Trust autodichiarato: nuove opportunità di pianificazione patrimoniale

Il trust c.d. autodichiarato si afferma come valido strumento di pianificazione patrimoniale. La legge ne conferma la legittimità e la Cassazione ne prevede la tassazione in misura fissa (e non proporzionale) al momento della sua istituzione.

1. Caratteristiche e legittimità del trust autodichiarato

Il trust si dice autodichiarato quando il disponente (o settlor) e il gestore (o trustee) coincidono, nel senso che il disponente elegge se stesso come gestore dei beni che vengono conferiti nel trust, da amministrare nell’interesse del beneficiario (o beneficiary) o per la realizzazione di un preciso scopo.

Il fatto che in tale tipologia di trust non vi sia una netta distinzione tra il disponente e il gestore in passato aveva generato, soprattutto nella giurisprudenza, forti diffidenze rispetto al suo utilizzo, considerato che una volta conferiti nel trust i beni del disponente vengono formalmente “isolati” e sottratti alla garanzia dei creditori di quest’ultimo.

A ben vedere la legittimità del trust autodichiarato si ricaverebbe dalla stessa portata normativa della Convenzione de l’Aja del 1° luglio del 1985 – attraverso la quale l’istituto del trust ha trovato ingresso nel nostro ordinamento – che all’art. 2, pur prevedendo l’esistenza delle due figure giuridiche del disponente (o settlor) e del gestore (o trustee), non richiede che queste devono essere necessariamente costituite da persone diverse.

In sostanza pur concentrandosi il disponente e il gestore nella stessa persona, il trust non perderebbe la sua funzione di negozio fiduciario, comportando la “segregazione” dei beni la cui amministrazione viene affidata al gestore nell’interesse ultimo del beneficiario o per uno scopo prestabilito.

Superata la diffidenza iniziale legata al pericolo di un suo utilizzo improprio, la legittimità del trust autodichiarato viene sempre più affermandosi nell’ordinamento italiano, il quale dimostra di dare maggiore attenzione alla bontà dello scopo con esso realizzato, piuttosto che all’identità dei soggetti coinvolti.

La legge n. 112/2016 (“Dopo di noi”) conferma validità dell’istituto, riconoscendo ai genitori di persone con disabilità la possibilità di costituire un trust autodichiarato, nominando se stessi quali gestori del patrimonio a tutela del benessere e l’autonomia dei figli beneficiari, con la concessione di particolari sgravi fiscali, esenzioni e incentivi.

Un’ulteriore riprova della legittimità del trust autodichiarato è stato data dalla Corte di Cassazione che con la recente sentenza 26 ottobre 2016, n. 21614, pur occupandosi di un profilo fiscale, ne ha previsto implicitamente l’ammissibilità.

2. Il vantaggio dell’imposizione fissa del trust autodichiarato

In passato l’Agenzia delle Entrate riteneva che l’atto di conferimento dei beni nel trust da parte del disponente determinasse l’applicazione dell’imposta sulle successioni e donazioni, considerando quest’ultimo come un vero e proprio trasferimento di ricchezze a titolo liberale. Diversamente si sosteneva che la costituzione del trust non accompagnato da alcun conferimento non andava assoggettato all’imposta di successione e donazione, non essendo questa un’imposta d’atto.

A soluzione più radicale giungeva la giurisprudenza della Suprema Corte, la quale riteneva che l’imposta sulle successioni e donazioni, prescindendo dal trasferimento di ricchezza derivante dal conferimento di beni, avrebbe trovato il suo presupposto impositivo anche nella semplice costituzione di vincoli di “indisponibilità” dei beni, ivi inclusi quelli originati dai trust.

Con la richiamata sentenza 26 ottobre 2016, n. 21614, la Corte di Cassazione, discostandosi dal precedente indirizzo giurisprudenziale, approda ad una soluzione completamente opposta, sostenendo che la costituzione del trust accompagnato dal conferimento di beni non determina un loro reale trasferimento in capo al gestore, ma ha solo un’efficacia “segregante” fino al trasferimento vero e proprio dei beni a favore del beneficiario, assumendo la funzione di una donazione indiretta.

Infatti, il gestore non diventa proprietario dei beni ed è tenuto a trasferirli al beneficiario in esecuzione del programma negoziale stabilito per la donazione indiretta.

Ne deriva che, stando a quanto stabilito dalla Suprema Corte, l’imposta sulle successione e donazioni non si applica all’atto della costituzione di un trust autodichiarato perché manca il presupposto impositivo costituito dall’arricchimento patrimoniale a titolo di liberalità, che può scaturire solo da un effettivo arricchimento generato da un reale trasferimento di beni e diritti al beneficiario.

Con l’effetto che l’istituzione del trust autodichiarato sconta solo le imposte in misura fissa, rimandandosi al momento del reale trasferimento di beni e dell’arricchimento dei beneficiari la tassazione in misura proporzionale.

Alla luce di queste ultime novità legislative e giurisprudenziali il trust autodichiarato si conferma un ottimo strumento di pianificazione del patrimonio in ragione della “segregazione” dei beni conferiti nel trust, finalizzata alla tutela dei familiari e alla ottimale gestione del passaggio generazionale.

Per ulteriori informazioni e assistenza in materia di trust autodichiaratopianificazione patrimoniale scrivici all’indirizzo info@itaxa.it oppure compila il Modulo di contatto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), Partner dello Studio ITAXA specializzato in Consulenza Fiscale Internazionale, da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.