Voluntary Disclosure bis: conviene collaborare con il Fisco?

Con l’approssimarsi della scadenza per la presentazione della domanda di adesione alla nuova edizione della procedura di collaborazione volontaria con il Fisco, c.d. Voluntary Disclosure bis, per la regolarizzazione dei conti correnti, dei capitali, dei contanti e delle attività occultati all’estero, i contribuenti interessati compiono le proprie valutazioni sull’opportunità di aderirvi, le quali devono necessariamente tener conto dei relativi benefici sotto il profilo sanzionatorio e delle gravi conseguenze derivanti dalla mancata occasione di chiudere la partita con il Fisco.

Cos’è la Voluntary Disclosure bis

La Legge n. 225 del 1° dicembre 2016 (che converte il D.L. n. 193/2016) ha riaperto i termini per la presentazione delle domande di regolarizzazione dei capitali e dei redditi occultati all’estero o in Italia, attraverso Voluntary Disclosure bis, una procedura attraverso la quale il contribuente “svela” volontariamente al Fisco italiano le attività che aveva precedentemente sottratto al relativo monitoraggio fiscale e potere impositivo, ottenendo in cambio dei benefici sia sotto l’aspetto della riduzione delle sanzioni per le violazioni amministrative commesse sia dal punto di vista della non punibilità per numerose fattispecie di reati..

Le scadenze per la Voluntary Disclosure bis

Con la Voluntary Disclosure bis il contribuente ha la possibilità di regolarizzare tutte le violazioni reddituali e da mancato monitoraggio fiscale commesse fino al 30 settembre 2016.

L’istanza di adesione alla Voluntary Disclosure bis deve essere presentata entro il termine ultimo del 31 luglio 2017.

Invece entro il termine del 30 settembre 2017 la domanda di Voluntary Disclosure bis può essere integrata ed entro la stessa scadenza deve essere inviata la relazione di accompagnamento nonché la documentazione giustificativa a dimostrazione della correttezza dei calcoli svolti in merito alle imposte evase e alle sanzioni da applicarsi (nella misura ridotta prevista dalla procedura).

Rispetto agli anni d’imposta che possono formare oggetto della Voluntary Disclosure bis, questi coincidono con quelli coperti dalla precedente versione e, quindi:

  • per le attività detenute in Paesi white list:

– dal 2010 in poi, per le violazioni relative ai redditi non tassati in Italia;

– dal 2009 in poi, per quelle riguardanti il monitoraggio fiscale (Quadro RW);

  • per le attività detenute in Paesi black list, che non hanno ancora stipulato alcun accordo con l’Italia per lo scambio delle informazioni fiscali, operando il raddoppio dei termini di accertamento a disposizione del Fisco:

– dal 2004 in poi, per le violazioni relative ai redditi non tassati in Italia;

– dal 2006 in poi, per quelle concernenti il monitoraggio fiscale (Quadro RW).

3 motivi per ricorrere alla Voluntary Disclosure bis

1. Non si applica il raddoppio dei termini e delle sanzioni

I contribuenti che aderiscono alla Voluntary Disclosure bis, come sopra già riportato, beneficiano della non applicazione del raddoppio dei termini per l’accertamento fiscale e della non operatività del raddoppio delle sanzioni amministrative, previsto dall’art. 12 del D.L. 78/2009, rispetto ai capitali detenuti in Paesi black list che hanno stipulato con l’Italia un accordo per lo scambio delle informazioni fiscali.

Tra i Paesi black list che dopo la prima versione della Voluntary Disclosure hanno stipulato un accordo con il Fisco italiano troviamo: le Isole del Canale, l’Isola di Man, Hong Kong, le Cayman Island, le Cook Island e Gibilterra.

2. Sono ridotte le sanzioni in materia di imposte e di monitoraggio fiscale

In caso di opzione per l’autoliquidazione di quanto dovuto al Fisco,

  • le sanzioni relative alle imposte vengono applicate nella loro misura minima prevista dalla legge, ulteriormente ridotta del 25%;
  • le sanzioni da monitoraggio fiscale (Quadro RW) vengono applicate nella misura minima e ulteriormente ridotte del 50%.

3. Non sono punibili numerosi reati

La Voluntary Disclosure bis conferma la non punibilità per i reati tributari previsti dagli artt. 2, 3, 4, 5, 10-bis e 10-ter del D.Lgs. 74/2000.

Inoltre, non sono punibili per i reati di riciclaggio e di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, di cui agli artt. 648-bis e 648-ter del codice penale, i comportamenti relativi alla gestione degli imponibili, delle imposte e delle ritenute regolarizzati con la Voluntary Disclosure bis.

Infine i contribuenti che aderiscono alla Voluntary Disclosure bis non sono punibili per il nuovo reato di autoriciclaggio, previsto dall’art. 648-ter1 del codice penale, commesso con riferimento ai reati tributari sopra indicati aventi ad oggetto i capitali coperti dalla procedura, fino alla data del versamento della prima rata o delle integrali somme dovute per la regolarizzazione.

I pericoli della mancata adesione alla Voluntary Disclosure bis

I contribuenti che detengono attività all’estero occultate dal Fisco italiano con la Voluntary Disclosure bis hanno un’ultima occasione per regolarizzare le violazioni fiscali commesse nel corso degli anni.

Con la chiusura dei termini per la presentazione della domanda l’Agenzia delle Entrate intensificherà l’utilizzo degli strumenti di scambio delle informazioni fiscali che negli ultimi anni ha implementato grazie alla collaborazione con i Paesi esteri, i quali trovano la loro legittimazione nelle seguenti fonti:

  • l’Accordo tra Italia e Stati Uniti d’America (FATCA), siglato il 10 gennaio 2014, e gli accordi stipulati con altri Stati;
  • la direttiva 2014/107/UE del Consiglio, del 9 dicembre 2014, che ha modificato la direttiva 2011/16/UE concernente lo scambio automatico obbligatorio di informazioni fiscali nell’ambito dell’Unione europea, recepita nell’ordinamento interno con l’art. 31-bis del D.P.R. n. 600/1973, il quale stabilisce che l’Amministrazione finanziaria provvede allo scambio, con le altre autorità competenti degli Stati membri dell’Unione europea, delle informazioni necessarie per assicurare il corretto accertamento delle imposte;
  • la Convenzione multilaterale tra l’OCSE e il Consiglio d’Europa, sulla reciproca assistenza amministrativa in materia fiscale, firmata a Strasburgo il 25 gennaio 1988, e modificata con il Protocollo del 27 maggio 2010, a cui ha aderito il nostro Paese;
  • l’Accordo    multilaterale    tra    i    Paesi membri dell’OCSE in materia di scambio automatico di informazioni sui conti finanziari, finalizzato ad implementare il nuovo standard unico globale per lo scambio automatico di informazioni (Common reporting standard), sottoscritto a Berlino il 29 ottobre 2014.

L’Amministrazione finanziaria italiana riceve dai Paesi stranieri le informazioni di rilevanza fiscale necessarie ad accertare i redditi prodotti all’estero dai contribuenti fiscalmente residenti in Italia e ad individuare i relativi capitali che non hanno formato oggetto di monitoraggio fiscale (Quadro RW).

In caso di mancata adesione alla Voluntary Disclosure bis, il contribuente al quale vengono contestate le irregolarità fiscali da parte dell’Agenzia delle Entrate non  può beneficiare delle suddette riduzioni sanzionatorie.

Inoltre, nelle ipotesi di capitali detenuti in Paesi black list, le sanzioni sono raddoppiate e raddoppiati sono anche i termini a disposizione del Fisco per accertare le violazioni.

In pratica, le sanzioni possono assumere considerevoli importi, vale a dire:

  • per il caso di omessa presentazione della dichiarazione in Italia, dal 120% al 240% dell’imposta evasa, che viene ulteriormente raddoppiato se si tratta di somme detenute in paradisi fiscali (diventando dal 240% al 480%);
  • dal 3% al 15% del valore degli investimenti detenuti all’estero non indicati nel Quadro RW, anche in questo caso raddoppiato se le somme o gli investimenti sono detenuti in paradisi fiscali (diventando dal 6% al 30%).

Infine, la mancata adesione alla Voluntary Disclosure bis impedisce all’interessato di beneficiare della non punibilità per i reati sopra indicati, pertanto qualora l’Agenzia delle Entrate verifichi che l’evasione sia penalmente rilevante comunica (art. 331 c.p.c.) la relativa notizia di reato all’Autorità giudiziaria che avvia un procedimento penale a carico del contribuente.

Bisogna, inoltre, stare attenti al fatto che, seppure il termine per la presentazione della domanda di Voluntary Disclosure bis scada il 31 luglio 2017, il contribuente non può più avvalersi della procedura se prima di tale data abbia avuto conoscenza formale di accessi, ispezioni, verifiche fiscali, di attività di accertamento o di procedimenti penali in merito alle violazioni che intendeva regolarizzare.

Per ulteriori informazioni e assistenza in materia di investimenti esteri non dichiarati e  Voluntary Disclosure bis scrivici all’indirizzo info@itaxa.it oppure compila il Modulo di contatto.

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Avv. Antonio Merola

Avvocato tributarista specializzatosi in Fiscalità Internazionale in Olanda presso l’International Tax Center (ITC Leiden) dell’Università di Leiden con LL.M. (Master of Laws) in International Tax Law (dopo un Master Universitario in Pianificazione Tributaria Internazionale e un Master Universitario in Diritto Tributario in Italia), Partner dello Studio ITAXA specializzato in Consulenza Fiscale Internazionale, da diversi anni si occupa di Consulenza Fiscale e Contenzioso Tributario a favore di Persone Fisiche e Società.