Trasferimento della residenza in Svizzera: “esterovestito” il professionista “esente”

Con una importante sentenza la Corte di Cassazione si è pronunciata in merito alla configurazione della “esterovestizione” qualora risulti che il contribuente non sia stato tassato nel Paese estero in cui assume essere fiscalmente residente.

1. Il caso: il professionista residente in Svizzera

La fattispecie portata all’attenzione della Suprema Corte riguardava la posizione di un professionista la cui residenza fiscale era stata considerata, dalla Guardia di Finanza, fittiziamente trasferita in Svizzera, in quanto da ricondurre sostanzialmente all’Italia.

In particolare, la Guardia di Finanza riteneva che, a dispetto della formale iscrizione del professionista all’AIRE, questi in realtà avesse il  proprio centro degli affari e degli interessi vitali in Italia, svolgendo qui la propria attività lavorativa.

I militari giungevano, quindi, a contestare al contribuente il reato fiscale di omessa presentazione della dichiarazione in Italia, di cui all’art. 5 del D.Lgs. n. 74/2000, per gli anni dal 2010 al 2013.

Sulla base di tale contestazione veniva ottenuta l’emissione di un provvedimento di sequestro preventivo delle somme detenute dal professionista, nella misura di oltre € 2 milioni, la cui legittimità veniva confermata con ordinanza del Tribunale penale.

L’interessato si opponeva al provvedimento di sequestro preventivo dell’ingente somma di denaro, impugnando la decisione del Tribunale penale davanti alla Corte di Cassazione penale.

Più precisamente, il professionista eccepiva che il giudice non avesse preso in considerazione i numerosi elementi addotti a favore dell’effettivo trasferimento della sua residenza fiscale in Svizzera, quali:

  • la disponibilità in Italia di tanti immobili quanti ne aveva all’estero (Svizzera, Parigi e New York);
  • la circostanza che la società di distribuzione dei suoi prodotti avesse sede a Ginevra e a Parigi;
  • il fatto che i suoi figli non fossero residenti in Italia;
  • la mancanza di una dimora abituale in Italia.

Sotto quest’ultimo profilo, inoltre, il contribuente sottolineava di avere la propria dimora abituale in Svizzera, per cui, in applicazione dell’art. 4 della Convenzione contro le doppie imposizioni Italia-Svizzera, egli doveva essere considerato fiscalmente residente in quest’ultimo Paese.

Nessun ostacolo, d’altra parte, vi sarebbe stato rispetto all’applicazione del citato art. 4 della Convenzione Italia-Svizzera (contente le c.d. tie breakers-rules), in quanto la Svizzera riconosceva il professionista fiscalmente residente nel proprio territorio, come risultante dalla certificazione rilasciata dalle relative Autorità.

2. La Cassazione: la mancata tassazione all’estero impone la residenza fiscale italiana

La Corte di Cassazione occupandosi del caso ha ritenuto che gli elementi addotti dal Fisco fossero sufficienti a sostenere la tesi della “esterovestizione” del professionista.

Le circostanze come la disponibilità in Italia di uno studio e di diversi conti correnti (sia in proprio sia tramite società) sono stati ritenuti sufficienti a ricondurre in Italia la residenza fiscale dell’interessato, in luogo che in Svizzera, in applicazione della normativa interna italiana in materia di determinazione della residenza fiscale delle persone fisiche.

Al contrario, alcun peso è stato dato al materiale probatorio esibito dal contribuente a propria difesa.

D’altra parte, la Suprema Corte si è occupata anche della possibile applicazione dell’art. 4 della Convenzione Italia-Svizzera, che nel caso di specie avrebbe giustificato l’attribuzione al contribuente della residenza fiscale svizzera, con la disapplicazione della normativa interna italiana a lui sfavorevole.

Ebbene, sotto questo profilo la Corte di Cassazione ha ritenuto che, dal momento che agli atti non risultava che il professionista fosse stato assoggettato a tassazione in Svizzera dall’anno 2010 al 2013, a nulla valeva il certificato delle Autorità svizzere attestante la sua residenza in Svizzera.

Infatti, non avendo l’interessato subito alcuna tassazione in Svizzera, nel caso di specie non si sarebbe potuto parlare di “doppia imposizione”, ragion per cui nessuna applicazione potrebbe essere fatta della Convenzione Italia-Svizzera, che si limiterebbe a vietare le ipotesi di doppia imposizione.

Per questa via la Suprema Corte, con sentenza n. 13114/2018, ha ritenuto ragionevole la configurazione della residenza fiscale italiana del professionista e, quindi, del reato di omessa presentazione della dichiarazione, determinandosi a confermare la legittimità del provvedimento di sequestro conservativo delle somme del contribuente.

Si ritiene che alle medesime conclusioni la Corte di Cassazione sarebbe potuta giungere anche nel caso in cui il professionista si fosse trasferito in altri Paesi (con cui l’Italia ha sottoscritto una Convenzione) senza essere ugualmente tassato sui propri redditi.

La richiamata pronuncia è sicuramente criticabile, soprattutto in merito alla incauta applicazione della normativa convenzionale operata dalla Suprema Corte.

Tuttavia, casi come quello descritto potrebbero essere sempre più frequenti in futuro, specialmente a causa della rimodulazione delle Convenzioni sottoscritte dall’Italia con gli altri Paesi, derivante dall’implementazione del Modello OCSE di Convenzione Multilaterale.

3. Consulenza fiscale internazionale per il caso concreto

Le informazioni sopra indicate hanno carattere meramente generale, perché all’atto pratico la normativa fiscale internazionale è costellata di eccezioni e deroghe da applicarsi a seconda dei dettagli del preciso caso concreto in esame e che, quindi, non possono essere sottovalutate.

La fiscalità internazionale è la materia dei dettagli. Spesso accade che, anche un singolo dettaglio del caso concreto, apparentemente irrilevante, richieda una soluzione della problematica completamente diversa da quella ritenuta adeguata a un primo sguardo della situazione.

Inoltre, l’approfondimento della situazione concreta spesso esclude delle irregolarità che il contribuente pensava di aver commesso e, invece, mette in luce delle problematiche che il contribuente nemmeno pensava di avere.

Questo può capitare se il contribuente esamina la propria posizione dal punto di vista di una sola norma ritenuta “a priori” applicabile, quando, invece, il caso deve essere inquadrato, attraverso la necessaria analisi condotta alla luce dell’intero ordinamento tributario, sotto il profilo di una diversa norma.

Quindi, l’analisi fiscale internazionale è necessaria per inquadrare tutti i dettagli sostanziali del caso in esame ed evitare errori di valutazione da cui possano scaturire violazioni fiscali che darebbero luogo al recupero delle imposte evase e all’applicazione delle sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate, tali da erodere il reddito prodotto dal contribuente e causargli un grave danno economico.

D’altra parte, la difesa da un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate non può mai essere efficace quanto la prevenzione delle violazioni fiscali attuata con una strategia di analisi preventiva.

Quindi la verifica da parte di un professionista specializzato in fiscalità internazionale circa le problematiche del preciso caso concreto costituisce un passaggio essenziale.

Lo Studio ITAXA ha maturato una lunga esperienza nell’analisi delle questioni di fiscalità internazionale.

Se desideri richiedere una consulenza fiscale internazionale allo Studio ITAXA per il tuo preciso caso concreto, scrivici all’indirizzo info@itaxa.it oppure compila il Modulo di contatto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), Partner dello Studio ITAXA specializzato in Consulenza Fiscale Internazionale, da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.