscale italiana

Dal punto di vista della normativa interna italiana, ai fini della tassazione degli artisti e degli sportivi, assume fondamentale importanza stabilire la natura del rapporto in base al quale agiscono tali soggetti, da cui ne discende anche il trattamento fiscale a loro riservato. Cosicché, le prestazioni rese da un artista o uno sportivo possono inserirsi nell’ambito di un rapporto subordinato quando, ai sensi dell’art. 49 del TUIR, le prestazioni di lavoro, con qualsiasi qualifica, sono svolte alle dipendenze e sotto la direzione altrui. Diversamente, l’attività deve essere considerata di lavoro autonomo quando, ai sensi dell’art. 53 del TUIR, consiste nell’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di un attività di lavoro autonomo che non si identifichi, tuttavia, con un’attività d’impresa. Più articolata diventa la disciplina fiscale domestica applicabile agli artisti e agli sportivi, quando i relativi redditi sono prodotti a livello internazionale. In tali casi è necessario distinguere due differenti ipotesi:

1. redditi prodotti all’estero da artisti e sportivi fiscalmente residenti in Italia;

2. redditi prodotti in Italia da parte di artisti e sportivi fiscalmente residenti all’estero.

Per il primo caso, gli artisti e gli sportivi fiscalmente residenti in Italia soggiacciono al principio di c.d. worldwide taxation, per cui i relativi redditi restano imponibili in Italia, ai sensi degli artt. 2 e 3 del TUIR, a prescindere dal fatto che essi siano stati prodotti all’estero. In tali casi il contribuente, oltre a subire l’imposizione dei propri redditi in Italia, viene tassato anche nel Paese estero della fonte, per cui in Italia ha diritto al riconoscimento di un credito per le imposte pagate all’estero, ai sensi dell’art. 165 del TUIR, fino a concorrenza della quota d’imposta corrispondente al rapporto tra i redditi prodotti all’estero ed il reddito complessivo al netto delle perdite dei precedenti periodi d’imposta. Nel secondo caso, invece, trattandosi di contribuenti non residenti in Italia non può operare il richiamato c.d. worldwide taxation principle, tuttavia i redditi prodotti in Italia da parte degli artisti e degli sportivi non residenti vengono assoggettati ad imposizione in Italia sulla base di diversi criteri di collegamento, di natura reale, che fanno leva sulla circostanza che le relative attività vengono svolte in Italia. Tali criteri di collegamento vengono previsti dall’art. 23 del TUIR, il quale individua le tipologie di reddito che, sebbene conseguite da soggetti non residenti, devono ritenersi prodotte e tassabili in Italia. Infatti, se l’attività svolta in Italia dagli artisti e dagli sportivi non residenti è qualificabile come lavoro dipendente, i relativi redditi sono tassabili in Italia ai sensi dell’art. 23, comma 1, lett. c), del TUIR. Allo stesso modo, se anche detta attività sia qualificabile come lavoro autonomo, i rispettivi redditi risultano tassabili in Italia ai sensi dell’art. 23, comma 1, lett. d), del TUIR. In genere i redditi prodotti dagli artisti e dagli sportivi in Italia vengono tassati attraverso l’applicazione di una ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, in base alle regole contenute nel D.P.R. n. 600/1973.

2. La tassazione degli artisti e degli sportivi secondo le Convenzioni contro le doppie imposizioni

Dal momento che il trattamento fiscale complessivo dei redditi prodotti dagli artisti e dagli sportivi a livello internazionale dipende dall’operatività delle regole tributarie vigenti nei singoli Paesi coinvolti, quali lo Stato della fonte del reddito e quello della residenza del contribuente, la disciplina fiscale internazionale prevede delle regole che mirano ad evitare, da un lato, i fenomeni di doppia imposizione dei medesimi redditi e, dall’altro, che detti redditi sfuggano al potere impositivo dei Paesi coinvolti. Dette regole sono contenute nell’art. 17 del Modello OCSE di Convenzione contro le doppie imposizioni, al cui standard l’Italia si è attenuta per la stipula dei Trattati con i Paesi stranieri al fine di disciplinare l’imposizione dei redditi prodotti dagli artisti e dagli sportivi a livello transnazionale. Si noti come l’art. 17, paragrafo 1, del Modello OCSE faccia espresso riferimento, con i termini “artisti” e “sportivi”, all’artista di teatro, del cinema, della radio o della televisione, o nella qualità di musicista, oppure come sportivo, stabilendo per tali soggetti regole particolari che derogano a quelle contenute negli articoli 7 e 15 del medesimo Modello di Convenzione che riguardano, rispettivamente, la disciplina dei redditi d’impresa e di lavoro dipendente. Ebbene, in deroga a queste ultime regole, viene previsto che i redditi conseguiti dagli artisti e dagli sportivi a livello transnazionale possano essere tassati sia nello Stato della residenza del contribuente sia in quello della fonte in cui viene esercitata l’attività. La scelta di prevedere la compartecipazione sia dello Stato della fonte sia di quello della residenza nella tassazione dei redditi di questi particolari contribuenti, anche in deroga alle regole previste dai precedenti articoli 7 e 15, è dettato dall’esigenza di evitare che le prestazioni svolte dagli artisti e dagli sportivi all’estero possano sfuggire all’imposizione dello Stato della fonte per il solo fatto che esse abbiano breve durata o che non necessitino per la loro esecuzione di una base fissa d’affari. Può, tuttavia, presentarsi il caso in cui il compenso per la prestazione svolta dall’artista o dallo sportivo non venga corrisposto direttamente al contribuente che ha svolto l’attività, bensì ad un soggetto diverso, c.d. interposto. Infatti, accade frequentemente nella realtà, che:
  • l’artista o lo sportivo facciano parte di un organizzazione collettiva, quale un’orchestra o una squadra che, pur non costituendo un’entità giuridica autonoma, percepisce i compensi per la totalità delle prestazioni svolte dei contribuenti;
  • o la predetta organizzazione collettiva sia costituita sotto forma di società con una propria autonomia giuridica (c.d. management company) capace di disporre in proprio dei compensi percepiti per l’attività degli artisti o degli sportivi;
  • oppure i compensi per l’attività degli artisti o degli sportivi siano pagati ad una società (c.d. star company), riconducibile o meno a tali soggetti, fiscalmente residente in un terzo Paese e che non abbia nello Stato della fonte, dal quale provengono i compensi, una stabile organizzazione.
In questi casi, non percependo l’artista o lo sportivo direttamente il reddito per le proprie prestazioni, non potrebbe operare la richiamata regola prevista dal paragrafo 1 dell’art. 17 del Modello OCSE, cosicché tali redditi percepiti dai soggetti terzi non potrebbero essere tassati nel Paese della fonte del reddito dell’artista o dello sportivo, per cui è stato previsto un paragrafo 2 dell’art. 17 del Modello OCSE, che mira proprio ad evitare tali manovre elusive, a garanzia dello Stato della fonte. In particolare, ai sensi del paragrafo 2 dell’art. 17 del Modello OCSE, viene riconosciuto allo Stato della fonte la possibilità di tassare i redditi prodotti sul proprio territorio dagli artisti e dagli sportivi, anche quando questi siano percepiti da altri soggetti interposti, sempre in deroga alle disposizioni contenute negli artt. 7 e 15 del Modello OCSE. Pertanto, i redditi degli artisti e degli sportivi restano imponibili nel Paese della fonte anche qualora i compensi siano materialmente pagati a soggetti fiscalmente residenti in un altro Paese.

3. Consulenza fiscale internazionale per il caso concreto

Le informazioni sopra indicate hanno carattere meramente generale, perché all’atto pratico la normativa fiscale internazionale è costellata di eccezioni e deroghe da applicarsi a seconda dei dettagli del preciso caso concreto in esame e che, quindi, non possono essere sottovalutate.

La fiscalità internazionale è la materia dei dettagli. Spesso accade che, anche un singolo dettaglio del caso concreto, apparentemente irrilevante, richieda una soluzione della problematica completamente diversa da quella ritenuta adeguata a un primo sguardo della situazione.

Inoltre, l’approfondimento della situazione concreta spesso esclude delle irregolarità che il contribuente pensava di aver commesso e, invece, mette in luce delle problematiche che il contribuente nemmeno pensava di avere.

Questo può capitare se il contribuente esamina la propria posizione dal punto di vista di una sola norma ritenuta “a priori” applicabile, quando, invece, il caso deve essere inquadrato, attraverso la necessaria analisi condotta alla luce dell’intero ordinamento tributario, sotto il profilo di una diversa norma.

Quindi, l’analisi fiscale internazionale è necessaria per inquadrare tutti i dettagli sostanziali del caso in esame ed evitare errori di valutazione da cui possano scaturire violazioni fiscali che darebbero luogo al recupero delle imposte evase e all’applicazione delle sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate, tali da erodere il reddito prodotto dal contribuente e causargli un grave danno economico.

D’altra parte, la difesa da un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate non può mai essere efficace quanto la prevenzione delle violazioni fiscali attuata con una strategia di analisi preventiva.

Quindi la verifica da parte di un professionista specializzato in fiscalità internazionale circa le problematiche del preciso caso concreto costituisce un passaggio essenziale.

Lo Studio ITAXA ha maturato una lunga esperienza nell’analisi delle questioni di fiscalità internazionale.

Se desideri richiedere una consulenza fiscale internazionale allo Studio ITAXA per il tuo preciso caso concreto, scrivici all’indirizzo info@itaxa.it oppure compila il Modulo di contatto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), Partner dello Studio ITAXA specializzato in Consulenza Fiscale Internazionale, da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.