Trasferimento della residenza all’estero in un paradiso fiscale

Il trasferimento della residenza fiscale in un Paese a basso livello di tassazione non è sempre cosa facile, considerata la sussistenza di regole fiscali che tendono ad impedirne il relativo impiego elusivo.

1. Il trasferimento della residenza in un Paese Black List

Nelle ipotesi ordinarie la normativa fiscale italiana, all’art. 2, comma 2, del TUIR, prevede che per essere considerato fiscalmente residente in Italia e, quindi, assoggettato ivi alla tassazione dei redditi ovunque prodotti (worldwide principle), è necessario che il contribuente per la maggior parte dei periodo d’imposta, alternativamente:

  1. sia iscritto all’anagrafe della popolazione residente nel Paese;
  2. abbia il domicilio civilistico nel territorio dello Stato, inteso come il luogo in cui egli decide di stabilire la sede principale dei suoi affari e interessi, a prescindere dalla costante presenza in tale posto (cfr. art. 43 del Codice civile);
  3. mantenga la propria residenza civilistica nel Paese, da individuarsi nel luogo dove esso dimora abitualmente (cfr. art. 43 del Codice civile).

Ne deriva che per perdere la residenza fiscale italiana e trasferirla in un Paese estero il contribuente non deve soddisfare nessuna delle predette condizioni.

Nel caso, invece, in cui il trasferimento all’estero della residenza fiscale da parte del contribuente fiscalmente residente in Italia abbia come destinazione un Paese considerato come “ paradiso fiscale “, la perdita della residenza fiscale italiana non scaturisce automaticamente al venir meno dei citati presupposti, venendo l’operazione vista con diffidenza dal sistema tributario italiano per via degli obiettivi di elusione fiscale che potrebbe nascondere.

Più precisamente, l’art. 2, comma 2-bis, del TUIR, prevede una presunzione di residenza fiscale italiana, salvo prova contraria, per i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente e che si trasferiscono in Stati a fiscalità privilegiata.

Tali sono i seguenti Paesi Black List individuati dal Decreto Ministeriale 4 maggio 1999: Alderney (Aurigny), Andorra (Principat d’Andorra), Anguilla, Antigua e Barbuda (Antigua and Barbuda), Antille Olandesi (Nederlandse Antillen), Aruba, Bahama (Bahamas), Bahrein (Dawlat al-Bahrain), Barbados, Belize, Bermuda, Brunei (Negara Brunei Darussalam), Costa Rica (Republica de Costa Rica), Dominica, Emirati Arabi Uniti (Al-Imarat al-‘Arabiya al Muttahida), Ecuador (Repuplica del Ecuador), Filippine (Pilipinas), Gibilterra (Dominion of Gibraltar), Gibuti (Djibouti), Grenada, Guernsey (Bailiwick of Guernsey), Hong Kong (Xianggang), Isola di Man (Isle of Man), Isole Cayman (The Cayman Islands), Isole Cook, Isole Marshall (Republic of the Marshall Islands), Isole Vergini Britanniche (British Virgin Islands), Jersey, Libano (Al-Jumhuriya al Lubnaniya), Liberia (Republic of Liberia), Liechtenstein (Furstentum Liechtenstein), Macao (Macau),  Malaysia (Persekutuan Tanah Malaysia), Maldive (Divehi), Maurizio (Republic of Mauritius), Monserrat, Nauru (Republic of Nauru), Niue, Oman (Saltanat ‘Oman), Panama (Republica de Panama`), Polinesia Francese (Polynesie Francaise), Monaco (Principaute` de Monaco), Sark (Sercq), Seicelle (Republic of Seychelles), Singapore (Republic of Singapore), Saint Kitts e Nevis (Federation of Saint Kitts and Nevis), Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine (Saint Vincent and the Grenadines), Svizzera (Confederazione Svizzera), Taiwan (Chunghua MinKuo), Tonga (Puleanga Tonga), Turks e Caicos (The Turks and Caicos Islands), Tuvalu (The Tuvalu Islands), Uruguay (Republica Oriental del Uruguay), Vanuatu (Republic of Vanuatu) e Samoa (Indipendent State of Samoa).

In questo caso spetta al contribuente dimostrare che il dato formale della cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente in Italia non è dettato dalla volontà di evadere le imposte italiane, ma si accompagna all’elemento sostanziale dell’effettivo trasferimento all’estero del proprio centro degli affari e degli interessi vitali nonché della propria dimora abituale.

2. La doppia residenza fiscale e la tassazione limitata nel Paese estero

Può accadere che un contribuente, pur trasferitosi all’estero e acquisendo la residenza fiscale del Paese straniero, continui a rispettare i presupposti per il mantenimento della residenza fiscale in Italia, e che si ritrovi ad avere una doppia residenza fiscale, italiana e straniera.

Le problematiche della doppia residenza fiscale possono essere risolte attraverso l’applicazione delle cd. tie-breaker rules, contenute nell’art. 4 della Convenzione contro le doppie imposizioni eventualmente stipulata dagli Stati coinvolti, attribuendo ad uno solo degli Stati contendenti la residenza fiscale del contribuente ai fini dell’applicazione della detta Convenzione.

Particolari problematiche possono, tuttavia, sorgere nelle ipotesi in cui il soggetto ancora fiscalmente residente in Italia si sia trasferito in un Paese dove non venga tassato sulla base del principio di imposizione dei redditi ovunque prodotti (worldwide principle), bensì solo con riferimento ai redditi che trovano fonte in tale Stato o sui capitali in esso ubicati.

Infatti, sebbene l’individuazione dei presupposti della residenza fiscale venga relegata alla disciplina normativa interna degli Stati, il Modello OCSE di Convenzione contro le doppie imposizioni non ammette una definizione di residenza che, lungi dal prevedere una tassazione dei redditi globalmente prodotti, si limiti a tassare solo quelli che abbiano fonte nel territorio dello Stato.

Nel descritto caso, quindi, il contribuente trasferitosi all’estero, non avendo acquisito la residenza fiscale estera nei termini indicati dalla Convenzione contro le doppie imposizioni, ai fini dell’applicazione della Convenzione manterrà la sola residenza fiscale italiana e non potrà avvalersi dell’applicazione delle citate tie-breaker rules, restando illimitatamente assoggettato a tassazione in Italia per tutti i redditi ovunque prodotti.

Per quanto spesso appaiano di semplice risoluzione, le questioni relative alla residenza fiscale possono dar luogo a problematiche che necessitano di un’attenta analisi che si soffermi, in primo luogo, sulla dettagliata individuazione della situazione concreta complessiva del contribuente e, in secondo luogo, sul corretto inquadramento normativo della fattispecie, onde evitare di approdare a conclusioni frettolose che siano contestabili da parte dell’Amministrazione finanziaria e di incorrere nel fenomeno della esterovestizione.

Per ulteriori informazioni e assistenza in materia di trasferimento della residenza fiscale scrivici all’indirizzo info@itaxa.it oppure compila il Modulo di contatto.

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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.